L'isola in fondo al mare, di Margaret Mitchell

9 feb 2026

Libri

Ho scoperto questo libro per puro caso e subito si è accesa in me una voglia incontenibile di averlo. Poi ho avuto la fortuna di trovare la prima edizione italiana su vinted a 1 euro. Potevo lasciarla lì? No, esatto. 

Se dico Margaret Mitchell, tutti pensano subito a Via col vento, giusto? In effetti a lungo si è creduto che quella fosse l'unica storia che potessimo leggere uscita dalla sua penna. Questo perché l'autrice stessa aveva imposto che alla sua morte tutti i suoi scritti e le sue carte private venissero distrutti: lettere, diari, manoscritti (ivi compresa buona parte dell'originale di Via col Vento). Tutto ciò che aveva elaborato di suo pugno fu dato alle fiamme. 

Via col Vento per me è uno di quei pochi libri che oso definire un capolavoro. È un termine che, in verità, non amo molto usare. Tuttavia tra quelle pagine ho trovato tutto ciò che mi aspetto da un romanzo: una perfetta caratterizzazione dei personaggi, uno sfondo storico ben delineato, atmosfere e descrizioni che ti trascinano proprio in quel mondo, e sentimenti che sono capaci di scuoterti un po' dentro. Ho amato questo libro e mi amareggiava molto non poter leggere altro di suo. Ma... ieri ho potuto farlo. Oggi ve ne parlo.

L'isola in fondo al mare (Lost Laysen nella versione originale) è una novella che Margaret Mitchell scrisse a solo sedici anni (anzi, doveva ancora compierli!) dal 10 luglio al 6 agosto del 1916, e che donò a un suo amico dell'epoca: Henry Love Angel. Un ragazzo e poi uomo che provava dei sentimenti per lei, uno dei tanti corteggiatori di questa giovane donna che somiglia tanto a quella Rossella/Scarlett del suo prezioso lavoro. Un amore forse in parte ricambiato, ma Peg/Peggy - questo il nomignolo che usava per firmare le sue lettere - rifiutò di sposarlo. Per quale motivo? Resterà forse un vero mistero. Nonostante questo Henry Love Angel conservò per tutta la vita le lettere e questo testo scritto a mano su due quaderni a righe. Alla sua morte, suo figlio decise di presentare tutto il materiale al Road To Tara Museum, il museo che la città di Atlanta ha dedicato a Margaret Mitchell e a Via Col Vento. Ed è così che l'unico inedito dell'autrice è arrivato anche a noi, permettendoci di scorgere tra queste pagine quelle sfumature di personaggi che poi saranno riprese nel suo romanzo più famoso. 

Il volume che vi presento, pubblicato da Rizzoli nel 1996 (si trovano copie nel regno dell'usato - vinted ed ebay per fare degli esempi -), presenta un'interessante prefazione di Debra J. Freer, autorevole studiosa di Margaret Mitchell, che ci fa un po' conoscere proprio la sua storia e il suo rapporto con Henry, grazie anche all'ausilio di alcune delle lettere conservate dall'uomo e ricevute tra il 1920 e il 1922 e di alcune foto in cui vediamo i due tra i 16 e i 20 anni. Ne emerge una figura che a me ha subito ricordato un po' Rossella O'Hara, con i suoi tanti corteggiatori, il suo carattere indomito e la sua voglia di sfidare anche i tabù  della società senza farsi troppi problemi; ma anche la protagonista di questa novella, una piccola signora dai modi inafferrabili e dal profondo senso per l'onore. 

Occhi grigioazzurri... ti guardava proprio come un uomo, senza civetteria né altro. Aveva un nasino forte e diritto, e una bocca come l'arco di Cupido. Non si vedono spesso bocche così, ragazzo mio,, bocche fatte per baciare.


© una valigia ricca di sogni - marta.sognatrice


L'isola in fondo al mare è narrata dal punto di vista di Billy Duncan un uomo di mare proveniente dall'Irlanda che racconta la sua storia a un ragazzo circa una misteriosa isola nel sud del Pacifico, scomparsa in fondo al mare. Quindici anni prima era secondo di bordo del Caliban, una vecchia carretta che faceva servizio passeggeri e un po' di commercio nelle Tonga. Un lavoro infernale e pericoloso. Fino a quando a bordo dell'imbarcazione non appare lei. Una piccola signora dagli occhi grigio-azzurri, incantevole, ma allo stesso tempo ben lontana dall'immagine femminile che forse imponeva la società. Courtenay Ross, questo il suo nome, incurante del divieto della sua famiglia, aveva voglia di cercare un'avventura, qualcosa di veramente eccitante. Il suo scopo era quello di raggiungere l'isola di Laysen, per aiutare, a suo modo, come missionaria gli abitanti del luogo, indigeni e sporchi giapponesi. Corteggiata da due uomini, Billy (rude uomo di mare sempre pronto a fare a pugni) e Doug Steele (appartenente al suo mondo), sull'isola si ritroverà a dover fronteggiare anche una possibile violenza. Ma Courtenay è una donna volitiva e coraggiosa, pronta a preservare il suo onore anche a costo della sua vita.

