I racconti del Grand Guignol, AA. VV.

26 ott 2026

Libri

Oggi vi porto con me a varcare la soglia di un piccolo teatro di Parigi, in cui fino ai primi anni Sessanta si mettevano in scena spettacoli macabri, truculenti e violenti. Siamo giunti alla settimana più oscura dell'anno, quindi quale consiglio migliore se non un libro capace di sollevare il sipario sull'orrore?

Allora facciamo un gioco di immaginazione e torniamo indietro nel tempo. Passeggiamo tra le strade di Parigi fino a raggiungere il quartiere di Pigalle e lì ci fermiamo davanti a una porta, sotto l'insegna: il Théâtre du Grand Guignol. Esitiamo, per un istante. Siamo assolutamente certi di voler oltrepassare quella soglia? Di essere pronti a vedere con i nostri occhi quello che il lato più marcio e folle dell'essere umano è capace di fare? Perché sì, da un lato sono semplici rappresentazioni teatrali, ma quanto si avvicinano a possibili cronache reali?

Ma che cos'era questo teatro? Prima di parlarvi del libro, voglio fare qualche piccolo passo indietro. Sedetevi comodi, lo spettacolo ha inizio.

Un piccolo teatro parigino nel malfamato quartiere di Pigalle è per certi versi il luogo di nascita del moderno genere horror e splatter, che molti di noi ancora oggi apprezzano e assaporano con gusto.

dalla nota introduttiva di Martin Schirenc


© una valigia ricca di sogni - marta.sognatrice

Fondato da Oscar Méténier e inaugurato nel 1897, il Grand Guignol era un teatro molto piccolo: poteva accogliere poco meno di 300 spettatori, creando un'esperienza ancora più immersiva. Allestito nell'ex cappella di un monastero, offriva al pubblico storie di crimini efferati e scene di violenza esplicita. All’inizio, però, il Grand Guignol non era soltanto un teatro dell’orrore: attraverso il naturalismo e la satira portava in scena le ingiustizie sociali e le ombre della Ville Lumière, le figure ai margini della società, come prostitute, criminali e i ragazzi di strada. Le opere erano brevi e spesso venivano ripetute più volte nell'arco di una serata. Trattavano soggetti e temi della vita reale: la sofferenza degli innocenti, gli infanticidi, la pazzia e la vendetta. La serata era un'altalena di drammi e commedie, regalando così al pubblico il calore di una risata a cui seguiva il gelo della morte. 

A Méténier subentra poi, nei panni di direttore, Max Maurey che decide di alzare ancora di più l'asticella dell'orrore e del macabro: volti sciolti nell'acido, mutilazioni messe ben in mostra, stupri e perversioni. Accanto ai fatti di cronaca, si attingeva anche alle fonti letterarie, abbracciando così il soprannaturale e le zone grigie del sapere scientifico, ma sempre senza perdere di vista la componente psicologica. Gli spettacoli erano abilmente messi in scena con l'aiuto di particolari effetti speciali che sembravano così realistici e crudi da provocare - a quanto si racconta - svenimenti e malori tra gli spettatori.

Gli orrori delle Guerre Mondiali uniti all'affermarsi del cinema horror (che nella sua componente splatter deve molto proprio al Grand Guignol), portarono pian piano alla chiusura del teatro. L'ultima rappresentazione si tenne il 5 gennaio del 1963. Ma il suo spirito resta. 

Anche in Italia alcune compagnie hanno raccolto questa eredità: il Teatro Circolare, fondato a Bologna nel 2013, porta in scena sia copioni originali sia spettacoli legati alla tradizione del Grand Guignol. A Milano, invece, Il Grand Guignol De Milan ne mantiene viva tutta la sua macabra atmosfera.

Il sipario, quindi, non è mai davvero calato e se oggi non possiamo più accomodarci tra le poltrone di quel teatro parigino, possiamo ritrovare le sue atmosfere macabre in alcune delle storie che ne hanno alimentato la fama, raccolte nell'antologia I racconti del Grand Guignol.

Accese un fiammifero, voleva vedere - e vide, sopra le teste ghigliottinate, un'altra testa pallida e ghignante, gli occhi immensi e selvaggi; le sue labbra si torcevano, la lingua a penzoloni guizzava: questa testa mozzata era viva.

da Figure di Cera, di André de Lorde


I racconti del Grand Guignol, riproposta in una versione riveduta e ampliata e pubblicata da Agenzia Alcatraz nella collana La biblioteca di Lovecraft, raccoglie sedici storie che attingono a entrambe le anime del teatro: da una parte opere di narrativa già esistenti adattate per il palcoscenico; dall'altra copioni portati in scena che hanno ispirato successive rielaborazioni in forma narrativa.

Tra queste pagine troviamo folli esperimenti, torture, atroci vendette, tragici equivoci e ritorni dalla tomba: un intreccio tra reale e soprannaturale che però ci spinge a una domanda, quale dei due mondi fa veramente più paura?

Sono cinque gli autori che ci accompagnano in questo viaggio nell'orrore: Maurice Renard, André De Lorde, Maurice Level, Tristan Bernard e Jean Sartène.

