Rimanendo fedele ai miei pensieri pubblicati nella mia ultima newsletter su substack, io continuo a vivere la vita giorno per giorno, senza anticipare nulla. Non troverete ancora nulla di natalizio qui, e probabilmente così sarà fino ad almeno l'8 Dicembre, ma ho voglia ancora di parlarvi di Halloween, restando nel periodo oscuro per eccellenza. In quell'occasione, infatti, ho fatto una lettura assolutamente perfetta, ambientata proprio in quella lunga notte: L'albero stregato, di Ray Bradbury. Noi abbiamo la prima edizione tradotta in questo modo, ma ora lo potete trovare tranquillamente nel più corretto titolo L'albero di Halloween.
Dell'autore ho già letto e amato sia il suo titolo più famoso, Fahrenheit 451, sia un altro romanzo davvero incantevole, Il popolo dell'autunno, ma anche questo libro mi ha donato una piacevolissima sensazione. Pur essendo più semplice, se così si può dire, e rivolto sicuramente a un pubblico più giovane - ma che può benissimo lasciare qualcosa anche a un lettore più adulto -.
L'albero era là.
Un albero così non lo avevano mai visto.
Sorgeva in mezzo a un grande cortile dietro quella dimora misteriosa. Era alto più di trenta metri, più dei comignoli più alti, era ben sviluppato nei rami e aveva una abbondante chioma di foglie autunnali, rosse, gialle, e marroni.
«Ma...», sussurrò Tom, «guardate! Guardate su quell'albero!»
Dall'albero pendevano migliaia di zucche di ogni forma e grossezza, in mille sfumature di giallo e di arancione.
«Un albero di zucche», suggerì uno dei ragazzi.
«No», fece Tom.
Il vento soffiava sulle cime dei rami e faceva dondolare dolcemente i frutti dai vivaci colori.
«È l'albero di Halloween» disse Tom.

In una piccola città dell'Illinois, otto ragazzi sono pronti a festeggiare Halloween. Le loro facce sono unte di cerone; indossano parrucche, vestiti, maschere volte a interpretare ciascuno un ruolo, un personaggio legato alle tradizioni, alla paura, o alla morte. Tom Skeleton, un bambino di tredici anni, fedele al suo cognome, ha le sembianze di uno scheletro. Ma tra i suoi amici possiamo trovare anche una strega, un cavernicolo, una grottesca, un accattone, una mummia, uno spettro e la morte. Eppure manca un ragazzo all'appello: Joe Pipkin. Senza di lui non può essere assolutamente Halloween!
I ragazzi si presentano alla sua porta, ma Pipkin è pallido e sembra provare dolore. Tuttavia tenta di non farlo notare e invita i suoi amici ad attenderlo alla cava, nel lembo esterno della città, dove la civiltà scompariva nel buio. Lì c'è una casa perfetta per iniziare la routine del 'dolcetto o scherzetto'!
Ad accoglierli, dopo aver bussato al battente con una faccia che ricorda Marley (sì, proprio l'amico di Scrooge del famoso Canto di Natale di Dickens), c'è una figura oscura che vuole riservare loro uno scherzo. Sul retro, però, s'innalza un albero del tutto particolare: alto più di trenta metri e decorato con migliaia di zucche intagliate a formare facce diverse. All'interno le candele emanano giochi di luci inquietanti; le fiamme vanno quasi a formare un unico, grande sorriso. Inoltre, tra le foglie autunnali emerge una figura scheletrica: si fa chiamare Sudario e si rivela ben presto una sorta di guida per far comprendere ai giovani le origini della festa di Halloween e i motivi per cui hanno scelto proprio tali figure per mascherarsi.
Quando Pipkin arriva e viene portato subito via da quella che pare la Morte stessa, i ragazzi intraprendono un vero e proprio viaggio nel passato, diretti verso la Contrada dell'Ignoto. Tenendosi alla coda - o meglio formandola proprio con i loro corpi - di un aquilone composto da frammenti di manifesti di vari circhi passati in città, gli otto giovani amici vivranno un'avventura che li spingerà indietro nel tempo. Dall'epoca dei cavernicoli, alle piramidi e mummie dell'Antico Egitto, nell'Inghilterra dei Druidi, e poi tra i Romani e i Cristiani, arrivando alla cattedrale di Notre Dame con le sue grottesche, ai raduni delle Streghe nell'epoca più buia, e ancora tra Irlanda e Messico, partecipando al cosiddetto El dia de los Muertos.
Lo scopo è quello di ritrovare il loro caro amico e aiutarlo, ma anche di comprendere appieno le varie tradizioni che si sono susseguite e il profondo mistero della vita e della morte.
«Notte e giorno. Estate e inverno, ragazzi. Tempo di semina e tempo di raccolto. La vita e la morte. Ecco cos'è Halloween. »
L'albero stregato è un bellissimo libro per ragazzi attraverso il quale Ray Bradbury invita a riflettere sulla paura della morte, su come questa fosse vissuta e percepita da popoli diversi in differenti contesti ed epoche. Il messaggio chiave è quello di imparare ad accettarla come parte integrante del ciclo della vita. È una storia che parla di ricordi, di fantasmi, ma anche di amicizia e solidarietà. Solo uniti, infatti, i ragazzi potranno affrontare le varie tappe del viaggio, i pericoli, fino al gesto più importante e forte per salvare la vita del giovane Pipkin.
Secondo me Bradbury omaggiando Dickens ci propone una sorta di Canto di Halloween. O almeno a me ha dato questa idea durante la lettura. Sudario diventa un Fantasma del passato che spinge dei ragazzi a comprendere il vero valore della vigilia di Ognissanti e il legame tra Vita e Morte. È un viaggio che li porterà a crescere e forse, perché no, a vivere con più concretezza e passione la vita, ricordando di avere rispetto per chi non c'è più, proprio come è successo in passato e come continua ad accadere ancora oggi. Perché Halloween non è una mera festa commerciale, un elogio al male, ma un momento da condividere, una notte in cui forse si può riflettere maggiormente sul ciclo della vita, sulla perdita, sui ricordi che restano, dando anche valore alla figura di cui si sceglie di indossare le vesti.
Rispetto agli altri romanzi che ho letto, forse è una lettura più breve e meno complessa, ma l'ho trovata davvero piacevole e permane quella prosa poetica che avevo riscontrato anche altrove. Mi ha accompagnato in quei momenti in cui il velo tra i mondi si assottiglia. Oltretutto è davvero una bellissima storia di amicizia, per chi cerca nei libri tale tematica.





