Salone del Libro di Torino 2026: tra consapevolezze e nuove scoperte

22 mag 2026

Libri
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Ormai sono sette anni che ho la possibilità di partecipare al Salone del Libro di Torino e forse ogni anno diventa sempre più difficile riuscire a descrivere l'esperienza e le emozioni provate in una qualche forma più originale. Ho sempre cercato una parola che potesse riassumere tutto: c'è stata la Rinascita, dopo un periodo tanto duro; la Gratitudine, o ancora le Connessioni. Se dovessi pensare a un nuovo termine forse direi Consapevolezza

Sono diventata più consapevole di come gestire al meglio ogni situazione, nonostante il caos e la stanchezza; di come muovermi senza lasciarmi annientare dall'ansia. Ma anche dei rapporti che si sono creati e che rappresentano, forse, il motivo più importante - oltre a libri ed eventi - che mi porta ogni volta lì, in quello spazio enorme che pian piano, però, mi sembra sempre più un po' casa. 

Mi sono accorta anche di quanto andare al SalTo mi abbia spinta un po' a crescere. Sono una persona molto timida e parlare con gli altri è sempre molto difficile per me. Se ripenso alla Marta dei primi anni che parlava raramente e concedeva ben poco spazio agli incontri con altri lettori conosciuti on-line mi viene un po' da sorridere. Ora è diverso. Mi piace fermarmi a parlare e scherzare con gli editori e gli uffici stampa, ma anche con altre lettrici che ho conosciuto su instagram. Trascorrere anche pochi minuti con loro, scambiarci pareri e consigli, abbracciarci è qualcosa che mi riempie il cuore. Sì, resto sempre quella che parla poco e che ha sempre la paura di sembrare un po' sciocca, perché a voce spesso non riesce a trovare le parole più opportune, eppure mi accorgo di quanto io sia andata anche un po' oltre. Ed è una sensazione bellissima, che non so spiegare. Questo mondo mi fa bene ed essere circondata da tutti quei libri riscalda un po' il cuore - ma svuota il portafoglio e allunga la wishlist -.


Una polemica alle polemiche inutili e senza senso. Insomma, partiamo col botto.

Anche quest'anno mi è parso di capire che sia stata una bella edizione. Ho sentito diversi editori molto soddisfatti, anche perché nonostante la stanchezza sono partiti già benissimo da giovedì e molte ragazze che conosco sono rimaste felici dell'esperienza. Allo stesso tempo, però, ho visto delle polemiche del tutto inutili e anche piuttosto false da parte di chi, secondo me, non sa proprio cosa significhi vivere un evento simile. Se da un lato credo che ognuno di noi abbia la sua sensibilità e quindi ci sta ammettere che forse non è la fiera giusta per sé; dall'altro lato secondo me si vuole solo attirare like con discorsi che non hanno nulla di vero. Come dicevo, sono anni che ci vado quindi so bene quale fosse la situazione prima. Quando sento ancora le critiche a bagni o fontanelle mi viene da ridere, oltre che un po' di nervosismo. Credo che alla base di tutto manchino rispetto ed educazione. Mi spiego meglio.

I bagni sono luridi e sono pochi, le code infinite. - Non trovo le fontanelle: Hai mai pensato di fare un corso per imparare a leggere una mappa? E un altro sull'educazione e il rispetto per il prossimo?

Ho notato con quanta facilità si usino termini forti, come bagni luridi. Oltre al fatto che secondo me la gente non ha mai davvero visto un bagno veramente schifoso, non vedo questo grande rispetto per le donne e le ragazze che hanno sgobbato per cinque giorni per pulire spazi in cui sono passate più di 200.000 persone, tra cui molti bambini. Mi è capitato di vedere un po' di sporcizia solo in due casi (su cinque giorni!), subito dopo aver visto passare i ragazzini delle scuole, ma lì secondo me ci vorrebbe un po' più di attenzione da parte di insegnanti e genitori. Ma anche chi lascia l'assorbente a terra, anziché buttarlo in bidoni presenti all'esterno, che problemi ha? Perché è segno di educazione lasciare un bagno pulito e avere rispetto non solo per chi entrerà dopo di noi, ma anche per chi dovrà pulirli. C'è anche da dire che negli ultimi due anni ne hanno inseriti parecchi all'esterno, quindi basta cercare anziché fissarsi subito su un'unica fila come tante pecore incapaci di ragionare. E stessa cosa direi per le fontanelle, perfettamente indicate sulla mappa. Sforzarsi di cercare e muoversi, no? Ma perché noi siamo riusciti a far tutto con semplicità e poche attese, e per gli altri è tutto difficile?

