A volte capita di sentirsi rotti, o forse smarriti, o ancora... mai ritrovati. Sono sensazioni che possiamo provare in più occasioni nel corso della vita, ma che assumono una forza maggiore durante l'adolescenza. È il periodo in cui gli adulti possono apparire incomprensibili, lontani, in cui si entra più facilmente in conflitto con i propri genitori.
Eppure, anche da adulti questa sensazione non svanisce del tutto.
Quando ho iniziato a leggere questo libro, mi sentivo un po' spezzata dentro. Rotta, in un certo senso. Come se avvertissi delle crepe. E in quei momenti le emozioni si amplificano: provi una rabbia così intensa da non riuscire a controllarla, o ancora una tristezza che opprime. Il rischio è soffocare e poi perdersi del tutto, se non si prova ad attraversare il proprio dolore, quella ferocia che ti azzanna dentro, come un cane selvatico che mostra i denti, ed è pronto a morderti se solo ti avvicini. Forse questo libro è stato un po' una carezza in un momento no.
Nel suo precedente romanzo, La Borda, Alessia Rossi aveva affrontato il tema della paura, del potere delle storie che a volte possono far vedere realtà distorte, ma anche della difficoltà nel credere in sé stessi e che porta un po' a chiudersi nel proprio mondo, allontanando persino chi ci vuole bene.
In Ultimo giro di trottola, pubblicato di recente sempre nella collana I notturni di Edizioni Piuma, porta al centro il concetto di rabbia. Quella feroce, che spesso ci spinge a odiare il mondo e a non vedere, invece, la verità. Perché alle volte si cerca di seppellire nella sabbia certi ricordi, di idealizzare troppo il passato o una persona, a scegliere di non vedere momenti, parole o azioni che ancora sono capaci di ferire.
Devi avere qualcosa di rotto.

Clara ha quattordici anni ed è una ragazza piena di rabbia. Incolpa sua madre Rossella per questa sensazione: un giorno l'ha portata via con sé nel suo paese natale, separandosi dal marito, e allontanandola così non solo dagli affetti, ma anche da una grande città dove aveva tutto e dove si sentiva a casa.
In quel posto piccolo, spento, e così lontano da casa sua, Clara non riesce a sentirsi a proprio agio. Vuole tornare indietro, a quel passato che ricorda felice, a quella vita che la faceva stare bene.
Durante un mercatino dell'antiquariato, nota l'accesso a un rifugio antiaereo su cui spicca un cartello storto con una scritta insolita: “Oggetti rotti, smarriti, e mai ritrovati”. Sembra una sorta di cantina piena di polvere dove sono raccolte una serie di cianfrusaglie apparentemente prive di senso e nell'aria aleggia un pungente odore di muffa. Lì, in mezzo a tutti quegli oggetti, compare un uomo anziano con una giacca grigia e smunta e un cappello troppo grande per la sua testa. La guarda, sembra osservarla in profondità e accorgersi che effettivamente in lei ci sia qualcosa di rotto.
Le fa dono di una trottola di legno scuro, liscia e con una punta d'acciaio, perché lei ha proprio bisogno di ritrovarsi.
È un incontro strano, misterioso, che però stuzzica in lei anche una sorta di curiosità. A cosa serve quella trottola?
Clara, da sola, nella sua stanza inizia a farla girare.
Un giro, poi un altro.
Arrivano dei flash: ricordi che profumano di mare, di tennis - lo sport condiviso con suo padre -, di momenti vissuti con quell'uomo da lei tanto idealizzato e che ora è troppo distante. Con quel piccolo oggetto di legno, Clara può tornare indietro. Ma c'è una regola...
Ogni giro ha un prezzo, ma non sarai tu a sceglierlo.
Clara non riesce più a fermarsi. Se ogni giro le permette di rivivere ciò che ha perduto, perché dovrebbe smettere? A ricordi luminosi, però, lentamente si affiancano quelli che aveva nascosto più in profondità. Verità che fanno male, frammenti che incrinano un'immagine perfetta del passato.
E un'ombra prende sempre più forma. Un'ombra che la segue, la osserva e che non sembra poi così diversa da... lei. Che cosa sta succedendo? Che cosa fare quando qualcuno identico a te inizia a compiere atti che tu hai solo pensato guidato da una rabbia accecante? Quando la parte più oscura di te smette di essere solo un pensiero?
Due sono le strade: affrontare l'ombra o lasciarle prendere il tuo posto.
Il romanzo è narrato dal punto di vista di Clara, che sembra rivolgersi costantemente a chi legge. È come se stesse scrivendo una sorta di diario, un racconto per attraversare il buio e magari donare una luce nuova a quanto vissuto. Una scelta perfettamente in linea con lo spirito della collana editoriale, I notturni, “dedicati a chi ha paura del buio, ma cerca una luce nella notte”.
Alessia scrive benissimo e, con grande sensibilità, affronta temi anche molto importanti. Non solo ci fa immergere nella storia, ma soprattutto nelle emozioni della sua protagonista, nelle quali un adolescente, ma perché no, anche un adulto può ritrovarsi. Dietro una storia solo apparentemente semplice si svelano tematiche molto più profonde: il senso di ingiustizia, la solitudine, lo smarrimento di chi fatica a trovare il proprio posto in un contesto diverso, il peso dei ricordi e il desiderio - spesso sbagliato - di aggrapparsi a un passato che sembrava felice, ma che forse era troppo idealizzato. E ancora la difficoltà di riconoscere e gestire emozioni come la rabbia, senza lasciarsi dominare da esse, o di accettare che le persone che amiamo non siano poi così perfette.
Siamo due solitudini chiuse a chiave, ognuna nella propria stanza, in cerca di qualcuno da incolpare.
È una storia di ombre, ma anche di solitudini. Quelle di una madre e di una figlia che sembrano non riuscire a trovarsi, quando forse, dovrebbero solo riuscire a parlarsi a cuore aperto.
E dietro quell'ombra forse si nasconde anche la nostra parte più oscura. Quella che tendiamo a nascondere, che cerchiamo sempre un po' di dominare, per non lasciare emergere una mostruosità capace di ferire l'altro, di chiudere porte e rapporti, di umiliare. Perché sì, certe emozioni vanno vissute, ma anche capite e affrontate, prima che prendano il sopravvento.
L'orrore non è il mostro.
L'orrore è che il mostro mi somiglia troppo.
Il mostro sono io.
Anche in questo caso, come per La Borda, le illustrazioni sono affidate ad Alida Pintus che utilizzando solo il bianco e il nero riesce a trasmettere le sensazioni e le emozioni di Clara, dando una forma grafica alle parole di Alessia.



La storia di Clara può, forse, aiutarci a capire quanto non sia sbagliato provare certe emozioni, anche quelle più scomode, perché fanno parte della nostra fragilità umana. Ma allo stesso tempo è essenziale fermarsi a comprenderle, prima che siano loro a prendere il controllo. La trottola aiuta a ripensare al passato, a far affiorare certe crepe, ma sta a noi provare a riempirle di una nuove luce. Come quei vasi rotti che i giapponesi cercano di recuperare con l'oro, dando loro una nuova vita. Il passato o le verità sepolte possono far male, ma si può tornare a rifiorire, vivendo il presente e donando anche nuove possibilità agli altri, a sé stessi.
O almeno provare.
Ho amato molto questo libro, e secondo me può essere una bellissima lettura non solo per i ragazzi, ma anche per gli adulti, che certe crepe le sentono ancora.





