Quella che voglio presentarvi oggi è una realtà editoriale che ho conosciuto di recente, soprattutto grazie al mio interesse per la causa Palestinese. Per ora ho letto solo un titolo, che però ritengo tra i più bei romanzi sul tema: Il libro della scomparsa di Ibtisam Azem. Ho anche avuto l'opportunità di ascoltare l'autrice lo scorso anno. In quest'ultima edizione del Salone del libro, invece, sono riuscita a partecipare alla presentazione di Storia di Gaza, di Jean-Pierre Filiu, un titolo che vorrei tanto recuperare appena possibile.
Di Hopefulmonster editore ne abbiamo parlato con Giulia Lopopolo, che ringraziamo per il tempo che ci ha concesso!
Chi siete e cosa vi caratterizza e vi distingue dagli altri?
Siamo hopefulmonster editore, una realtà indipendente che affonda le sue radici a Firenze nel 1986 e che ha vissuto una cruciale rinascita a Torino nel 2021. Il nostro obiettivo è dare voce a figure non ancora pienamente svelate al pubblico italiano, capaci di interpretare la contemporaneità attraverso lenti inedite.
L’anima della casa editrice si muove su due binari paralleli ma dialoganti: il mondo dell’arte e la narrativa contemporanea. Il nostro fulcro è uno sguardo curioso, analitico e mai scontato sul presente. Scegliamo di pubblicare pochi titoli all’anno per poter dedicare a ciascun progetto una cura molto attenta, da artigiano, quasi maniacale; in redazione scherziamo spesso su questa nostra ostinazione, ma è l’unico modo in cui vogliamo concepire l’editoria. Ci addentriamo in territori complessi, spesso marcatamente politici: penso a Storia di Gaza dello storico Jean-Pierre Filiu – un progetto fortemente voluto e di drammatica urgenza in Italia – o a titoli come Flower Power della giornalista Ilaria Maria Sala e Botanica dell’Impero della professoressa Banu Subramaniam, titoli che invitano a riconsiderare, da prospettive nuove, originali, a volte anticonformiste, il rapporto con ciò che ci circonda.
Ammirazione, Orgoglio e Sogno.
Qualcosa di altre case editrici che ammirate e/o che avreste voluto fare voi.
Può sembrare una risposta scontata, ma la nostra più profonda ammirazione va a tutte quelle case editrici indipendenti che scelgono di non allinearsi alle logiche del mainstream e dei grandi colossi editoriali, ma tentano di perseguire e cogliere ancora la qualità e la forza della scrittura. Realtà che difendono la propria visione con rigore e passione. Penso, ad esempio, ai progetti di case editrici come TerraRossa Edizioni, a SuiGeneris o Le Plurali, o a tanti altri colleghi che, come noi, investono tempo e anima sui singoli testi. Ciò che ci unisce e che ammiro profondamente è questa comune tenacia: una resilienza culturale che mette al centro il valore del libro.
Qualcosa di cui siete particolarmente orgogliosi.
Siamo orgogliosi di dare vita a progetti di nicchia ma dalla straordinaria densità intellettuale e umana. Penso alla voce di Alaa Abd El-Fattah e al suo volume Non siete stati ancora sconfitti. Alaa è stato uno dei simboli di piazza Tahrir in Egitto, un baluardo contro le violazioni dei diritti umani. Nel 2021 sono stati raccolti i suoi scritti in un libro che abbiamo tradotto con la speranza non solo di farlo conoscere ai lettori italiani, ma anche di contribuire in qualche modo alla pressione internazionale per la sua scarcerazione. La sua recente liberazione ci ha profondamente commossi: sono queste le gratificazioni che danno un senso profondo al nostro lavoro.
Allo stesso modo, l’orgoglio si accende quando vediamo la presentazione di un testo complesso come Storia di Gaza gremita di persone: lettori autentici, mossi da un reale bisogno di comprensione e approfondimento delle vicende storiche e sociali, e non da un vacuo interesse passeggero.
Il Sogno nel cassetto.
Continuare a intercettare voci della medesima statura letteraria ed etica. Penso in particolare al mio libro preferito della casa editrice: Il libro della scomparsa della scrittrice e giornalista palestinese Ibtisam Azem. Il nostro sogno è scovare narrazioni necessarie, capaci di scuoterci, di insegnarci qualcosa e di depositarsi a lungo nella coscienza di chi legge.
Pro e contro di questo Salone 2026
Per noi è stata un’edizione sorprendente, forse una delle migliori. Abbiamo raccolto i frutti di un percorso: i lettori che ci avevano scoperti quasi per caso nelle edizioni precedenti, lasciandosi incuriosire dal flusso del Salone, sono tornati a cercarci, confermando la fiducia nei nostri libri. Quest’anno in particolare è stata un’esperienza di grande arricchimento reciproco. Da due anni proponiamo all’interno dello stand un nostro “salotto letterario” ed è stato straordinario vedere lo spazio animarsi spontaneamente, diventando un luogo di sosta, di dialogo aperto e di scambio orizzontale tra gli autori, il pubblico e la redazione stessa.
Se devo riscontrare una nota dolente, il mio pensiero va all’accessibilità dell’evento per il pubblico. Quest’anno il costo del biglietto d’ingresso è stato particolarmente gravoso e l’introduzione di incontri a pagamento rischia di allontanare una grande fascia di lettori. Credo che la cultura debba sforzarsi di rimanere il più inclusiva e accessibile possibile.






