
Quando si fa poco di emozionante c'è poco da raccontare.
Effettivamente cosa dire di Agosto? Non avendo fatto vacanze, non posso raccontarvi delle mie bellissime esperienze qui e lì, del riposo osservando il mare (che poi, a me il mare d'estate mi fa stancare, altro che riposare!), quindi?
Sono rimasta perlopiù a casa, anche per colpa di alcuni malesseri fisici per cui ho preferito non muovermi troppo. Però è stato anche un modo per stare da sola con me stessa. A me la solitudine non fa paura, a volte ne ho proprio bisogno. Ho cercato di rilassarmi in mezzo al verde, concedendomi anche ore tra l'ascolto della musica dell'arpa, il leggero frescolino sotto gli alberi, e una lettura da finire. Non sono mancati i mercatini e nuovi libri accolti nella nostra casetta. È arrivata una bella notizia da una delle mie sorelle, che comunque immaginavo già, e ho letto, sì, ho letto abbastanza e sono anche molto soddisfatta. Forse meno in questi ultimi giorni in cui ho iniziato quattro libri e tre non mi stanno così prendendo. Vedremo.
Parliamo allora di libri e di un film.
Qualche anno fa un titolo mi ha subito colpita: Lucifero e la bambina. Da amante delle storie di stregoneria, non ho saputo resistere, e l'ho preso, letto e amato. Questo mi ha dato anche la possibilità di scoprire un'autrice che in molti, all'epoca, hanno definito controversa, ma che a me ha subito affascinato moltissimo: Ethel Mannin.
Quando, quest'anno, Agenzia Alcatraz ha pubblicato il secondo romanzo, ero felicissima. In parte perché potevo tornare a leggere la sua splendida penna, ma soprattutto perché toccava un tema per me di fondamentale importanza, soprattutto negli ultimi anni: la Palestina.
Ethel Mannin, infatti, era antisionista e un'attivista nettamente schierata con il popolo palestinese. La strada per Be'er Sheva è stato pubblicato nel 1963 e rappresentava una sorta di “risposta” al romanzo giudeo-sionista Exodus, di Leon Uris, una sorta di narrazione epica della fondazione dello Stato di Israele, piena di menzogne e distorsioni, ma che ebbe molto successo. Ethel, dal canto suo, voleva parlare anche dell'altra diaspora, quella palestinese. Nessuno in fino a quel momento l'aveva raccontata, facendo diventare quindi il suo lavoro il primo romanzo occidentale a narrare la Nakba e l'esodo del popolo Palestinese dal loro punto di vista.
Dopo La lettera scarlatta, torno a leggere Nathaniel Hawthorne, dunque. E La figlia di Rappaccini, pubblicato da Rebelle Edizioni in questa nuova e meravigliosa veste illustrata da Marco Calvi - un artista che personalmente adoro - mi ha colpito davvero molto. È una fiaba oscura che intreccia bellezza e veleno, amore e tossicità, purezza e arroganza, ma anche scienza e moralità. Poche pagine, ma molto dense per temi. Un volume prezioso, in cui l'arte di Marco si sposa perfettamente con le descrizioni evocative di Nathaniel, andando a far emergere la parola, a farla sbocciare come un fiore.
Agosto, mese di ferie e di vacanze per i più.
Per chi può permetterselo, si intende. Per chi ha la mente sgombra da pensieri, per chi riesce a pensare solo alla propria vita.
Mettendo da parte pensieri pieni di rabbia e tristezza per la tanta indifferenza che vedo, torno a dedicarmi alle uscite in libreria. Non ne ho selezionate tantissime, però quelle scelte le trovo tutte molto interessanti e alcune sono finite dritte nella mia - già ben lunga - lista desideri.
Ho avuto la preziosa opportunità di ascoltare dal vivo Francesca Albanese ed è stata una delle serate che mi hanno arricchito di più sia culturalmente che umanamente. Relatrice speciale ONU sulla situazione dei diritti umani nel territorio palestinese occupato, per il suo lavoro importante, è stata e continua a essere anche oggi vittima di accuse false mosse contro di lei. Un odio portato avanti dalla propaganda del governo israeliano con la complicità di molti paesi occidentali. Eppure se ci si soffermasse ad ascoltarla realmente o a leggere i suoi lavori e anche il suo ultimo libro Quando il mondo dorme, storie, parole e ferite della Palestina si comprenderebbe quanto queste accuse di antisemitismo o altro siano infondate. Francesca è una luce in questo mondo sempre più oscuro: è il riflesso di un'umanità e di un profondo senso di giustizia che molto spesso rimane nascosto dietro un muro di indifferenza che fa male.