A volte provo una sorta di senso di colpa nel metterci così tanto a leggere e analizzare un libro. Però sono una di quelle persone che ha bisogno di tempo per rifletterci su e trovare le mie parole, allontanandomi un po' da una fredda narrazione di un testo. Mi piace metterci del mio, piccoli frammenti di questa lettrice che vuole andare oltre la semplice lettura. E a volte, rileggendo qualche passo, scopro sfumature differenti, nuovi possibili messaggi che arrivano a me. Perché se è vero che il libro è del suo scrittore o scrittrice, è altrettanto vero che una volta donato al mondo diventa anche del lettore, che può ritrovarci la sua interpretazione anche sulla base di quanto letto o vissuto.
Questa mia lentezza, però, mi porta anche a chiedermi: avrò inteso bene? Non starò andando forse troppo oltre? Ed ecco che la Marta insicura prende il sopravvento, soprattutto davanti a letture evocative e fortemente simboliche come L'albero di ginepro, di Barbara Comyns.
Dopo aver letto la struggente, ma bellissima, storia di Alice ne La ragazza che levita, ho avuto la possibilità di recuperare - grazie alla gentilezza della casa editrice che mi ha fatto dono di una copia - questo nuovo lavoro di una scrittrice che mi ha colpito sin da subito e che voglio sicuramente approfondire.
Vicino al ciliegio, in un angolo selvatico, c'era quello che Gertrude chiamava l'albero di ginepro, anche se era più un grosso arbusto. Mi disse che le sue bacche le piacevano molto. [...] Sotto il suo albero c'era una panchina sulla quale Gertrude era solita sedersi a guardare gli uccelli e diceva che, se per caso era preoccupata per qualcosa, ebbene lì quella preoccupazione svaniva.

Bella Winter è una giovane donna sola, madre di una bambina dalla pelle scura, nata da una semplice avventura di una notte. Dell'uomo non sa nulla. È profondamente legata alla sua Marline, chiamata affettuosamente Tommy, nonostante i giudizi impietosi della società. Bella ha un passato che l'ha profondamente segnata, sia dentro sia nell'aspetto esteriore: sulla guancia sinistra è rimasto il segno di una brutta cicatrice che le ha deturpato il volto, dovuta a un incidente stradale causato dall'uomo che amava. Un uomo taccagno, che pensava solo ai soldi.
Ma Bella è anche figlia di una madre che l'ha sempre disprezzata, di un matrimonio riparatore, e di un padre che l'ha abbandonata quando era molto piccola.
Una svolta nella sua vita avviene quando ha la possibilità di lavorare a Twickenham, in un negozio di antichità chiamato Mary Meadows Antiques. Bella ha sempre avuto la passione per quegli oggetti forse bizzarri, ma anche imperfetti come lei. In quel luogo si sente a casa, libera di essere semplicemente sé stessa. Ed è sopra a quel negozio che costruirà il suo caldo nido, insieme alla sua bambina.
Mentre si reca nel luogo in cui avrebbe dovuto sostenere un colloquio, nota una bellissima donna dai capelli color del grano, immobile davanti a una villa lussuosa di epoca georgiana. Intenta a tagliare una mela, le cade, si taglia. Sul manto bianco nevoso, una chiazza di sangue. Il primo incontro con colei che segnerà la sua vita, insieme al suo affascinante marito: Gertrude e Bernard Forbes.
Gertrude è splendida, c'è sempre una sorta di radiosità tutt'intorno a lei. Sogna da tempo di poter avere un figlio che possa rallegrare quella casa così grande e giocare felice nel suo splendido giardino. Ama passare del tempo sotto l'albero di ginepro, un posto dove ritrovare riparo, ma anche una sorta di pace alle tante preoccupazioni. Una pianta che da un punto di vista simbolico è vista come un ponte tra il mondo dei vivi e quello dei morti, dell'altrove. Un elemento di rinascita, di purificazione, di protezione. Lì, si prende cura anche delle sue amate gazze, che sembrano osservare tutti con uno sguardo fin troppo umano.
Ed è proprio Gertrude che un giorno la invita ad accedere al suo mondo, apparentemente idilliaco. E Bella, che non ha amici, accetta, attratta da quella realtà così perfetta e lontana da quella in cui ha sempre vissuto.
Bernard, mercante d'arte e restauratore, sarà il suo mentore, trasmettendo a quella sua piccola protetta la passione per l'arte, il teatro e la musica. Sembra quasi voler restaurare lui stesso quella creatura imperfetta.
Quando Gertrude dà al mondo un figlio, dalla pelle pallida e le gote rosate, simile a un personaggio di una fiaba, e poi muore all'estremo della felicità, Bella pian piano si ritroverà sempre più inghiottita in qualcosa di più grande, di oscuro e pericoloso. Una minaccia che non proviene da un mondo magico o soprannaturale, ma che ha a che fare con il quotidiano, con la fragilità umana, con una realtà che è spesso molto più inquietante della fantasia. E forse quello spazio così perfetto e luminoso, nasconde qualcosa di molto più cupo nel quale rischierà di perdersi.
