Si dice che immergersi nella natura possa aiutare a staccare dalla frenesia del mondo, a riprendere il respiro in momenti di difficoltà, a placare un animo in tumulto. Ed effettivamente è così. Ma cosa succede quando ci si ritrova soli in un bosco, una foresta, o comunque in un ambiente naturale quando il sole tramonta, lasciando il posto alle tenebre?
Il bosco è sempre stato visto come un simbolo, ma anche un luogo di contraddizioni. In numerosi romanzi, ma pensando anche a molte delle opere di William Shakespeare, diventa una sorta di soglia da attraversare per poter crescere. Una volta entrati, se si riesce a uscirne, saremo cambiati. Più maturi, forse. Ma sicuramente diversi da come eravamo prima.
In alcuni testi la foresta assume una sfumatura quasi idilliaca; un rifugio di fuorilegge mossi da ideali nobili, oppure un luogo magico che ci apre le porte al mondo delle fate, dove forse molti di noi si perderebbero molto volentieri - anche se, potrebbe esserci un lato più oscuro in una simile esperienza.
Nella narrativa gotica e horror, invece, le selve oscure diventano scenari perfetti per incutere paura e ricreare le suggestioni più sinistre e minacciose. Immaginiamo di essere da soli in una foresta, di notte: il fruscio del vento tra le foglie, i rumori degli animali... Ogni suono che di giorno può essere assolutamente normale e destare curiosità, con l'oscurità diventa qualcosa di più cupo. I rami degli alberi sembrano quasi artigli, magari udiamo lamenti e il vento contribuisce a creare un gioco terribile per i nostri sensi... Tutto è orientato a sgretolare le nostre certezze. Le ombre si allungano sul terreno, trasformando ciò che conosciamo in qualcosa di estraneo o incomprensibile. La natura diventa quasi surreale, non più amichevole né rassicurante; non è più un rifugio, ma è qualcosa da cui fuggire, contro cui combattere e da cui tenersi alla larga.
Selve Oscure è una raccolta di racconti gotici in cui alberi, foreste, boschi e la natura stessa non restano semplici ambientazioni, ma diventano personaggi: luoghi di smarrimento, sia fisico sia mentale, spazi liminali tra il mondo razionale e quello soprannaturale, ma anche specchi dell'anima, riflessi dei propri demoni interiori. Sono storie che intrecciano epoche, luoghi e sensibilità diversi e nelle quali ritroviamo la maestria di grandi firme del genere.
Improvvisamente le ombre si chiusero su di me e “qualcosa” emerse dal centro dell'oscurità per incontrarmi. Sarebbe abbastanza riduttivo dire che, facendo incontrare a metà strada la mia immaginazione con i fatti, una mano gelida afferrò la mia conducendomi su invisibili sentieri per le sconosciute profondità del bosco, ma in ogni caso, senza ostacoli e sempre con la consapevolezza che stavo procedendo verso l'oggetto desiderato, mi inoltrai con sicurezza nel bosco.
da Il Bosco dei Morti, di Algernon Blackwood

Amo molto il progetto editoriale di questa casa editrice e, in modo particolare, sono attratta dalla collana Ombre e creature che racchiude diversi racconti della narrativa classica, horror, gotica e weird, selezionati, di volta in volta, sulla base di un determinato tema. Dai vampiri al piccolo popolo, dalle streghe ai fantasmi, passando per gli abissi, la luna, il tempo, il sepolcro, persino i gattini, e arrivando anche agli elementi naturali, ai boschi, alle foreste, alle Selve Oscure, appunto.
In questo caso troviamo quattordici racconti di penne più o meno note, attraverso i quali possiamo avere una panoramica differente di come la tematica è stata affrontata.
Ne Il tesoro nella foresta di H. G. Wells siamo di fronte a un'avventura che vede coinvolti due personaggi che hanno tutta l'intenzione di trovare un famoso tesoro, dovendo però essere pronti ad affrontare una terribile maledizione. Più legato al concetto di Bosco come velo che nasconde entità cosmiche, è L'albero sulla collina scritto a quattro mani da D. W. Rimel e H. P. Lovecraft: quell'albero solitario in cima alla collina è reale o no?
Tra i miei preferiti ci sono sicuramente i racconti di A. Blackwood - di cui ho già avuto modo di leggere altri testi, tra cui il bellissimo I salici dove troviamo già queste atmosfere naturali spettrali in cui gli alberi sembrano diventare quasi creature pronte a schiacciare l'uomo -. Ne Il bosco dei morti incontriamo un misterioso fantasma del villaggio che si manifesta sempre prima di una morte. Si dice anche che chi entra nel bosco è destinato proprio a morire.
Ancient Lights, invece, è un racconto in cui un bosco fatato è destinato a essere abbattuto, eppure... non sembra voler arrendersi al suo fatale destino ed è pronto a perseguitare gli intrusi.
