Zofloya o il Moro, di Charlotte Dacre

24 giu 2026

Libri

Fino a che punto sei disposto a spingerti per soddisfare il tuo desiderio? 

È forse questa la domanda che meglio riassume Zofloya o il Moro, romanzo gotico di Charlotte Dacre che esplora il lato più oscuro della passione umana e le conseguenze del perseguire un'ossessione distruttiva.

Pubblicato nel 1806 sotto lo pseudonimo di Rosa Matilda (ispirato al nome della donna demoniaca de Il monaco di Matthew Gregory Lewis), e inizialmente apparso in tre parti, il romanzo rompe gli schemi della narrativa gotica tradizionale che vede le figure femminili come eroine virtuose dedite ad amori quasi spirituali. Dacre, infatti, pone in scena un'antieroina oscura, che manipola, seduce e domina, e mai subisce passivamente il volere dell'altro. All'epoca l'opera suscitò scandalo per i suoi contenuti, ma fu ammirata da personalità come Percy Bysshe Shelley e Lord Byron.

Un'altra delle meravigliose scoperte letterarie degli ultimi anni, pubblicata da Storie Effimere, una piccola realtà editoriale che riporta alla luce classici dimenticati che meritano una maggiore considerazione.


Il cuore di Vittoria era estraneo a ogni moto generoso, nobile o elevato. Ambizione, egoismo, ribellione e tumulto erano parte integrante del suo essere.


© una valigia ricca di sogni - marta.sognatrice

Siamo nella Venezia di fine Quattrocento, una città labirintica e opaca dove, dietro al silenzio dei canali e allo sfarzo dei palazzi aristocratici, si annidano ombre, intrighi, violenza e oscuri desideri. Una città di maschere e identità frammentate, di vizi e perdizione. Venezia appare splendida e decadente allo stesso tempo: luogo di ambizioni politiche, spionaggio e denunce segrete ed esecuzioni spesso invisibili. Il veleno e il pugnale erano ricorsi abituali per vendicare un'offesa, per conseguire uno scopo o per soddisfare un desiderio altrimenti irraggiungibile. 

In questo contesto si svolgono le vicende che ruotano soprattutto attorno a una ragazza, Vittoria, figlia ribelle e superba del Marchese Loredan e di sua moglie Laurina. Charlotte Dacre ci fa accedere subito nel palazzo dei Loredan mentre è in corso la festa di compleanno della ragazza. Qui, tra il lusso e lo sfarzo, giunge un personaggio destinato a sconvolgere quella famiglia apparentemente felice: il conte Ardolph, una figura che ispira da subito ammirazione e rispetto, sebbene dietro quella maschera si nasconda un uomo insensibile, pronto a intromettersi nella felicità dell'amore coniugale.

La sua preda è proprio Laurina, una moglie e madre fino a quel momento rispettabile, che cade nella sua trappola e abbandona non solo il marito, ma soprattutto i figli, provocando così il primo vero passo verso la corruzione di Vittoria che, privata della guida materna, coltiva una feroce vendetta lasciandosi andare ai suoi istinti più oscuri.

È qui che sorge, però, un altro dubbio, un'altra questione importante che permea tutte le pagine di questo sovversivo romanzo: se la madre non l'avesse abbandonata, Vittoria sarebbe sprofondata ugualmente nell'abisso, in quel vortice di desiderio e dannazione? Oppure quel lato oscuro era già radicato in lei? Del resto, sin dall'inizio, Dacre la descrive come una ragazza superba e altezzosa, indipendente, insensibile ai rimproveri, vendicativa e incline alla crudeltà.  
L'autrice gioca molto su questa ambiguità: da un lato, con la sua voce onnisciente, sembra rivolgere delle critiche alla mancanza di educazione, ai vizi, e alla società patriarcale dell'epoca; dall'altro lato, però, c'è una certa fascinazione verso queste donne - ne incontreremo, infatti, delle altre nel corso della storia - che non rispondono al modello dei personaggi femminili romantici.

Non siamo davanti a figure angelicate, docili e sottomesse, anzi. Le sue protagoniste, e in questo caso Vittoria, sono dotate di un'energia magnetica e acquisiscono quasi quelle caratteristiche peculiari che fino a quel momento erano associate solo agli uomini. Vittoria e Maddalena (altra donna che troveremo tra queste pagine) cercano il potere, la vendetta e anche il dominio sessuale. Le loro azioni si sposano perfettamente con il concetto del sublime gotico: possono destare orrore, ma allo stesso tempo si prova una sorta di attrazione. 


