Il mercante di Venezia, William Shakespeare - #aTeatroconShakespeare

4 May 2021

Libri

Lettura di Aprile per il mio progetto #aTeatroconShakespeare.


Esattamente un anno fa iniziava il mio lungo viaggio nel teatro del Bardo dell'Avon, e sono felice di questo percorso, soprattutto di non essermi mai fermata. Scoprire le opere di Shakespeare, non limitandomi solo a leggerle, ma andando a ricercare fonti e critiche, mi sta aiutando a conoscere ancora di più il suo teatro, apprezzandolo ulteriormente.

È un progetto lungo che concluderò solo nel 2023, ma è bello sapere che i sui drammi, le sue tragedie, le commedie, i poemetti e i sonetti mi accompagneranno ancora per molto tempo.

Questo mese l'ho dedicato alla prima delle “Commedie Romantiche”: Il Mercante di Venezia.
Forse uno dei titoli più famosi e acclamati del Bardo, ma anche tra i più ambigui. Sfruttata, a volte, anche in campagne di propaganda contro gli Ebrei, come quella Nazista. Perché? Ve lo spiegherò continuando la lettura di questo mio articolo.
Per me si è trattata di una ri-lettura che mi ha permesso di apprezzarlo e comprenderlo, forse, molto di più!

 

Antonio: Non so spiegare questa mia tristezza;
mi stanca; anche voi dite che vi stanca;
ma come l'abbia presa, trovata, assorbita, 
di che è fatta, di dove venga, 
vallo a sapere...
La malinconia mi rende un tale mentecatto,
che stento a riconoscere me stesso.

 

 

Fonti:

  • Il Pecorone, di Ser Giovanni Fiorentino (1558), dalla prima novella della quarta giornata della raccolta. La vicenda rispecchia molto quella narrata poi da Shakespeare, ed è proprio ambientata tra Venezia e Belmonte.
  • Gesta Romanorum, dal sessantaseiesimo racconto della raccolta. Compilata in Inghilterra nel XVI sec. da diversi testi latini e tradotta in inglese da Richard Robinson nel 1577. Da qui Shakespeare ha ripreso il motivo della libbra di carne; ma anche quello del travestimento della donna e della scelta tra i tre scrigni.
  • L'Ebreo di Malta, di Christopher Marlowe. Opera che sicuramente Shakespeare conosceva, e che prendeva essa stessa spunto dalla quattordicesima novella de Il Novellino di Masuccio Salernitano. Opere da cui potrebbe aver tratto elementi per la descrizione dell'ebreo e la corruzione dei cristiani, ma anche per la fuga della figlia dell'ebreo per amore di un cristiano.

Pensieri sull'opera

 

Dimmi dove nasce Amore,
nella mente oppur nel cuore?
Come cresce il suo vigore?
Rispondete, rispondete.
Negli occhi è generato,
dagli sguardi alimentato;
e l'Amore se ne muore 
nella culla donde muove.

 

Dipinto di Edward Alcock - Portia and Shylock



Il Mercante di Venezia è un'opera particolare che però, racchiude al suo interno, differenti elementi molto interessanti. Innanzitutto è costituita da una struttura doppia, non solo per le due trame e ambientazioni Venezia e Belmonte - che si contrappongono e successivamente intrecciano tra loro -, ma anche perché accanto a elementi che possono collegare quest'opera alla Commedia, ci sono anche fattori che potrebbero mostrarla come una Tragedia.
In molti, infatti, sono solita definirla una Tragicommedia, dove accanto all'amore, agli elementi comici, a un'aspetto quasi da fiaba, c'è la tragedia che colpisce due dei personaggi più importanti: l'ebreo Shylock e il mercante Antonio.

L'opera si apre proprio con quest'ultimo, afflitto da un'inspiegabile malinconia. Antonio, e come vedremo anche Porzia poi, sembra avvertire una sorta di grande stanchezza del mondo, e stenta a riconoscersi. Varie battute fanno anche riflettere sulla natura ambigua dei suoi sentimenti. O meglio, Antonio sembra amare il suo amico Bassiano, andando anche aldilà nella mera amicizia tra uomini. Il succo della trama, infatti, sta tutto nel desiderio di aiutare il suo amico a conquistare la donna che ama - Porzia -, donandogli parte dei suoi averi, ma per far ciò devono stipulare un contratto con l'usuraio, l'ebreo Shylock che nutre - ricambiato - un vero odio per loro. Soprattutto per Antonio, tanto da definire come clausola, una libbra della sua carne.

