Mi piace molto restare ferma a guardare il mare. Il suono delle onde mi culla, lo sguardo si perdere all'orizzonte e nelle tante sfumature del blu: in quella sorta d'infinito che attrae e incute timore allo stesso tempo. Però... non so nuotare e non posso certo definirmi una figlia delle acque; provo un misto di attrazione, ma anche repulsione. E credo che sia proprio in questo contrasto il senso del mare.
Nel corso dei secoli l'essere umano ha sempre cercato di trovare risposte al mistero o a ciò che non comprende. E credo che l'acqua sia forse l'elemento più ambiguo e fondamentale per la nostra stessa essenza. È associata alla vita, alla nascita, alla maternità, ma è anche portatrice di morte e distruzione. L'acqua cerca di ripulire quel che più è malsano, per far rifiorire qualcosa di migliore. Come quando dopo un bel bagno ci sentiamo meglio, ripuliti da ogni impurità non solo fisica, ma anche mentale. Il mare è libertà, ma anche paura. Perché nei suoi abissi non sappiamo mai cosa possiamo trovare. Ed è così che entra in gioco il folklore, quel sistema di credenze che sono ancora lì, rimaste tra le pagine, o tra i ricordi, tra le voci, in un immaginario unico che continua ad affascinare ancora oggi.
E con questo pensiero mi sono addentrata tra le pagine di questo libro che mescola insieme fiabe, leggende, racconti, ma anche folklore e mitologia da diverse parti del mondo. Storie più conosciute e a noi affini, altre meno note e provenienti da realtà lontane, eppure con sfumature sorprendentemente simili.
I misteri del folklore. Mare, fiumi e laghi è il secondo volume scritto da Jacopo Silvestre con le meravigliose illustrazioni di Marga Biazzi, in arte Blackbanshee. Dopo averci trasportato tra boschi e foreste, ora ci conducono tra i misteri degli abissi.
Il mare, e le acque in generale, sono elementi da rispettare e venerare poiché senza di loro non esisterebbe la vita stessa, ma anche da temere perché sanno essere tremendamente crudeli quando tira una brutta aria.

Il libro è strutturato in tre sezioni:
Sirene, tritoni e creature acquatiche.
Serpenti marini, piovre giganti e altri mostri degli abissi.
Città sommerse, navi fantasma e altri incontri tra umani, magia e mari.
Una mappa tematica che ci trascina in un viaggio affascinante e terribile: tra creature ammalianti e pericolose, ma anche tragiche storie radicate nel nostro folklore; poi ancor più nell'oscurità tra apparenze e rapporto tra uomo e mare, fino ad arrivare alle grandi leggende di città sommerse e misteriose navi fantasma condannate a solcare i mari per l'eternità, o strane rocce che sembrano quasi apparse dal nulla.
Si inizia dalle creature che forse incarnano più di altre questo immaginario: le sirene. Partendo dalla mitologia classica, legata a Odisseo, andando poi alle mermaid nordiche, ma anche con echi dal mondo asiatico. Creature bellissime, maliziose, seducenti, che incantano con il loro magico canto, portandoti alla follia o alla perdizione, o ancora alla morte.
Se le leggende più famose (come Melusina, Tritone, le Selkie, per citarne alcune) continuano ad ammaliarmi, ho trovato storie di cui ignoravo l'esistenza e che mi hanno incuriosita, per certi versi fatta sorridere, ma anche aperto la voglia a una maggiore conoscenza del mito. Spostandoci in Giappone, ad esempio, troviamo i Ningyo definiti come dei grossi pesci dotati di una grottesca testa umana, con tanto di capelli neri e grossi denti quadrati. Non hanno un aspetto piacevole, però, a differenza delle classiche sirene: il volto, infatti, è spesso rappresentato come bestiale e scimmiesco, costantemente contratto in inquietanti smorfie. Mangiare la loro carne può farti avere l'immortalità, ma allo stesso tempo avvistarli è un segno di malaugurio, perché preannuncia un possibile nubifragio o terremoto.
Una figura più simpatica, ma allo stesso tempo terribile e dispettosa, è il Kappa. La sua statura è simile a quella di un bambino un po' rachitico e poco robusto; la pelle è verde e squamosa, le dita palmate con artigli aguzzi. Sopra la schiena porta un carapace, simile a quello delle tartarughe. La parte superiore della testa presenta una capiente conca, costantemente piena d'acqua, da cui trae la sua forza vitale. Questa creatura giapponese abita fiumi, rigagnoli, pozze e laghi e, come ad esempio le nostre Anguane, è tra quelle storie nate per intimorire i più piccini, spingendoli a non avvicinarsi a questi corsi d'acqua. Pronti ad affogare soprattutto i bambini, possono però essere anche amichevoli: se ne incontrate uno, preparate un cetriolo e donatelo loro, probabilmente potrà diventare vostro amico!