Anche i posti a sedere negli ultimi anni sono stati inseriti in diversi luoghi. Non possono bastare per tutti, ovvio. Ma noi abbiamo sempre trovato un po' di spazio. Quest'anno poi hanno introdotto una sorta di mobiletto dove poter ricaricare i propri cellulari. 


Si trovano sempre gli stessi libri al Salone. FALSO. 
Assolutamente falso. La bellezza di una fiera così sta nel poter scoprire moltissime case editrici che purtroppo non sempre riescono ad arrivare in libreria. Se tu ti soffermi all'Oval o solo nei grandi gruppi editoriali per forza di cose troverai sempre gli stessi titoli. Andare alle fiere editoriali non significa fare passerelle di moda, mille selfie intorno alla torre e comprare libri che si possono trovare in libreria. Anzi, dovrebbe essere l'occasione per cercare qualcosa di nuovo, di diverso, di parlare con editori e uffici stampa che sanno davvero raccontarti al meglio il proprio catalogo. E ci sono. Anche qui, basta muovere il culo e cercare. 


Il Salone è stancante. Caspita, non lo avrei mai detto.
Cosa vi aspettate da una fiera? Riuscite a ragionare un pochino? Il Salone del Libro è un caos, un flusso continuo di gente, arrivi a sera stravolta dalla stanchezza ma, se sai muoverti nel modo giusto, anche arricchita dentro. Grazie ai libri scoperti, ma soprattutto al fattore umano. Agli incontri, agli abbracci, alle risate.


I prezzi sono troppo alti. VERO.
Le uniche polemiche secondo me giuste restano quelle sui prezzi, sia per l'entrata sia per gli eventi, ma anche per la ristorazione. Io continuo a trovarli assurdi e poco rispettosi. Questo è il punto da sollevare, su cui puntare per spingere forse a cambiare le cose. Eppure, secondo me potremmo fare qualcosa anche noi. Soffermandomi sul cibo, infatti, potremmo tutti portare panini o altro da fuori o da casa. Non acquistando nulla lì, probabilmente potrebbero abbassare i prezzi, no?

Comunque quest'anno una cosa buona c'è stata: distribuivano il tè freddo gratuito, oltre alle solite tisane. 

Inoltre credo che sia opportuno non impedire alle persone di usufruire dei servizi - come prendere l'acqua alle fontanelle - solo perché lì è previsto il passaggio di un pseudo vip accerchiato da fan isteriche. [Esperienza diretta. Giuro che ho provato molta rabbia].

L'altro aspetto forse un po' da migliorare è la gestione del sito e delle code per i firmacopie di nomi più famosi. Per fare un esempio, la coda per Zerocalcare va a dividere uno dei corridoi principali dei padiglioni e questo da un lato porta ad avere un po' di difficoltà di movimento, dall'altro lato è un problema anche per le case editrici lì nei dintorni che rischiano di non essere notate. Forse si potrebbe dividerla diversamente o, magari, spostarla in altri spazi. (Che poi, anche in questo caso, basterebbe essere un po' più educati e rispettosi, e non fare i barboni a terra...). 


Gli eventi

Anche quest'anno ho deciso di partecipare a diversi eventi a tema Palestina, più qualche altro per pura curiosità. Non ne ho selezionati tantissimi, e li ho concentrati soprattutto il sabato, nella giornata più complessa da un punto di vista di presenze.


Isabella Hammad, “Entra il fantasma” (Marsilio)


© una valigia ricca di sogni - marta.sognatrice

Il suo libro era tra i candidati del Premio Strega Europeo. Un romanzo famigliare, ma anche politico; la storia di sue sorelle palestinesi. Sonia, la protagonista, dopo anni passati a Londra, torna ad Haifa e qui conosce Mariam, una carismatica regista locale, e si unisce alla sua compagnia, che interpreterà l’Amleto in Cisgiordania. La finzione teatrale scatena il riconoscimento della realtà. L'arte diventa anche una forma di resistenza. Mi sembra un romanzo molto toccante e, comunque, trovo sempre interessante ascoltare le voci dirette dei Palestinesi. Credo che per capire un popolo e la sua storia, bisogna essere disposti ad ascoltare.