Ogni tanto mi chiedeva di unirmi a lui, ma non era mai un successo in termini di intimità a causa della sua ossessione per Gertrude; sembrava quasi che aleggiasse nella stanza. Proposi di andarcene da lì, ma lui disse che non poteva separarsene e che voleva che Johnny crescesse nella casa di sua madre. Era come se pensasse che lei avesse impregnato le pareti e potesse influenzare suo figlio.
Barbara Comyns riprende l'omonima fiaba dei Fratelli Grimm, inserendo moltissimi dettagli (la moglie morta, la mela, la matrigna, l'albero di ginepro, la sorellina, il padre 'divoratore', l'uccellino dal bel cinguettio), ma le dona una dimensione più realistica, ma altrettanto tragica. Non c'è magia, ma segue comunque una linea ben precisa: la nascita, la morte, la rigenerazione.
Bella è al tempo stesso sia matrigna che uccellino, a mio parere. No, non appare violenta come nella versione classica dei Grimm, anche se in lei sorge una sorta di gelosia per quel bambino tanto viziato, che pian piano relega lei e sua figlia in secondo piano agli occhi di Bernard. È una donna spezzata da un passato in cui non si è mai sentita accettata, né veramente amata. E diviene così di nuovo vittima di un'altra relazione tossica, di un uomo che la manipola psicologicamente, spingendola a rinunciare alla sua indipendenza e alla sua libertà, per costruire un futuro apparentemente migliore per sé e soprattutto per sua figlia. Ma è veramente così?
Bella, che Bernard a un certo punto chiama Bel-Gazou - bel cinguettio -, un po' vittima del suo amore per quell'uomo un po' legata a una promessa fatta a Gertrude, si ritrova a vivere in una sorta di gabbia dorata, che pian piano la consuma. Tra quelle stanze e nell'immenso e selvatico giardino, continua a essere presente l'ombra di Gertrude, di quella donna tanto perfetta che non può essere cancellata dalla mente e dal cuore di un uomo così ossessionato. Un'atmosfera che ricorda moltissimo la Rebecca di Daphne du Maurier!
Non può esserci amore davanti a un matrimonio dovuto più che voluto, né nel doversi conformare agli standard di un uomo che impone la passione e le regole, che la obbliga a dimostrare quella fragile felicità, anche quando lei si sente profondamente scossa da sentimenti diversi. E come quel bambino fatto a pezzi, anche l'identità di questa imperfetta protagonista si sgretola. La sua mente, consumata dalle aspettative sociali, dalla solitudine e dal bisogno di essere amata, ha un crollo, come se fosse un laccio che, tirato troppo, si spezza.
È facile odiare la matrigna cattiva delle fiabe, che compie volutamente un terribile gesto; ma davanti a una persona che scivola nella follia e non si rende veramente conto di ciò che sta facendo?
Sembrava quasi che il mio cervello si fosse trasformato in un elastico rotto. Era stato così teso da un lato e dall'altro, e sottoposto a tale sforzo, che era come se ne avessi perso il controllo.
Barbara Comyns descrive tutto con una sorta di quieto distacco: si prende tutto il tempo per portarci al momento inquietante. Lentamente seguiamo il racconto di Bella e non è facile capire quando arriverà quel turbamento. E poi... proprio come se fossimo di fronte a un elastico che si rompe, veniamo travolti insieme a lei. L'immagine della sua mente sconvolta che non riesce più a controllare credo che sia potentissima. Così vera. Così reale. A sottolineare, ancora una volta, quanto nella banalità del vivere quotidiano spesso si nascondano i veri pericoli.
L'albero di ginepro è un libro che parla di identità, di pregiudizio e pressioni sociali, di razzismo, ma anche di solitudine e fragilità mentale. Un altro tema, forse il più fondamentale, è sicuramente quello della maternità, qui declinato nelle varie sfumature - non sempre così serene -. Abbiamo la madre di Bella che getta tutto il suo disprezzo per l'uomo che l'ha abbandonata su quella figlia quasi non voluta. C'è Bella che, invece, crea una rapporto splendido con Marline, la creatura che vuole proteggere anche a costo di perdersi. Ma leggiamo anche della difficoltà di amare un figlio non suo, che non la ascolta, verso il quale finisce per provare sentimenti nocivi, come la gelosia. E poi c'è una maternità spezzata troppo presto, in Gertrude.
Bella dovrà “morire” metaforicamente per poter rinascere e comprendere davvero cosa sia importante per lei, come amare davvero e farsi amare... magari proprio dalla persona che, in silenzio, ti è sempre stata accanto. E ritrovare così di nuovo sé stessa e la sua libertà.
Alice (de La ragazza che levita) e Bella sono entrambe figure femminili fragili e imperfette, che chiedono solo di essere libere e amate. Resistenze silenziose in un mondo spietato. Impossibili da dimenticare.
... era un marito gentile e generoso e voleva davvero che fossi felice. Si irritava se non era così, perciò spesso mi fingevo più felice di quanto non fossi.