Le passioni più selvagge dominavano il suo petto; e per appagarle, possedeva un'anima implacabile, che non avrebbe esitato a spingersi fino al più tenebroso dei delitti.


È una lettura che parte lentamente e ha bisogno del suo tempo per decollare. Quando finalmente entra in scena Zofloya, il personaggio che dà il titolo al romanzo, ci si ritrova totalmente immersi nella trama e diventa difficile abbandonare il libro. Il Moro potrebbe sembrare una figura marginale, ma la sua presenza si fa sempre più significativa nel destino di Vittoria. Compare nei sogni e si materializza nei momenti di disperazione, offrendole un possibile alleato per la sua sete di potere e vendetta. Ma Zofloya è una sorta di demone tentatore esterno o forse è lo specchio degli impulsi repressi di Vittoria? 

Zofloya incarna anche quelle che erano le fobie del tempo: questa paura per il diverso, per qualcuno considerato inferiore che però potrebbe avere un potere più grande, e c'è il tabù dell'attrazione di una donna bianca per un servo nero, che viene descritto come maestoso, bellissimo, intelligente.

L'ambientazione scelta e la figura del Moro mi hanno fatto subito pensare all'Otello di William Shakespeare, anche se poi le trame e i personaggi seguono percorsi diversi. Otello, infatti, si lascia ingannare dalle bugie di Iago, che va ad avvelenare un uomo fino a quel momento nobile. In Zofloya, invece, i rapporti assumono contorni più ambigui e inquietanti.  

Un altro romanzo che mi è venuto in mente durante la lettura è stato Magia Nera di Marjorie Bowen: in questo caso tutto è orientato verso l'ambizione che spinge i personaggi a far di tutto per raggiungere il proprio scopo, più che sugli impulsi sessuali e sui desideri.

Nonostante lo stile della Bowen mi abbia incantata maggiormente, ho adorato la scelta di Dacre nel descrivere i mutamenti della natura e dei paesaggi a seconda dello stato emotivo di Vittoria. Gli aspri paesaggi degli Appennini, l'altro spazio in cui è ambientata questa storia, diventano una sorta di liberazione dei freni inibitori. Mentre Vittoria crolla sempre di più nella violenza, gli elementi naturali si scatenano e l'ambiente si fa sempre più selvaggio e claustrofobico.

Tra tali catastrofi naturali, Zofloya si ergeva dinanzi a lei, le braccia conserte e l'aria maestosa. L'ambiente gli era congeniale, e Vittoria comprese di non averlo mai visto così, nel suo dominio.

Charlotte Dacre ci trascina in questa discesa negli abissi della natura umana, con un romanzo che ammalia per la sua forza sovversiva, per la sua rottura con gli schemi, per la scelta coraggiosa di andare ad analizzare quello che è il desiderio femminile in un'epoca in cui saresti stata ritenuta anche pazza. 

A restare impresse sono sicuramente le donne, Vittoria su tutte, lontane dalle eroine idealizzate, ingenue e passive. Non vogliono redimere il cattivo di turno né attendere di essere salvate. Vittoria resta sempre fedele a sé stessa, e forse è proprio per questo che suscita orrore, ma allo stesso tempo una sorta di fascinazione.

Il romanzo è stato collegato anche a Il monaco di Lewis e I misteri di Udolpho di Ann Radcliffe. Due letture che voglio fare al più presto, sempre con un gruppo di lettura che sto seguendo (cercate @corbieclook su instagram per saperne di più).


Questo è il terzo libro che leggo pubblicato da Storie Effimere e confermo quello che già pensavo: è una piccola realtà che merita davvero attenzione, non solo perché orientata alla riscoperta di nomi poco sconosciuti o in qualche modo dimenticati, ma anche perché mi sembra che ci sia davvero una grande cura dietro: sia nella ricerca, ma anche nelle traduzioni e nell'aggiunta di note che possono aiutare a comprendere ancora di più il testo che leggiamo. Sono davvero felice di averla scoperta e non vedo l'ora di leggere altro.

IL LIBRO

Zofloya o il Moro
Charlotte Dacre
Casa editrice: Storie Effimere
Traduzione di: Silvia Amalia Di Cocco
Pagine: 352
Prezzo: 15.00€
Anno di pubblicazione: 2025
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