Non sono madre e non credo che lo sarò mai.
Ancora oggi però c'è spesso questa convinzione che se non lo sei, ti manca qualcosa. Come se non fosse normale non volere figli, come se fosse assurdo non avere quell'aspirazione alla maternità. C'è anche un'idealizzazione del ruolo della madre: deve amare i figli, essere in un certo modo, mettersi in secondo piano rispetto a quelle creature che siamo abituati a immaginare innocenti e perfette. Ma è davvero così?
Avevi ragione, mamma, di Roberta Poggio è un libro che mi ha fatto molto riflettere su questo tema e anche sulle paure che spesso possono colpire soprattutto noi donne davanti alla maternità: da un lato quella di non essere una buona madre, dall'altro lato la paura della responsabilità di chi metti al mondo. Perché sì, sono i tuoi figli, ma non ti appartengono davvero. Hanno il loro libero arbitrio, possono prendere le loro decisioni, possono diventare persone che magari non avresti mai immaginato. E se commettessero del male? Riusciresti a guardarli con gli stessi occhi? Come conciliare l'amore con la verità?
Avevi ragione, mamma: bisogna lasciar perdere i morti, mi dicesti spaventata la sera dopo, quando ti raccontai la nostra avventura.

Elis ed Ettore sono una giovane coppia innamorata. Una sera decidono di intrufolarsi, quasi per gioco, in una Villa abbandonata, che è stata teatro, in passato, di terribili avvenimenti. Si racconta, infatti, che a Villa Penna nella Val Polcevera, siano stati uccisi i due marchesi e i loro tre figlioletti siano scomparsi nel nulla. Una maledizione che rimane, o forse solo una leggenda? Fatto sta che profanare un luogo simile forse non è proprio un'ottima idea. Lì, infatti, concepiscono un figlio. Leone. Al quale seguiranno, in pochi anni, Lupo e la piccola Diana. Tre bambini, il coronamento del loro amore, una vita tranquilla e desiderata alla quale Elis si aggrappa con forza, non volendo guardare la realtà dei fatti.
In effetti attorno a quei bambini si creano situazioni strane. Sembrano belli, perfetti, educati... eppure, pian piano iniziano a emergere fatti inconsueti, anche macabri. Si trovano animali ridotti in brandelli, si odono voci diverse provenire dalla stanza dove giocano da soli, voci a volte molto simili a versi di belve feroci. Anche all'asilo ci sono avvenimenti difficili da spiegare che sembrano coinvolgerli. O forse, a volte si preferisce solo chiudere gli occhi davanti alla verità.
Eppure c'è chi riesce a osservare la realtà. La madre di Elis vede ciò che la figlia non vuole o non riesce a riconoscere e, sempre più preoccupata, cerca di tenere distanti quei tre nipoti, di proteggere forse anche sua figlia, che non sembra capace di andare oltre il suo immenso amore per quei bambini che ha messo al mondo. Ma fino a dove può spingersi l'amore di una madre? Può davvero proteggere i suoi figli dal male? Come possono essere dei mostri quei bambini che si stringono a lei chiamandola mamma? Leone sempre abbracciato al suo peluche; Lupo che continua a tenere il dito in bocca nonostante sia cresciuto; e la piccola Diana che al sol guardarla negli occhi fa sciogliere il cuore... sono davvero esseri mostruosi? O forse la colpa è dei genitori? Forse sono loro a essere mostruosi?
Avevi ragione, mamma, è un libriccino di poche pagine, ma di un'intensità unica. Tutto è descritto come una lunga lettera che Elis scrive a sua madre. Quando ormai, forse troppo tardi, comprende che le sue parole erano vere e che forse avrebbe dovuto ascoltarla.
È molto visivo, cinematografico, quasi. Sembra quasi di vedere le immagini di un film horror, uno di quelli dove il male s'insinua lentamente in una famiglia apparentemente perfetta e ti scuote dentro. Le atmosfere sono sempre più opprimenti: le luci si spengono all'improvviso, quei bambini perfetti ti compaiono davanti schierati come un plotone di esecuzione. Zanne, pupille bianche, occhi spalancati, voci bestiali... apparizioni improvvise che destano orrore. E quella villa abbandonata dove il male continua a pulsare. E poi non manca la numerologia: quel 6 che si ripete tre volte. Vengono concepiti il 6 agosto, nascono il 6 febbraio, dopo soli 6 mesi di gravidanza. Il numero del Maligno.
È una storia che ho amato tantissimo. Una storia che desta orrore, ma fa anche riflettere appunto sulle paure della maternità qui estremizzate in una chiave horror. Un racconto perfetto per chi ama certe tematiche o vuole provare qualche brivido sulla pelle. Consiglio di leggerlo con la giusta atmosfera un po' spettrale... l'importante è stare attenti ai rumori, a quei sussurri nel buio, a quel vortice improvviso di vento, a quegli occhi pallidi... a quelle zanne sul collo.
Avevi ragione, mamma, certi amori ti entrano dentro e ti consumano tuo malgrado, non decidiamo a chi donare affetto.





