E il primo mese estivo ce lo siamo tolto dalle palle.
Forse non è il modo più opportuno per iniziare un articolo, ma per me giugno è stato caldo, troppo caldo, immensamente caldo. E questo comporta essere nervosa, non stare bene fisicamente, non riuscire a combinare nulla perché basta uscire di casa per far fatica anche a respirare. E intanto i social ti mostrano persone felici, vivere la stagione più bella - a detta di molti -, andare qui e lì, e tu ti chiedi: ma allora qual è il mio problema?
Il caldo mi rende irrequieta e l'ansia aumenta. Ho provato tristezza, rabbia, una profonda stanchezza fisica e mentale. Sentimenti troppo negativi per riportarli qui. Mi sono chiesta sempre più spesso il senso di continuare a stare sui social, di portare avanti questa mia passione. Tanto ormai tutto si basa sull'ai, sempre più visibile tra immagini, video e sì, anche testi. Allora a che serve continuare a sbatterti per portare qualcosa di veramente tuo, se gli altri delegano tutto a un'intelligenza artificiale? Mi si potrebbe rispondere: perché in un mare di contenuti superflui e tutti uguali, è ancora importante preservare la propria autenticità. Sì, una bella frase, ma alla lunga la stanchezza si fa sentire, e la passione forse non aiuta più. Che senso ha?
Che poi mi chiedo sempre di più come possano piacere dei contenuti TUTTI UGUALI, privi d'anima, della propria sensibilità. Non nasciamo tutti artisti, io stessa non ho queste competenze grafiche, ma esistono strumenti come Canva che potrebbero aiutarti a portare un contenuto carino, che resta tuo. Perché continuare a usare l'ai? Ultimamente io vedo post tutti uguali: sui toni di sabbia, con immagini sfumate ai lati, e testi brevi, puntati, banali. E fatto. Wow, che bellezza. Si finisce davvero per omologarsi, dov'è il valore di ognuno di noi? La nostra unicità?
Quando ha iniziato a diffondersi l'intelligenza artificiale anche io sono stata subito attratta e non sto dicendo che non possa essere uno strumento utile, magari in certi lavori, o perché no per cercare di schiarire delle idee che già si hanno, ma far creare tutto all'ai è davvero così bello? Io non credo. Ormai provo una tale nausea nel vedere immagini che non sono neanche belle da vedere, video che a volte fanno anche un po' impressione. La cosa triste è che, anche quando fai una ricerca sui motori di ricerca, inizi ad avere delle difficoltà nel trovare immagini originali. Sono abbattuta.
Per non parlare poi dei mille caroselli con diecimila copertine di libri che neanche sono stati letti. Un format che attira like, commenti e anche follower, ma alla lunga non lo trovate stancante?
Io al massimo creo questo format quando voglio segnalare nuove uscite, o titoli con tematiche importanti - come la Palestina - per diffonderli, pur chiarendo quali ho letto e quali no.
Non lo so. Forse sono io che ormai non so più stare sui social. Forse è un mio problema. Sono polemica, sono esausta. Vedo il modo crollare, un'ignoranza e una violenza sempre più diffuse, e faccio fatica a respirare. Quando si è smarrita l'umanità? Dove è finita l'empatia? Perché non si riescono a creare connessioni con altre culture, anziché alimentare l'odio, costruire muri, e tornare a una vera e propria caccia alle streghe?
Voi non siete stanchi?
Come fate a vivere nella vostra magica bolla ed essere sempre così felici?
Mi dispiace esordire così in queste nuove pagine di diario, ma sono questi i sentimenti che mi hanno accompagnata in questo ultimo mese. Ed io non so mentire. Non mi piace mostrare al mondo solo le immagini belle, preferisco essere sempre vera.
Libri
Per fortuna i libri mi danno sempre un po' di conforto, in un mondo che mi piace sempre meno, in un'esistenza in cui faccio sempre più fatica.

Zofloya o il Moro, Charlotte Dacre
Storie effimere è una piccola realtà editoriale che, a mio parere, sta facendo un ottimo lavoro nella pubblicazione di titoli e autori meno noti, ma davvero interessanti. Come Charlotte Dacre e il suo Zofloya: un romanzo gotico ambientato nella Venezia del Quattrocento dove troviamo figure femminili, in particolar modo Vittoria, decisamente distanti dall'immagine angelicata di molti altri romanzi. È una lettura che mi ha davvero colpita, soprattutto per la descrizione di queste donne che cercano il potere, la vendetta e anche il dominio sessuale. Quando poi arriva Zofloya, il romanzo si fa ancora più cupo e appassionante.
Entra il fantasma, Isabella Hammad
Tornando alla Palestina ho deciso di recuperare questo titolo in biblioteca, dopo aver ascoltato l'autrice al Salone del Libro. Qui incontriamo una donna palestinese che ha vissuto la sua vita in Inghilterra, ma torna nella sua terra d'origine per trovare la sorella. Una regista teatrale le chiede di partecipare alla messa in scena di Amleto, in arabo. Questo sarà anche un modo per riflettere sulla sua famiglia, sulla vita in quella terra, sull'orrore e sull'importanza dell'arte, che diventa una vera e propria forma di resistenza. Mi è piaciuto molto soprattutto per quest'ultimo aspetto. Perché sì, l'arte stessa è politica, e può essere benissimo un modo non solo per fare resistenza, ma anche per diffondere messaggi importanti. Quindi quegli intellettuali o artisti che dicono di non parlarne, di non inserire certe questioni nella loro arte, non capiscono un bel niente.