Yemọja, invece, è una delle divinità del pantheon della religione Yoruba, popolo dell'Africa occidentale, che più incarna l'archetipo della grande madre marina. Amorevole e materna, sa essere anche spietata e distruttiva. Una Dea strettamente legata al mare, ma anche alla luna, patrona delle donne e delle gravidanze. È rappresentata come una donna dalla pelle scura e dal fisico tondeggiante e pieno. I suoi lunghi capelli neri sono legati da sottili treccine. Veste abiti bianchi e azzurri, e spesso la parte alta del suo volto è coperta da un velo di perle candide.
Accanto al folklore di realtà lontane, però, non mancano storie della nostra terra. Come quella di Cola Pesce, un ragazzino che amava così profondamente il mare che un giorno decise di lasciare la terra ferma, e divenire proprio un figlio di quelle acque. Ma la sua è anche una bellissima e struggente storia di sacrificio: lì, nelle profondità del mare di Sicilia, il piccolo Nicola sorregge con il suo corpo l'isola, impedendole di sprofondare.
Bellissima e commovente, poi, è la storia di Pizzomunno e della sua Cristalda, due anime innamorate, costrette a restare lontane a causa della crudeltà e dell'invidia di creature marine. Quel faraglione bianco a Vieste è Pizzomunno che il dolore per la perdita della compagna ha trasformato in pietra. E lei, ormai maledetta figlia del mare, piange ogni giorno per lui. Una volta, ogni cento anni, potranno incontrarsi di nuovo, per stare insieme, fino all'alba. Questa leggenda è diventata anche musica, grazie all'omonima canzone dedicata da Max Gazzé.
...ogni cento anni, durante la notte del quindici agosto, Cristalda e Pizzomunno sarebbero tornati alla loro forma originaria per poter nuovamente stare insieme, almeno fino all’alba.
Tra i mostri marini che popolano le acque troviamo molte figure più note che, anche qui, appartengono a diverse leggende e mitologie di tutto il mondo: da Jormungandr, il serpente di Midgard della mitologia norrena, a Scilla e Cariddi, ma anche il Kraken e il Leviatano. Non mancano però storie diverse, come una fiaba araba dedicata a Sindbad il marinaio, ma anche l'Aspidochelone un mostro marino di dimensioni colossali facilmente scambiabile per un'isola. Simbolo di inganno della natura, di un pericolo nascosto dietro un'apparenza innocua.
Se si pensa alle città sommerse non si può non citare Atlantide, eppure esistono altre leggende che ci trasportano in queste città meravigliose nell'acqua, o negli abissi, che rischiano però da un lato di sprofondare a causa delle cattive azioni degli uomini, o di farti smarrire e perdere tempo. Resti di città sommerse che riaffiorano, ragazze dai lunghi capelli rossi che sembrano lì sospese, come fantasmi maledetti. E se di fantasmi dobbiamo parlare, non può non essere menzionato l'Olandese Volante, no?



Da amante del folklore ho molto apprezzato questa lettura: accanto a storie già note e trattate abbondantemente in libri e film, ci sono anche delle particolarità che non conoscevo. È uno di quei libri che accende una piccola scintilla, una voglia di approfondire molto di più sul tema. Una raccolta, secondo me, molto interessante e ampia sul tema scelto. Alla scrittura chiara di Jacopo Silvestre s'intrecciano le bellissime immagini di Blackbanshee, che utilizza prevalentemente tonalità del verde e dell'azzurro che richiamano perfettamente le acque. Disegni malinconici e delicati che, a mio avviso, riescono benissimo a rendere su carta le descrizioni delle tante creature, con il suo tocco tutto personale e distintivo.
Ho apprezzato anche l'aver inserito curiosità e collegamenti ad altre arti: rimandi al cinema, agli anime, alla musica e ad altre forme letterarie che arricchiscono il testo e invitano alla ricerca. La bibliografia è un valore aggiunto per chi desideri approfondire.
L'unico neo, secondo me, sono refusi sparsi nel testo (tra parole o lettere mancanti, o altre ripetute, e qualche altro piccolo dettaglio). Non compromettono la lettura, ma mi sembra onesto segnalarli.
Resta un libro perfetto per chi, come me, ama il folklore non solo italiano, ma mondiale. Ma anche per chi è un collezionista di libri illustrati che meritano per la bellezza grafica.
Ringrazio di cuore Sarah e Rebelle Edizioni per avermi proposto questo libro!





