Malefiche. Storia della caccia alle streghe in Italia, di Giovanna Potenza

10 giu 2026

Libri

Ha ancora senso leggere romanzi e saggi sulla Stregoneria?
A mio avviso sì, anzi, lo ritengo fondamentale. Non solo per il mio immenso amore per il tema, ma anche perché sono convinta che, purtroppo, questa pratica di addossare ogni male a un capro espiatorio non sia mai davvero finita. Lo vediamo quando si sceglie di attaccare il diverso per i problemi del nostro Paese, quando si detta legge sul corpo femminile, quando l'uomo vuole gettare nel silenzio le voci delle donne. Crediamo davvero che la misoginia e il sessismo siano fermi al passato? No, vero?
Ecco perché leggere testi simili ci aiuta non solo a comprendere la Storia, ma anche a riflettere sul presente. E poi, sono dell'idea che sia importante recuperare queste voci soffocate, questi corpi martoriati, queste storie molto spesso sepolte e distorte. Giovanna Potenza cerca proprio di farlo nel suo interessante saggio Malefiche. Storia della caccia alle streghe in Italia: un viaggio storico dal Trecento al Settecento (con alcune riflessioni anche sull'immagine della Strega tra Ottocento e Novecento), attraverso processi, documenti d'archivio e atti inquisitoriali, per restituirci un fenomeno troppo spesso semplificato.


L'immagine della strega non nacque soltanto da una costruzione teologica, ma si alimenta di paure collettive e fratture sociali, diventando il volto riconoscibile di tensioni altrimenti senza nome. In quel corpo femminile fragile e sospetto, la comunità proiettò il disordine del proprio tempo: fame, malattie, insicurezze religiose e discordie politiche. La caccia alle streghe divenne così lo strumento con cui la società cercò di dare un senso a ciò che non sapeva spiegare e l'autorità tentò di ristabilire un ordine imponendolo con il fuoco purificatore.



© una valigia ricca di sogni - marta.sognatrice

Quando si pensa ai processi di stregoneria la mente corre subito ad altri paesi Europei (Inghilterra, Francia, Germania) o si sposta oltreoceano verso la celebre Salem. Eppure anche l'Italia fu attraversata da questa ondata di terrore, anche se con caratteristiche tutte sue. 
La persecuzione italiana assunse forme differenti a seconda dei diversi contesti regionali. Nelle aree alpine e prealpine (Val D'Aosta, Piemonte, Lombardia, Trentino e Friuli) la repressione fu severa e per certi aspetti paragonabile a quella dell'Europa Centrale. Al centro esisteva, almeno inizialmente, una sorta di equilibrio tra repressione e tolleranza, e qui le competenze dell'Inquisizione si sovrapponevano a quelle delle autorità ecclesiastiche locali e dei tribunali secolari. Nel Mezzogiorno (soprattutto in Calabria e Basilicata) il fenomeno fu meno esteso, ma alcuni processi si distinsero per la loro brutalità. Un mosaico complesso e frammentato che, però, aveva un filo comune: la maggior parte delle imputate erano donne. Spesso anziane o vedove, levatrici e guaritrici. Persone che, fino a quel momento, erano cercate per le loro conoscenze, ma che col tempo finirono per essere associate al Male, al Diavolo. Figure non integrate nella società e, quindi, facili bersagli perché non rispondevano al modello femminile dominante che le relegava ai semplici ruoli di moglie e madre, sottomesse, dipendenti e obbedienti. 

Ma come nasce l'immagine della Strega? Non per caso, non improvvisamente. È la stessa tradizione mitologica a fornire un patrimonio di simboli che furono poi reinterpretati, tramandati e infine condannati. A questo si aggiunsero una serie di testi teologici che ridefinirono il ruolo del demonio nel mondo terreno, e un'intensa predicazione - soprattutto da parte di frati francescani e domenicani - che contribuì a diffondere i timori associati alla stregoneria, ad alimentare questa misoginia che non appartiene solo al passato.

Nel sapere arcaico europeo e mediterraneo la concezione del divino femminile era ambivalente: divinità come la sumera Inanna, la cananea Anat, o la fenicia Astarte, o ancora l'egiziana Sekhmet e Iside stessa incarnavano amore e guerra, protezione e annientamento, fertilità e dominio, morte e rinascita. 
Anche nel Pantheon greco e romano le figure femminili possedevano questa stessa ambiguità: da Ecate, dea lunare associata agli inferi, alle erbe magiche e alla negromanzia, alle Lamie, Empuse, Strigi ed Erinni associate al sangue, al furore vendicativo, e alla metamorfosi. Fino a Circe e Medea, maghe sapienti, ma anche pericolose, dotate di un fascino erotico che sovverte l'ordine maschile; alle Sibille, profetesse dal linguaggio enigmatico; alle Parche e alle Moire, che tessono e recidono il filo della vita. 