Jean-Pierre Filiu “Storia di Gaza” (Hopefulmonster)


© una valigia ricca di sogni - marta.sognatrice

In dialogo con Paola Caridi, Christian Greco e Tomaso Montanari, l'autore ha presentato il suo libro dedicato alla storia di Gaza. Un testo che vorrei proprio recuperare presto (non mi è stato possibile farlo al Salone). Attraverso il suo lavoro, però, ci sono state importanti riflessioni sull'attualità, sull'importanza di mantenere lo sguardo fisso su questa striscia di terra che incarna la Palestina, una piaga aperta alla nostra umanità. Un evento che mi ha segnata molto emotivamente. Hanno anche parlato della mostra “Gaza, il futuro ha un cuore antico” accessibile dal 21 aprile al 27 settembre 2026 negli spazi della Fondazione Merz di Torino. Si tratta di un progetto nato dalla collaborazione tra Fondazione Merz, Museo Egizio di Torino e MAH – Musée d’art e d’histoire di Ginevra, realizzato con l’assenso dello Stato di Palestina e con il sostegno del CIPEG – Comité international pour l’égyptologie (ICOM), oltre al patrocinio della Città di Torino. 
Tra le diverse riflessioni due frasi colpiscono nel profondo: «Aiutare Gaza non vuole dire essere caritatevoli, ma essere umani»; e «Se questo laboratorio dell'orrore continua, viene minacciata tutta la nostra umanità.»
E lo vediamo ogni dannato giorno. Se soltanto la smettessimo di essere ciechi.


Leo Ortolani “Tapum” (Feltrinelli Comics)


© una valigia ricca di sogni - marta.sognatrice

Finalmente sono riuscita ad ascoltare dal vivo Leo Ortolani e ne sono molto felice. Non solo perché lo ritengo un grande autore, ma anche un grande uomo. Le sue riflessioni sulla questione palestinese e la situazione del nostro schifoso governo le ho amate. Ortolani riesce a farti ridere, ma in questo caso anche commuovere. In effetti, ho scelto proprio un libro tranquillo. Ma del resto io amo leggere storie più intense, anche quelle che potrebbero far soffrire. Con questa storia ha cercato di mostrare come rimanere umani in una situazione di guerra. L'opera, infatti, è ambientata durante la battaglia del monte Ortigara, combattuta nella Grande Guerra sull'Altopiano dei Sette Comuni. Sono molto curiosa di leggerlo!


Michel Jean “Maikan” (Marcos y Marcos)


© una valigia ricca di sogni - marta.sognatrice

Sempre per la serie “ti piace soffrire, Marta?”, ho partecipato anche alla presentazione del nuovo libro di Michel Jean, ispirato alla storia di moltissimi giovani innu strappati alle loro famiglie in Canada e portati in istituti dove venivano privati non solo della loro cultura, ma anche del loro nome. Ho iniziato ad approfondire il tema e quindi questo titolo mi attrae moltissimo. I personaggi sono fittizi, ma tutto quello che racconta è realmente accaduto, ed è frutto di una rigorosa ricerca giornalistica, una raccolta di testimonianze di chi ha vissuto questo orrore. Vi farò sapere cosa ne penso!


La bottega dei traduttori e Abeditore “Piccola antologia cinese del macabro e del fantastico”


© una valigia ricca di sogni - marta.sognatrice

Sono molto legata alla casa editrice ABEditore e questa nuova uscita mi incuriosisce moltissimo, così ho colto l'occasione per andare ad ascoltare la presentazione fatta dalle ragazze de La bottega dei traduttori che hanno curato il testo, illustrato poi dal genio di Lorenzo, una delle due anime della ce. L'ho trovato un incontro non solo stimolante, ma anche molto divertente. Martina Ferraina, Oriana Esposto, e Claudia B. Unali ci hanno descritto non solo il contenuto di queste pagine, ma anche il vero e proprio processo di traduzione, con alcuni aneddoti molto curiosi. Non vedo l'ora di tuffarmi tra queste pagine!