In contrasto all'eroe romantico, definito buono da tutti, e disposto a donare con tranquillità i suoi soldi all'amico, abbiamo quindi l'ebreo Shylock che appare subito come un individuo pieno di malvagità. Tuttavia, il solito intento di Shakespeare è quello di indagare l'animo umano, e di portare quindi il lettore o meglio il suo pubblico a darsi delle risposte alle domande che pone. Shylock è davvero un personaggio del tutto negativo? O si può provare anche una sorta di pietà per lui, essendo un emarginato, un discriminato, maltrattato con costanza dai cristiani?
Anche qui risalta un'altra ambiguità: i cristiani credono di essere davvero così migliori di lui? Se si va bene a leggere le loro parole, le loro azioni, si nota come siano anche loro mossi da avidità, da pregiudizi e sentimenti negativi non così differenti da Shylock. E allora, la domanda torna: possiamo davvero definire solo l'ebreo un personaggio completamente negativo e malvagio?

La bellezza del teatro di Shakespeare sta anche nel fatto che lui non dà mai dei veri e propri giudizi; indaga l'anima dell'uomo, pone davanti agli spettatori determinate parole e azioni, ma sta poi a loro farsi un proprio pensiero.

Personalmente posso dire che se da un lato provo repulsione per certi pensieri di Shylock, dall'altro lato comprendo quanto sia stato portato ad avere una tale condotta, tali sentimenti. E trovo che sul finale sia ignobile togliergli anche l'unica cosa che gli resta: la sua religione.

  Ma l'amore è cieco, e gli amanti non vedono 
le scaltre follie che essi stessi commettono; 
se potessero, Cupido stesso arrossirebbe, 
a vedermi così trasformata in ragazzino.

 

Tornando alla trama. Viene stipulato questo contratto, così Bassanio può recarsi a Belmonte per tentare di conquistare la bella e ricca Porzia. Ma per farlo, deve sottoporsi - come altri prima di lui - a una prova: scegliere lo scrigno giusto, quello che contiene il simbolo di Porzia. Il forziere d'oro, quello d'argento o quello di piombo? Altri prima di lui sono caduti, e non potranno rivelare a nessuno la loro scelta, né avranno modo di dichiararsi ad altre fanciulle.

C'è il motivo del contratto tra Antonio e Shylock, quello degli scrigni di Porzia, ma ancora la fuga di Jessica, figlia di Shylock, per seguire Lorenzo un giovane cristiano di cui è innamorata. E ovviamente non possono mancare due elementi che ritroviamo in quasi tutte le opere del Bardo: la presenza del clown Lancillotto Gobbo, e il travestimento di Porzia per riuscire a salvare Antonio, quando il mercante perderà tutti i suoi beni e le sue navi, e non potrà quindi rispettare il contratto con Shylock.

Non sto ora a raccontare ogni scena dei cinque atti, ma ovviamente come ogni commedia che si rispetti si avrà un lieto fine. Ma non sarà per tutti. I due emarginati della società, infatti, resteranno privi di avere, religione, e rapporti (Shylock); e di amore (Antonio).

Il mercante di Venezia è quindi, come dicevo, strutturato in due ambientazioni dapprima contrapposte, ma che poi s'intrecciano. Da un lato Venezia che rappresenta il mondo reale, luogo di tensioni, ed espressione della società mercantile borghese, e in cui si parla soprattutto in prosa; dall'altro lato Belmonte, il luogo immaginario, quasi fiabesco, dove ha sede l'amore, e una sorta di evasione dalla realtà.

