Ho sempre trovato la guerra una crudele e assurda follia. E, anche oggi, che il mondo sembra essere scosso da continui conflitti che si fanno sempre più estesi, continuo a chiedermi come possano essere felici le persone, come possano trovare un senso in questo orrore. In molti parlano di esportare la democrazia in aree incivili del mondo. Io credo solo che sia il gioco spietato di potenti assetati di potere e terre, che vedono il mondo come una scacchiera sulla quale muovere vite umane, trasformando gli innocenti in vittime sacrificali di un conflitto che non li riguarda. Ecco perché sposo le parole di Romain Rolland che, avendo vissuto l'orrore della Prima guerra mondiale, ha cercato sempre di alzare la sua voce contro questa ingiustizia, questa lotta fratricida europea che è solo un delitto, una vergogna. Rolland, premio Nobel per la Letteratura nel 1915, ha sempre cercato di combattere contro l'ideologia della guerra e di inviare le sue parole soprattutto verso quei popoli inconsapevoli che hanno imparato a odiare attraverso la menzogna.
Riflessioni che appartengono al passato, ma che purtroppo sono specchio anche della nostra società attuale.
Il est si commode de hair sans comprendre.
È così facile odiare, quando non si comprende.
Queste sue parole che sono riprese nella post-fazione del libro di cui vi propongo oggi le mie riflessioni, scritta da Stefan Zweig, mi hanno molto colpita. È un pensiero che condivido totalmente e che purtroppo collegherei anche alla nostra realtà. I potenti cercano di farci sempre odiare il nemico, e molto spesso le persone non riescono a scorgere oltre. No, non è e non potrà mai essere la guerra la soluzione. Non è così che si esporta la democrazia. Non è così che si libera un popolo. Non è così che si fa giustizia.
Ho scoperto Pierre e Luce grazie a una piccola casa editrice che sta pubblicando molti titoli davvero interessanti: Storie Effimere. Mi aveva colpito molto per la trama e devo dire che se devo leggere storie d'amore, è proprio così che vorrei trovarne. Zweig descrive questa novella come “un tenero idillio d'amore, dipinto cone le tinte delicate di un acquerello”, capace di “lenire il suo dolore in un bel sogno”. E credo che non ci siano parole migliori per raccontarlo.
Attraverso gli occhi di lui, lei entrò nel suo cuore, vi entrò completamente; e le porte si chiusero. I rumori esterni tacquero. Silenzio. Pace. Lei era lì.

Siamo nella Parigi del 1918 scossa dalla Prima Guerra Mondiale. Pierre ha solo diciotto anni, è un adolescente appartenente a una famiglia borghese, terribilmente scosso dall'idea che entro sei mesi dovrà anche lui arruolarsi per una guerra di cui non comprende il senso. Attraverso le riflessioni del suo protagonista, Rolland sembra proprio lasciar emergere le sue credenze pacifiste, l'assurdità di un conflitto capace solo di creare dolori, di spegnere speranze, sogni, illusioni. Le vite dei giovani diventano carne da macello, semplici pedine in un gioco mortale, consumate da una guerra che non capiscono e che non hanno scelto. Pierre ricorda un po' un novello Amleto, nei suoi molti turbamenti, nelle domande a cui non sa trovare risposta. Ma, un giorno, mentre si trova in metro scorge lo sguardo di una ragazza. Un incontro fugace, un tocco delicato, che però accende in entrambi una passione nuova, un amore intenso.
Lei è Luce, una ragazza più povera, che vive sola con una madre con la quale ha una sorta di conflitto. Luce cerca di guadagnare qualcosa con i suoi disegni, anche se non sempre la sua arte viene apprezzata. Luce ama la vita, vuole solo vivere e trovare un po' di felicità in quel mondo assurdo.
Quando Pierre e Luce passano delle ore insieme i rumori della guerra sembrano spegnersi. Non ci sono più l'orrore, le bombe, i pensieri intrusivi. In quegli istanti anche la paura del futuro sembra placarsi. Ci sono solo lui e lei e quel loro amore delicato, fatto di piccoli gesti, di tante parole, di sogni condivisi. Sono come due piccoli sognatori che sembrano vivere sospesi in una sorta di loro mondo, lontano dalla spietatezza di una guerra in cui non vogliono credere. Il loro amore è un simbolo di luce, speranza e umanità in mezzo al caos e alla violenza. Pierre, che fino a quel momento si era sempre interrogato sul senso della vita, ora trova un vero e proprio senso in lei. E quel domani che sembra essere morto nel cuore di tanti, sembra risorgere in quello dei due giovani amanti.
... l'amore era nato sotto l'ala della morte.
Eppure accanto alla tenerezza dei loro sentimenti, permane sempre un senso di malinconia e angoscia, fino ad arrivare a un finale che non può non commuovere e far riflettere ancora di più proprio sull'assurdità e la follia di quell'inutile conflitto (che poi è reale, Pierre e Luce sono solo il simbolo di tanti altri giovani che hanno amato e sofferto in quel terribile periodo di guerra, o in tante altre occasioni in cui l'uomo sa solo seminare orrore e violenza).
La scrittura di Romain Rolland mi ha ammaliata sin dalle prime pagine, è poetica, lirica, e c'è una certa profondità psicologica nell'analizzare i pensieri dei personaggi. Sembra davvero delineare tutto con un tocco delicato del pennello, sfumature luminose su uno sfondo nero, di tenebra.
Se dovessi consigliare una storia d'amore da leggere, sarebbe proprio questa. Che poi non è solo una semplice storia d'amore, anzi. Quando l'amore si accompagna anche alla tragedia riesce a emozionarmi molto di più di tante altre narrazioni che toccano questo tema in maniera molto più vuota e stereotipata.
Romain Rolland forse non è un nome sconosciuto avendo anche vinto un premio Nobel, ma ammetto che per me è stato il primo approccio alla sua scrittura e l'ho amata.
Anche se non l'avrebbe più rivista, sapeva che esisteva, lei esisteva ed era il nido. Nell'uragano, un porto. Un faro nella notte. Stella Maris, Amor. Amore, prega per noi, nell'ora della morte.