Randa Ghazy “L'occidente è morto a Gaza” (Solferino)


© una valigia ricca di sogni - marta.sognatrice

Tornando alla questione palestinese sono troppo felice di aver avuto la possibilità di ascoltare dal vivo Randa Ghazy, giornalista e scrittrice che stimo moltissimo. Al Salone ha portato il suo nuovo libro, con il quale si propone di cambiare la lente con cui per troppo tempo si è raccontata la Palestina: offrendo prospettive nuove, umanizzando il popolo palestinese attraverso testimonianze raccolte di prima mano, ripercorrendo gli avvenimenti che hanno portato alla situazione attuale, perché la Storia «non è cominciata il 7 ottobre». Per comprendere la verità e aprire gli occhi, io vi consiglio con tutto il cuore di ascoltarla. È una delle voci più autorevoli, a mio parere, sul campo. Le due uniche note stonate di questa presentazione sono state: la sala, piccolissima per lei, visto che poi un bel po' di persone sono rimaste fuori; e chi dialogava con lei che, a mio parere, l'ha interrotta un po' troppo spesso. Le avrei dedicato molto più spazio, limitando le proprie considerazioni. Poi, mio parere.


Hassan Blasim “Allah 99“, “Il Cristo iracheno” e “Il matto di piazza della Libertà” (Utopia)


© una valigia ricca di sogni - marta.sognatrice

Questo evento, in verità, non era previsto. Tuttavia quando siamo passati allo stand di Utopia, Gerardo - l'editore - ci ha detto che c'era e così ne abbiamo approfittato. Hassan Blasim, poeta e scrittore iracheno, esule in Finlandia dal 2004, è autore di opere spesso inedite nel mondo arabo e talvolta bandite. Uscito dall'Iraq nel 1999, ci ha parlato della sua esperienza di immigrato. Una delle prove più dure della sua vita. Abbiamo deciso di prendere Il matto di piazza della Libertà per poterlo conoscere! 


Nathan Thrall “Un giorno nella vita di Abed Salama” (Neri Pozza)


© una valigia ricca di sogni - marta.sognatrice

Tornando alla Palestina, avendo molto amato il libro, sono andata alla presentazione con Nathan Thrall, che secondo me è importante ascoltare. Però devo ammettere che durante la conversazione con il presentatore, mi sono innervosita parecchio. Se Nathan è meraviglioso nell'esporre i fatti così come sono, chi dialogava con lui non è stato per nulla rispettoso. Dopo tre anni (in realtà molti di più) di genocidio, io trovo assurdo continuare a sparare certe assurdità, a voler per forza di cose cercare l'israeliano buono, citando anche nomi di dubbio gusto. A sostenere di avere opinioni diverse. Odio l'ipocrisia, odio l'incapacità di riuscire ad andare oltre, di non riuscire a esprimere una condanna ferma senza per forza di cose trovare una giustificazione che non ha né capo né coda. Peccato, davvero. Perché poteva uscir fuori una riflessione molto più interessante. Il mio consiglio è di seguire comunque Nathan Thrall, perché a mio avviso può vedere di persona la vera situazione in quella terra e raccontare la verità. 
«Non c'è una vera e propria distinzione tra Israele e le sue colonie. Ogni singolo ramo del governo israeliano è attivo in questa colonizzazione della Cisgiordania. Non c'è un Israele democratico e uno non democratico. Gli ebrei hanno tutti i diritti, mentre la maggior parte dei palestinesi non hanno nemmeno i diritti civili di base. Nessuno ha gli stessi diritti degli israeliani. Dov'è la democrazia? Ora c'è uno Stato che controlla milioni di persone e li priva dei diritti fondamentali. È una falsità parlare di due stati». Solo alcune delle sue parole.


Gerardo Sámano Córdova “Monstrilio” (La bottega dell'invisibile)


© una valigia ricca di sogni - marta.sognatrice

Lunedì ho concluso gli eventi con la presentazione di un libro davvero particolare pubblicato da La bottega dell'invisibile, nuova realtà editoriale secondo me da tenere d'occhio! Il libro descrive la storia di una madre che, devastata dal dolore, cerca un modo di riportare in vita il figlio scomparso. Da un pezzo di polmone nasce il piccolo carnivoro Monstrilio. È un libro che parla di amore, di famiglia, ma anche di come ritrovare sé stessi. Affronta il tema della perdita e del lutto, ma anche dei diversi livelli di accettazione del sé. A me ispira davvero moltissimo!