È una storia un po' strana forse, che però racchiude al suo interno temi molto importanti.
La parola che potrebbe rappresentarla è sicuramente “contratto”.
Quello stipulato da Antonio e Shylock in primo luogo, ma anche quello che dovranno sostenere tutti coloro che vorranno conquistare la bella Porzia.
C'è anche il potere del denaro, di cui Shylock incarna il lato più negativo e corrosivo.
Tra le righe poi si potrebbe rilevare il tema dell'omosessualità, che si respira, del resto, anche nei sonetti di Shakespeare. Un'amicizia tra uomini che forse, almeno da parte di Antonio, va oltre. Le parole di Solanio - uno dei suoi amici -, in effetti, fanno molto pensare: “sembra che ami il mondo solo per lui”, ma anche quella malinconia che avvolge l'anima del mercante fa presagire dei sentimenti particolari.

Quest'opera è stata accusata, come dicevo, anche di antisemitismo. In effetti, l'ebreo Shylock non viene presentato bene, anzi. Accecato dall'odio e da un desiderio di vendetta nei confronti di Antonio, e per tutti i soprusi subiti, non accetta né denaro né altro: vuole quella libbra di carne, vuole la sua morte. Come scrive anche il saggista Melchiori, quest'opera è stata scritta tra il 1596 e il 1597 e potrebbe quindi essere integrata in quella campagna propagandistica antisemita promossa qualche anno prima per ragioni politiche dal governo della Regina Elisabetta I.
Tuttavia, resta sempre quella riflessione che vi e mi ponevo prima: è davvero Shylock il personaggio negativo? E i cristiani non sono anche peggio di lui?

 
Shylock:
Un ebreo non ha occhi? Non ha mani, un ebreo, membra, corpo, sensi, sentimenti, passioni? Non si nutre dello stesso cibo, non è ferito dalle stesse armi, soggetto alle stesse malattie, guarito dalle stesse medicine, scaldato e gelato dalla stessa estate e inverno di un cristiano? Se ci pungete, non sanguiniamo? Se ci fate il solletico, non ridiamo? Se ci avvelenate, non moriamo? e se ci fate torto, non ci vendicheremo?

 

 

Concludo, infine, con il personaggio - a mio avviso - più bello e importante della commedia: Porzia.
Porzia è la principessa di Belmonte, un mondo quasi fiabesco, dove lei appare inizialmente come una figura astratta, una principessa della fiabe, che può essere conquistata solo superando una prova. Ogni corteggiatore, infatti, è sottoposto a una scelta: quale dei tre scrigni racchiude il ritratto della donna? Uno è d'oro, il secondo d'argento, il terzo di piombo.
Il significato dietro tale scelta è interessante: sicuramente si fa riferimento all'inganno delle apparenze. È più facile scegliere l'oro e l'argento e disprezzare il piombo, meno nobile sicuramente, ma andando oltre si può scoprire la preziosità nascosta.
Ma Porzia non si limita solo ad essere la principessa che non può scegliere di seguire il cuore, ma solo la volontà di un padre morto; diventa poi un personaggio molto più concreto, quando, si traveste da Baldassarre, un avvocato, e va ad aiutare il povero Antonio. Il momento del processo, con il suo arrivo e il suo discorso è forse uno dei più belli dell'opera. Porzia non è solo una donna bella e ricca, ma dimostra anche la sua intelligenza, la sua astuzia. Scioglie i nodi che la legge degli uomini non riesce a sbrogliare; e poi mette alla prova anche il presunto amore di Bassanio per lei.
Finora è uno dei personaggi femminili che più mi ha colpito positivamente.

Antonio: 
Il mondo lo considero quello che è, Graziano, 
un palcoscenico, su cui ciascuno deve
recitare una parte: e la mia è triste.

 


Opera letta nell’edizione de I Meridiani Mondadori - Commedie Romantiche, curata da Giorgio Melchiori, e con la traduzione di Sergio Perosa. Alcune informazioni per il mio articolo, soprattutto sulle fonti, le ho prese e poi rielaborate a mio modo dal volume “Shakespeare. Genesi e struttura delle opere” sempre di Giorgio Melchiori; ma anche dall'edizione Garzanti con traduzione e introduzione di Alessandro Serpieri, e dalle lezioni di Cesare Catà che ho avuto modo di seguire lo scorso anno.

Voto: ♥♥♥♥

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