Ho amato molto anche Un sussurro nel bosco, di un autore anonimo, in cui un uomo, uno scrittore, cerca ispirazione nella brughiera di Dartmoor, ma lì scompare senza lasciare alcuna traccia. Anni dopo, il figlio, si sentirà irresistibilmente attratto da quel bosco, come guidato da un misterioso incantesimo.
Ne La donna del bosco di A. Merritt torna quel confine sottile tra immaginazione e realtà. Un reduce di guerra è convinto che ogni albero abbia la sua personalità e, quando tre uomini sembrano voler abbattere un bosco di betulle, proverà a proteggerle, rispondendo a un richiamo di dolore e rabbia. Ho trovato davvero bellissima l'idea di queste betulle simili quasi a delle donne che vogliono ribellarsi alla crudeltà umana. Ma è tutta suggestione o no?
E all'improvviso udì un suono di voci, molte voci; debole all'inizio, come un mormorio. Si fecero più forti, rapidamente; voci di donne dolci e cadenzate e, mescolate a esse, i toni più profondi delle voci degli uomini. Voci che si alzavano e si abbassavano in un canto selvaggio e gaio attraverso la cui gioia scorrevano sfumature sia di dolore che di rabbia, come se tessitori fatati stessero intrecciando nella seta tessuta di raggi di sole, fili oscuri immersi nel nero delle tombe e fili cremisi macchiati nel rosso di tramonti furiosi.
da La donna del bosco, di Abraham Merritt



Troviamo anche il tema della natura che si ribella e vuole riprendere il suo posto nel racconto Wood'stown, di A. Daudet. Qui, per costruire una città, gli esseri umani hanno sradicato un'intera foresta; eppure... quest'ultima, dalle colline circostanti continua a osservarli con risentimento, aspettando solo il momento più opportuno per vendicarsi.
Ci sono poi racconti come Il mendicante, di P. Mulot e La foresta incantata, di G. Cerfberr in cui si da più spazio a un'atmosfera quasi più fantastica: con spiriti dei boschi che sembrano prendersi gioco degli esseri umani, o incantesimi da spezzare, tra avidità e coraggio.
Non mancano, poi, storie in cui la natura diventa una sorta di predatrice, alberi che succhiano la linfa vitale degli uomini (Alberi vampiri, di I. Jasinskij), o che sembrano proprio divorare eventuali intrusi (L'albero mangia-uomini, di P. Robinson).
Molto particolare è anche Chickamauga, di A. Bierce che intreccia lo smarrimento di un bambino nel bosco con gli orrori della guerra di secessione americana.
Anche quando la foresta sembra morta, estirpata di ogni ramo, radice, e lasciata in una miserevole devastazione, sembra esserci ancora l'eco di un ricordo del passato, di un urlo che mette alla prova i nervi (Il confine del vicino, di M. R. James), o di un labile confine tra lo spettro e l'essere umano turbato dalla follia (La foresta morta, di L. Ganghofer).
La tematica del bosco, quindi, resta sicuramente una delle più affascinanti per chi vuole scrivere di orrore e mistero. Oscurità, labirinto, spazio claustrofobico, o confine tra i mondi, il bosco si rivela una della ambientazioni più suggestive: non solo suscitando qualche piccolo brivido, ma anche stimolando riflessioni sull'essere umano, sulle sue paure, le sue follie, e i suoi aspetti forse più cupi.
Non tutti i racconti mi hanno colpita allo stesso modo, ma resta una raccolta davvero valida.
Il volume è curato da La Bottega dei Traduttori, che come sempre, a mio avviso, fa un ottimo lavoro.
E ci tengo a rimarcare, ancora una volta, la cura editoriale anche nell'aspetto grafico: dalla carta della copertina che sembra riprendere quasi le caratteristiche del legno, come se avessimo un pezzo di tronco da sfiorare, alla scelta delle illustrazioni interne, tra cui spicca anche La foresta dei suicidi, di Gustave Doré, che personalmente amo moltissimo. I miei complimenti vanno sempre a Lorenzo, Antonella e alle ragazze della Bottega dei Traduttori, per l'ottimo lavoro che stanno svolgendo, regalandoci testi non solo belli da leggere, ma anche da collezionare.
Quando è stato pubblicato, era abbinato anche a un altro volume: Creature delle Selve Oscure. Naturalmente lo possiedo, quindi appena possibile lo leggerò con estrema curiosità!
Nessuno avrebbe potuto raggiungermi in una selva del genere, e sarei dovuto rimanere lì, prigioniero, fino a morire di fame; forse non mi avrebbero mai trovato, se non quando le mie ossa putride e bianche non avessero iniziato a somigliare a quelle delle altre forme scheletriche dintorno.
da Un sussurro nel bosco, di anonimo.