Case editrici: nuove scoperte

Come dico spesso, per me andare al Salone significa poter ritrovare persone che con gli anni sono diventate importanti per me, con le quali si è creato anche un bel rapporto. E, allo stesso tempo, cercare di scoprire sempre nuove realtà editoriali. Anche quest'anno ci sono sicuramente riuscita. 
Tra le novità scoperte vi segnalo:




© una valigia ricca di sogni - marta.sognatrice



  • Arbor Libri
    Un marchio editoriale che dà spazio alla narrativa italiana di valore, tra romanzi e raccolte di racconti. Selezionano solo sette titoli l'anno, cercando voci riconoscibili, capaci di distinguersi e storie che sappiano parlare a tutti. L'aspetto dei loro libri è molto particolare: ogni volume è stampato su carta certificata FSC, senza plastificazione e con rilegatura cucita, riducendo al minimo l'uso della colla. Il dorso scucito garantisce una maggiore flessibilità e comfort di lettura. Il loro obiettivo è quello di piantare un albero per ogni titolo pubblicato
    Devo ammettere che tutte le trame che ho letto mi incuriosivano parecchio. È stato complesso limitarci a soli due titoli.

  • Wom Edizioni
    Casa editrice che propone di rianimare quella letteratura straniera e italiana dimenticata, fuori catalogo e inedita – contraddistinta dal comico e humor nero – e di riproporla in nuove vesti e curatele riattivandone lo spirito dissacratorio. 
    Caratteristica peculiare della casa editrice il fatto che ogni titolo proposto è accompagnato da un apparato iconografico elaborato ad hoc, poiché uno dei suoi capisaldi è quello di ristabilire il connubio tra l’Immagine e la Parola. Ed è anche per questo motivo che i libri WoM si presentano con un foro in copertina, sorta di oculo-spioncino, da cui poter (metaforicamente) sbirciare il Mondo.
    Una realtà editoriale molto particolare!

  • La bottega dell'invisibile
    L'ho scoperta, in verità, lo scorso anno e devo dire che per ora quasi tutti i libri pubblicati mi ispirano moltissimo! Si occupa principalmente di storie oscure, orrorifiche e strambe, pubblicandole in qualsiasi formato (illustrato, graphic novel, romanzo, saggio) e per qualunque età. Non vedo l'ora di leggere i titoli che possiedo!
     
  • Hopefulmonster Editore
    Anche  questa casa editrice in realtà non mi è nuova, ma sono molto curiosa di poterla approfondire. È una realtà editoriale di Torino che si concentra soprattutto su Narrativa e Saggi volti ad analizzare la contemporaneità, con riflessioni sul mondo, nuove idee e forze creative, ma anche con un occhio sull'arte contemporanea. Io ho già letto un loro libro dedicato alla Palestina, Il libro della scomparsa, ma vorrei proprio recuperare Storia di Gaza.

  • Controversi Edizioni
    Casa editrice appena nata, mi ha subito colpita sia per i titoli, sia per l'originalità. Ad esempio, acquistando due titoli del loro catalogo, venivano inseriti all'interno di un cartone per la pizza, con tanto di gadget. Molto, molto carina come idea! È una realtà indipendente romana che si propone di esplorare le zone d'ombra della comunicazione. Le scelte editoriali ruotano attorno al concetto di incomunicabilità, all'incomprensione tra generazione e allo spaesamento come esperienze universali. Un dialogo tra passato e presente, nel tentativo di dar voce a ciò che resta fuori dai discorsi dominanti. 

  • Edikit
    Di questa casa editrice ho letto già un libro (Loggia K) e, ritrovando l'autore Davide Staffiero, ne abbiamo approfittato per conoscere anche altri titoli da loro pubblicati. Si tratta di una ce che è orientata a valorizzare gli autori emergenti ed esordienti, con un focus particolare sull'horror e il weird. 




© una valigia ricca di sogni - marta.sognatrice


Di tutte queste troverete prossimamente le nostre interviste. 


