
Ho passato tutta la mia vita a riflettere sul genocidio più conosciuto: quello che ti insegnano sin dalle elementari, con progetti, visioni di film, lettura di libri. Sono cresciuta così, e non ho mai smesso di diffondere le voci dei salvati e quelle dei sommersi che qualcosa ci hanno comunque lasciato prima di essere uccisi impietosamente nei lager nazisti. Eppure, crescendo mi sono resa conto di quanta Storia sia rimasta nella polvere, di quanto poco si parli degli altri genocidi. Forse perché prima di quello ebraico, non si è mai davvero usato quel termine. Tuttavia, i nazisti presero esempio da due importanti massacri di massa: quello dei nativi americani, e... quello Armeno, compiuto solo pochi anni prima.
Negli ultimi anni sto cercando di recuperare testi sul tema e oggi voglio ricordarlo con un libricino piccolo quanto potente, che fa male, davvero troppo male, ma è un dolore che dovremmo sentire, per continuare a restare umani.
Alfabeto dei piccoli armeni di Sonya Orfalian è un testo che ha uno scopo ben preciso: raccogliere l'eco di voci lontane della diaspora armena, quei sussurri quasi impercettibili, di quelli che erano solo dei bambini all'epoca dei terribili fatti (tra il 1915 e il 1922). Tratteggia così il disegno di una tragedia collettiva.