Se fino alla fine del XIII secolo le arti magiche furono considerate forme di superstizione popolare o piccoli peccati puniti con pene lievi e le donne considerate inconsapevoli vittime di illusioni diaboliche, già nel corso del Trecento si assistette a un cambiamento graduale. La stregoneria venne vista come un atto di rinuncia alla fede cristiana, una forma di eresia. 

Con il Quattrocento ci fu una teorizzazione teologica e demonologica: la Chiesa classificò la figura della strega, inscrivendola in una cornice dottrinale ben precisa. E l'eresia divenne una minaccia concreta alla fede pubblica. Con la bolla Summis desiderantes affectibus di papa Innocenzo VIII e il Malleus Maleficarum, trattato del 1487, l'accusa di stregoneria divenne una vera e propria arma di repressione. 

Tra Cinquecento e Seicento ci fu una vera e propria esplosione del fenomeno inquisitoriale, alimentata anche dalla nascita nel 1542 del Sant'Uffizio dell'Inquisizione romana voluto dal papa Paolo III. Tutta l'Italia settentrionale assistette a una drammatica intensificazione dei processi per stregoneria, tra i più noti quello di Triora

Bruciare una strega significava cancellare la devianza e purificare simbolicamente la comunità. L'esposizione del condannato alla vista e al giudizio collettivo trasformava l'individuo in ammonimento. 

Nel Rinascimento Italiano le donne che esercitavano una forma di autorità furono screditate e delegittimate, spesso associandole anche alla stregoneria. Trasformate in streghe, dipinte come seduttrici, avvelenatrici o sanguinarie adepte del demonio, venivano così private della loro autorità in una società patriarcale che non tollerava il potere femminile. Basti pensare a figure storiche come Caterina de' Medici, Bianca Cappello, Caterina Sforza e Lucrezia Borgia.

Nel Seicento, poi, i processi per stregoneria in Italia coinvolsero non solo esseri umani, ma anche animali, i famigli considerati complici della strega o incarnazioni demoniache, tramite del male. Gatti, corvi, capre, rospi, serpenti e altri animali dovettero subire lo stesso strazio. Giustiziati perché considerati ombra della strega e per questo colpevoli.

Soltanto nel Settecento iniziò un lento e graduale spegnersi dei roghi grazie a numerosi testi e dibattiti sulla natura della magia e una ridefinizione del crimine in termini più razionali e umani. Si affermò anche l'idea che le superstizioni fossero malattie dovute all'ignoranza da correggere con la scienza e non estirpare con il fuoco. La strega fu così trasformata in un personaggio folclorico, ridicolizzata e ridotta al silenzio. 

Avendo letto molti testi sulla tematica, diversi aspetti storici e alcuni nomi li conoscevo già, ma devo ammettere che la forza di questo saggio sta nell'avermi permesso non solo di avere una panoramica più precisa sui processi alle streghe in Italia, ma anche di conoscere e approfondire altri aspetti che sono stati spesso trascurati nella letteratura sulla stregoneria. Accanto ai processi agli animali, infatti, il focus si sposta anche sui bambini: vittime, testimoni o accusatori.

I bambini erano considerati soggetti deboli, facilmente influenzabili e incapaci di distinguere tra bene e male; nonostante questo le autorità ecclesiastiche ritenevano che i minori potessero essere dei testimoni attendibili in questi processi. Furono soprattutto le bambine a essere oggetto di sospetto, in quanto più predisposte all'emulazione delle pratiche materne. Erano viste come future streghe e anche come soggetti già contaminati dal Male. 

La bambina era così percepita come ponte tra due mondi: l'innocenza e la trasgressione. 

Ma cosa accadeva a questi bambini dopo i processi?
Pochi furono condannati, ma molti subirono traumi profondi, isolamento sociale e una forma di esclusione simbolica che perdurò nel tempo. Quelli che avevano testimoniato contro madri, zie, nonne, si trovarono privati del loro contesto familiare, inseriti in conventi, orfanotrofi, o sotto la tutela della Chiesa. Rieducati, controllati, puniti. 

Tra Ottocento e Novecento nelle campagne e nelle zone marginali del Paese continuavano a sopravvivere credenze popolari che attribuivano ancora efficacia alle pratiche occulte e non mancarono da un lato episodi di violenza, dall'altro il consultare fattucchiere per malattie, problemi d'amore e difficoltà familiari.

Nel corso del Novecento la stregoneria sembrava essere un qualcosa del passato, ma se ci si sofferma sul concetto di controllo dei corpi femminili e sulla sistematica riduzione delle donne al silenzio e a ruoli ben definiti, ci accorgiamo che tutto questo non era mai finito. Durante il Fascismo in particolare, ma anche fino alla riforma psichiatrica del 1978, le donne dovevano rispondere ai ruoli di madri e mogli e, se si discostavano da questi modelli, venivano internate in ospedali psichiatrici con diagnosi di isteria, depressione o pericolo sociale. Un nome diverso, forse, ma la stessa condanna. 