La raccolta si apre con un racconto di Maurice Renard: L'appuntamento. L'autore francese, noto per il suo interesse per il confine tra scienza e fantastico, affronta il tema del magnetismo. Un uomo ricorre all'ipnosi per soggiogare la moglie di un amico, di cui si è invaghito, e averla per sé almeno un giorno a settimana. Ma il suo ordine sortisce effetti inquietanti, che forse neanche la morte può sconfiggere. Il tutto è descritto come una lettera che il protagonista scrive al Procuratore della Repubblica, come un lungo flusso di coscienza che sembra condurre a un ultimo, fatale, gesto.

Seguono poi otto racconti di André de Lorde, definito dalla stampa dell'epoca Il principe del terrore; uno degli autori simbolo del Grand Guignol. Bibliotecario di giorno, di notte intingeva la sua penna in un inchiostro fatto di parole oscure. Nelle sue opere portava in scena le paure più profonde dell'animo umano, spingendosi nei territori della follia, dell'ossessione, della vendetta e della crudeltà. Questo lo ha portato a collaborare, in alcuni casi, anche con lo psicologo Alfred Binet, studioso dei disturbi di personalità. Con lui, il soprannaturale lascia spazio all'orrore umano, reale. Che fa decisamente molta più paura.

Tra i racconti presenti, tre in particolare mi hanno colpita più degli altri, lasciandomi addosso sensazioni di disgusto, paura, e disturbo.

L'infante morto racconta la storia di una crudele vendetta. Un uomo deciso a punire la moglie che se ne è andata, lasciando morire il loro bambino, la costringe, al suo ritorno, a occuparsi del piccolo. Un modo terribile per obbligarla a rivivere ogni giorno la perdita che ha provocato. Una discesa nella follia. 

Delitto in manicomio, ambientato nell'istituto psichiatrico di Saint-Léger, vicino Rouen, racconta di una ragazza di sedici anni che chiede di uscire perché ha paura di tre anziane (un'orba, una gobba e una paralitica) che sembrano tramare contro di lei. Ma né il medico né l'infermiera le credono, pensando che siano solo il frutto di allucinazioni. Ma... se, invece, la ragazza avesse ragione?

Figure di cera gioca più sulle suggestioni e gli equivoci. Un gruppo di amici, dopo aver riflettuto sulla natura della paura, fa una scommessa. Uno di loro dovrà trascorrere un'intera notte, da solo, in un museo delle cere, popolato dalle riproduzioni dei delitti più celebri. Riuscirà a non essere facile preda dell'immaginazione e della paura?




© una valigia ricca di sogni - marta.sognatrice




Di Maurice Level, autore francese apprezzato anche da Lovecraft, vengono proposti cinque racconti molto brevi, ma dai finali spiazzanti. Un tema che ricorre è sicuramente la vendetta, che si manifesta attraverso gesti di estrema violenza. I due che mi hanno sicuramente più turbata e disturbata sono Il bacio notturno, in cui un uomo con il volto sfigurato dall'acido sembra aver perdonato la moglie... ma è davvero così?

E poi c'è Il bastardo, forse la storia che mi ha trasmesso più orrore e, allo stesso tempo, tristezza. Qui siamo di fronte al tradimento di una moglie e alla scoperta da parte del marito che il bambino che credeva suo porta sul volto i tratti di un altro uomo. In lui nasce un atroce desiderio di vendetta, una rabbia cieca che finisce per abbattersi, però, sull'innocenza. 

... ha occhi che bruciano. Bisogna spegnerli.

da Delitto in manicomio, di André de Lorde

Il volume si conclude con due storie diverse tra loro: da un lato Il pugnale malese di Tristan Bernard, che ha più le caratteristiche di una sorta di giallo; dall'altro L'artiglio di Jean Sartène, un copione di un atto unico tratto da un libretto teatrale del 1921, nella traduzione di Camillo Antona-Traversi per la scena italiana. 

Il presente testo presenta un ricco apparato iconografico che comprende locandine, copertine, foto di scena, aneddoti e articoli dell'epoca, per farci immergere ancor di più tra le cupe atmosfere del teatro. La traduzione è affidata a Lucio Besana, ma possiamo trovare anche una nota introduttiva di Martin Schirenc, leader dei Pungent Stench, e una ricca postfazione di Fabrizio Foni. 

Non conoscevo la storia del teatro del Grand Guignol, ma ne sono rimasta subito affascinata. L'ho trovato un libro davvero interessante per la scelta dei racconti, ma anche per la sua realizzazione grafica. Inoltre, è stato davvero arricchente, per me, poter conoscere e approfondire meglio una realtà teatrale che ignoravo. Ecco, considerata la mia forte sensibilità, forse non avrei mai avuto il coraggio di oltrepassare quella soglia, ma... sono contenta di aver avuto l'opportunità di recuperare questo testo.

La paura, infatti, non si manifesta davanti a un pericolo certo, atteso, del quale conosciamo la forma. Si produce sotto l'effetto di certe influenze misteriose, davanti a pericoli molto vaghi, che possono verificarsi oppure no. Questa paura non è dentro di noi, ma viene precisamente da ciò che ci circonda. Ecco perché si manifesta soprattutto durante la notte, che deforma gli oggetti e dona loro un aspetto temibile e indistinto. E a questa paura, nessuno può dire di essere immune.

da Figure di Cera, di André de Lorde






© una valigia ricca di sogni - marta.sognatrice



IL LIBRO

I racconti del Grand Guignol
AA Autori Vari
Casa editrice: Agenzia Alcatraz
Traduzione di: Lucio Besana
Pagine: 304
Prezzo: 18.00€
Anno di pubblicazione: 2026
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