Incontri

Lo so che può sembrare un argomento scontato e a tratti banale, ma sono sempre più convinta che, insieme ai libri e agli eventi, la bellezza di una fiera stia anche negli incontri. Se come me non si hanno troppe possibilità di vivere altre esperienze nel settore, il Salone diventa davvero l'unico modo, durante l'anno, di vedere (o rivedere) non solo editori e uffici stampa con i quali, nel corso degli anni, si è instaurato anche un bellissimo rapporto che va oltre il mero contatto "editore-lettore"; ma anche altri lettori o lettrici che condividono la medesima passione. Persone che nel corso dell'anno puoi sentire soltanto sui social e che, in quei giorni, invece puoi ritrovare, abbracciare, e con le quali condividere alcuni momenti insieme. Come dicevo all'inizio di questo lungo articolo, non è mai stato facile espormi molto, per via del mio carattere chiuso e per la mia timidezza. Eppure, pian piano sto riuscendo ad aprirmi un po' di più, e quegli abbracci, quelle parole bellissime che mi hanno detto, le conserverò sempre nel cuore. 

Oltre a una maggior consapevolezza, questo è stato un altro anno di profonde emozioni. Sentire certi complimenti per quello che scrivo, o ancor di più essere ringraziata per aver in qualche modo aiutato qualcuno in un momento di difficoltà o per un consiglio dato, mi ha commosso profondamente. Questo mi spinge ad andare avanti, anche quando vorrei mollare tutto, anche quando mi chiedo il senso del continuare quando ottengono tutto sempre profili che fanno relativamente poco, o usano trucchetti ben tristi per crescere. Ma forse il senso è proprio qui: il mio sarà un profilo piccolo, forse con la mia timidezza arriverò meno, eppure chi sa andare oltre potrà scoprire una persona che ama davvero leggere. Che lo fa con attenzione e rispetto, e non per futili mode o desideri di apparire e ottenere solo cose gratis. E questo, mi basta. 

Quest'anno poi, i primi due giorni, si è unita a me e al mio compagno una nostra amica alla sua prima esperienza, ed è stato bello guidarla un po' tra le nostre case editrici del cuore e spingerla a donare attenzione ad altre realtà meno presenti in libreria. Per lei è stata una bellissima esperienza, da ripetere. E ne sono molto felice! Il #teamLaFoz si è unito (per capirne di più, troverete presto un post su Instagram).

Proprio su quel social ho già ringraziato tutte le persone che ho incontrato. Qui, mi limito a dirvi di nuovo GRAZIE. Per tutti i momenti condivisi, la fiducia, le belle parole, gli abbracci. Se ogni anno il Salone è sempre più speciale, lo devo anche a voi. Ma poi quanto è bello poter incontrare persone per cui ormai provi un grande affetto? Sono proprio felice di essermi spinta un po' più in là, e di provare ad andare oltre quel muro dietro il quale mi nascondo per paura. 

Devo ancora migliorare per molte cose, ma... sono felice. E c'è già un po' di nostalgia. Ma ci rivedremo dal 13 al 17 Maggio 2027!

Non credo che sia corretto romanticizzare il Salone, ma neanche criticarlo in maniera incoerente. I problemi ci sono, molti aspetti vanno migliorati, ma secondo me qualche passo avanti è stato fatto. Adesso speriamo che ragioneranno su prezzi e un po' più di organizzazione. Perché i numeri crescono ogni anno, ma è importante riuscire a gestire tutto al meglio e consentire a tutti un più facile accesso alla cultura.

Per scoprire un po' di più vi aspetto anche sul mio profilo instagram. 

Commenti
Giulia
il 22/05/2026 18:31
Hai creato un articolo curatissimo che prende in considerazione moltissimi aspetti evidenziando punti di forza e da migliorare. Anche io devo essere sincera: non ho trovato difficoltà con le fontanelle, sempre libere, né con i bagni (sì, ogni tanto un po' di coda, ma non sempre e non apocalittica).
Anche io mi riguardo un po' negli incontri con le altre persone, soprattutto nuove, ma è davvero una delle cose più belle e arricchenti della fiera!
Marta
il 24/05/2026 15:50
Grazie mille! Ogni anno cerco di fare almeno un articolo o più sul SalTo, nel tentativo di evidenziare pro e contro! Negli ultimi due anni però non capirò mai le polemiche su bagni e fontanelle! Sì, qualche coda c'era, ma rispetto ad anni fa è tutto molto più vivibile nonostante il caos (e parlo davvero per esperienza, quattro anni fa ho atteso 40 minuti per andare in bagno e non esistevano quelli esterni!). Basta avere un po' di pazienza e organizzazione, secondo me. Il Salone è un caos, non lo nego, ma conta anche il modo in cui cerchi di viverlo. E a me lascia sempre tanto (non solo stanchezza!). :)

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