La caccia alle streghe non appartiene al passato, perché continuiamo ad accendere roghi nelle piazze. Appartiene al presente perché continuiamo a costruire figure necessarie su cui concentrare l'ansia collettiva. Cambiano i nomi. Cambiano le categorie. Cambiano i linguaggi. Non cambia il meccanismo: individuare un corpo su cui proiettare la paura, trasformare l'inquietudine in colpa, stabilire che qualcuno incarni il disordine. 
La strega è, in fondo, la forma storica di un'esigenza ricorrente: dare un volto all'incertezza.


La storia della caccia alle streghe in Italia è forse meno sentita rispetto ad altre aree nel mondo e Giovanna Potenza ci spiega anche il motivo: la damnatio memoriae. Le condannate venivano escluse dalla memoria comunitaria, i loro nomi rimossi dai registri parrocchiali, i loro corpi esclusi dalle sepolture cristiane. Non era prevista nessuna commemorazione liturgica. Ma, quello che è peggio è che non c'è stata quasi nessuna forma di riabilitazione postuma. C'è stata una vera e propria rimozione culturale, con tanto di cancellazione e distruzione di archivi inquisitoriali. 
A differenza di altri paesi europei come la Germania, la Svizzera e la Scozia, dove esistono memoriali pubblici, musei tematici e cerimonie di riabilitazione simbolica, l'Italia non ha prodotto una cultura della memoria, nella scuola, nel cinema o nella divulgazione storica. C'è davvero poco. È come se la Strega Italiana fosse stata due volte silenziata: prima come eretica, poi come vittima storica. 

È per tal ragione che libri come questo sono importanti. Recuperare le loro voci, non ridurre tutto a una semplificazione o a un'idea pittoresca, è fondamentale. 

Un altro aspetto che ho molto apprezzato è stato il collegamento tra Storia e la rappresentazione delle streghe nell'arte figurativa, nella letteratura e nel cinema. Amo molto quando si riesce a creare una vera e propria connessione tra storia e arti diverse. 

Anche nell'arte l'immagine della strega muta nel corso dei secoli: se nel Trecento assume i tratti di una creatura inquietante, associata al peccato e al caos sociale, tra la fine del Quattrocento e il pieno Cinquecento diviene la megera anziana, magra, dal corpo deforme, riflettendo la nuova costruzione teologica consolidata dal Malleus Maleficarum. L'iconografia del sabba entra nella pittura, con streghe che invocano demoni, preparano unguenti, danzano in modo sfrenato; fino al Barocco, dove la strega si trasforma in figura teatrale, metafora della follia e della vanità umana. Nell'Ottocento diventa un soggetto romantico e folclorico, riflettendo la passione per l'arcano, il sublime; dal Novecento in poi viene reinterpretata come emblema del potere femminile represso.

Medesimo percorso si ritrova in letteratura: da Dante a Boccaccio, da Ariosto a Basile, fino agli autori del Novecento, il topos della strega riflette i mutamenti culturali di ogni epoca: essere soprannaturale, seduttrice, simbolo di superstizione, fino a diventare, nel Novecento, figura di resistenza. 

Nel mondo del cinema, la strega appare soprattutto come una figura caricaturale, non più connessa alle persecuzioni della Storia: la vediamo nelle pubblicità, nell'animazione e nella commedia leggera. Da creatura demoniaca, legata al gotico e alle superstizioni popolari, si trasforma in emblema psicologico, sociale e politico. Diventa così uno specchio delle tensioni culturali e delle ridefinizioni dell'identità femminile nella contemporaneità.

Malefiche è un saggio importante, non soltanto perché ci aiuta a comprendere più a fondo la storia del nostro paese, ma anche perché permette di vedere come certi meccanismi legati al controllo e all'esclusione sociale abbiano radici profonde, ancora capaci di plasmare il presente.


La macchina dei processi funzionava perché trovava consenso. Non unanime, non sempre convinto, ma sufficiente.


Non era, quindi, una semplice imposizione dall'alto, ma era la stessa comunità a denunciare, per rivalità, paure, sospetti, rancori. A volte anche la stessa famiglia. 

Giovanna Potenza ci restituisce molte di queste voci che la storia ha silenziato due volte: prima bruciandole e poi dimenticandole. Ci sono molti dei loro nomi, grazie anche all'ausilio di tabelle e grafici che rendono visibile la moltitudine di processi a uomini e donne, bambini ed animali nel corso dei secoli, con tanto di ridicole accuse. Ci fa assaporare tutta la complessità umana, con le sue paure e credenze, con la fede e lo scetticismo, con la resistenza e il cedimento. E ci fa, infine, riflettere su quanto questa caccia alle streghe non sia finita con l'ultimo rogo documentato: fino a quando vedremo nella diversità una minaccia, fino a quando resisterà questo controllo dei corpi, allora una nuova fiamma sarà accesa. Il rogo non sarà concluso.


La strega non è la donna che brucia. È la persona che, a un certo punto, qualcuno decide di definire interamente attraverso un'accusa.

IL LIBRO

Malefiche. Storia della caccia alle streghe in Italia
Giovanna Potenza
Casa editrice: Ponte alle Grazie
Pagine: 272
Prezzo: 19.00€
Anno di pubblicazione: 2026
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