È una storia sicuramente semplice e molto lontana dal romanzo che inizierà a scrivere diversi anni dopo, eppure già si può notare la bellezza della sua penna. Se pensiamo che poi l'abbia buttata giù a soli sedici anni! Una novella che parla di un amore non corrisposto, ma che ha anche tanti elementi in comune con Via col Vento. Come se tra quelle pagine già si respirasse l'idea di quel romanzo monumentale che ebbe un grande successo e che ancora oggi riesce a emozionarci.

Come cambiava umore in fretta! Poteva essere imperiosa, tenera come una madre, sciocca come una scolaretta, saggia della millenaria saggezza femminile o piena di vita e di entusiasmo come un ragazzino.

Come per Via col vento, però, è un libro da contestualizzare all'epoca in cui è ambientato e ai pensieri dei personaggi descritti. A mio avviso è sbagliato leggerlo con lo sguardo di oggi: durante la lettura può certamente turbare questa intolleranza e razzismo nei confronti di giapponesi e indigeni, considerati quasi come degli sporchi esseri da correggere grazie all'azione missionaria dei bianchi. Ma, come si può leggere anche nella post-fazione, bisogna andare ad analizzare quello che era l'atteggiamento del pubblico statunitense nei confronti dell'Estremo Oriente nei primi decenni del 1916. In quell'anno, se in Europa c'era la Prima Guerra Mondiale, negli Stati Uniti era sempre più accesa la fiamma del patriottismo e di conseguenza anche dell'intolleranza verso l'altro, il diverso. Le leggi sull'immigrazione erano state approvate e alcune voci della stampa cominciavano a sbandierare il “pericolo giallo”. Gli Statunitensi temevano l'imperialismo Giapponese nel Pacifico. E tutto questo, quindi, traspare tra queste pagine scritte da una ragazza di Atlanta, attraverso il rude linguaggio di uomini di mare che avevano un vero e proprio disprezzo nei confronti delle altre razze, ma anche di questa donna che aveva voglia di vivere un'avventura, e di ripulire questi sporchi giapponesi e insegnargli a non dare coltellate alla gente.

Non è mia intenzione, ovviamente, condividere certi pensieri, ma mi viene da pensare che l'abilità di uno scrittore stia anche nel presentare quella che è la realtà: se dovessi descrivere il punto di vista dei nazi-fascisti, faresti loro adottare parole di tolleranza e rispetto verso il diverso? Io non credo, anche perché sarebbe falso, non aderente alla realtà dei fatti.
A mio parere i romanzi vanno letti sempre con uno sguardo attento e amare certe letture non significa, ovviamente, condividere pensieri così terribili. 

Però sono rimasta affascinata anche qui dalla sua penna, soprattutto nelle immagini da lei create nel finale. Di cui però non posso svelarvi nulla, naturalmente.


Mentre il crepuscolo si trasformava in notte, anche la barca s'inabissava più in fretta, e con essa s'inabissavano il mio cuore, le mie speranze, la mia vita.


Non so come Margaret Mitchell avrebbe preso la pubblicazione di questi suoi scritti e, forse, ci si sente un po' intrusivi nel leggerli. Ma lo ammetto, sono felice di aver scoperto questa storia, di aver potuto leggere altro di suo.

Una curiosità, per concludere: Courtenay Ross era il nome di una cara amica di Margaret, che passava molto tempo insieme a lei e Henry Love Angel. Amavano creare spettacoli teatrali insieme ideati dall'autrice stessa, che già da piccolissima - a detta di suo fratello - scriveva storie. Anche se, come afferma anche Debre Freer, a ben guardare le foto, quella piccola signora volitiva è più aderente all'immagine di Margaret stessa. E forse, in quel Billy, uomo innamorato che sa che non potrà mai sposare quella bella donna e che, nonostante tutto, continua ad amarla, possiamo rivedere proprio Henry stesso. 





© una valigia ricca di sogni - marta.sognatrice




 


IL LIBRO

L'isola in fondo al mare
Margaret Mitchell
Casa editrice: Rizzoli
Traduzione di: Emanuela Muratori
Pagine: 128
Anno di pubblicazione: 1996
Commenti
Ancora nessun commento.

TAGS