Sabishisa - La solitudine, Ethel Mannin
Ethel Mannin ormai la ritengo una delle mie autrici del cuore. Sono rimasta subito incantata della sua penna con Lucifero e la Bambina, l'ho ammirata per il suo attivismo per la Palestina, che emerge nel suo romanzo La strada per Be'er Sheva, e adoro il modo in cui riesce a spaziare tra temi e luoghi, portandoci questa volta nel Giappone degli anni Cinquanta. Qui troviamo una storia d'amore tormentata tra una donna inglese e un ragazzo giapponese. Ma non è solo questo, anzi! C'è soprattutto un discorso sulle differenze in cui occidentali e orientali si rapportano a temi come la vita, la morte, l'amore; ma affronta anche tematiche come la solitudine, l'estraneità, l'incomunicabilità. Interessante è anche proprio il concetto di Sabishisa, che sento molto mio.
Dall'altra parte, Bernardo Atxaga
Al Salone, Valentina mi ha dato la possibilità di leggere questo libro, scoprendo un autore per me del tutto nuovo. È una raccolta di racconti, alcuni collegati anche l'uno all'altro, che vanno ad affrontare, in modo surreale, i concetti di vita e morte. Storie per alcuni versi molto strane, che spesso sono narrate dal punto di vista di animali chiamati a osservare il mondo degli umani. Ci sto ancora riflettendo, ma devo dire che mi ha decisamente colpito, e ne vorrei scrivere con più calma nei prossimi giorni. Arriva presto il mio pensiero!
Persepolis, Marjane Satrapi
Non so perché ho atteso così tanto per leggere questo titolo. Avevo visto il film lo scorso anno, ma poi ho lasciato il testo in libreria. Credo che ogni libro abbia il suo momento. Mi ha chiamato qualche giorno fa, ho risposto, e l'ho divorato in poche ore. Proprio adesso che lei non c'è più... però, la sua voce continua a vibrare tra queste pagine importantissime e preziose. Ecco, forse arrivo tardi a dirlo, ma credo che sia essenziale leggere e rileggere questa sua testimonianza per capire veramente la complessità dell'Iran, la sua storia, e non lasciarsi ingannare né dalla propaganda interna, né da quella esterna (se poi sono Usa e Israele a portarla avanti, ancora peggio).
Se non lo avete ancora fatto, leggetelo.
Se lo avete già letto, tornate tra queste pagine per capire la realtà e non lasciarvi incantare dalle stronzate.
Qui c'è tutto. Grazie, Marjane.
Anche di questo arriverà una riflessione più dettagliata, prossimamente.
Attualmente ho in lettura anche Le sedie crudeli, di Barbara Comyns, altra autrice che adoro! Vi farò sapere che ne penso.
Film
Come sempre guardo poco, perché spesso non ho granché testa e voglia per affrontare film o serie tv. Comunque ho deciso di recuperare altri due film dello Studio Ghibli e un altro film dolcissimo d'animazione. Se nei libri sono spesso alla ricerca di contenuti forti, ammetto che dal punto di vista cinematografico ultimamente cerco qualcosa di più spensierato, ma allo stesso tempo toccante.

Laputa. Castello nel cielo
Laputa è una leggendaria città-castello volante che viaggia nel cielo da centinaia di anni nascosta dalle nuvole. Protagonisti sono due ragazzi, Pazu - che lavora nelle miniere e sogna di poter vedere proprio quella città-castello dopo che suo padre è riuscito a scattarne una fotografia - e Sheeta una misteriosa ragazza che sia i pirati dell'aria, sia l'esercito vogliono catturare per la pietra che porta al collo. Un'avventura tra terra e cielo, che mette in luce molte tematiche a cui Miyazaki sembra essere molto legato: la riflessione su come gli esseri umani reagiscono davanti al potere, il contrasto ma anche la possibile connessione tra tecnologia e natura, la tematica del volo, come simbolo di libertà, di assenza di limiti, pur essendoci anche lì possibili pericoli. Credo che sia molto forte proprio questo discorso su quanto l'essere umano, avido di potere, sia solo capace di distruggere la terra e la natura, anziché esserne custode. Emblematica è l'immagine dei robot che su Laputa diventano custodi, ma rischiano di essere anche una minaccia. Non c'è una condanna alla tecnologia se, però, usata nel modo giusto, nel pieno rispetto dell'altro e della terra in cui viviamo. O almeno, io l'ho interpretata così.
Il Robot Selvaggio
Rappresentazione cinematografica dell'omonimo romanzo illustrato, ci trasporta in una sorta di mondo futuro, dove a causa di un incidente dei robot finiscono su un'isola popolata solo da animali. L'unica 'superstite' sembra essere Roz, un robot costruito per essere d'aiuto agli umani. Attivato dagli animali dell'isola, Roz cerca di comprenderli e aiutarli, ma inizialmente non è per nulla facile. Anzi, verrà considerata un vero e proprio mostro. Eppure qualcosa cambia quando distrugge involontariamente un nido di oche, lasciando intatto solo un uovo, da cui emergerà Beccolustro che vedrà subito in lei la sua mamma. Da qui in poi inizieranno una serie di avventure, che porteranno il robot a provare delle emozioni quasi umane e, insieme all'aiuto di una volpe solitaria, riusciranno a occuparsi di quella piccola ochetta che per il suo aspetto verrà disprezzata dai suoi simili. Eppure, anche l'esserino più fragile può essere destinato a cose grandi. È una storia tenera, forse non ha nulla di così originale, ma a me è piaciuta. Sicuramente è destinata soprattutto a un pubblico di bambini, ma la sua dolcezza e alcune tematiche mi hanno, lo stesso, toccato il cuore.
Kiki, consegne a domicilio
Anche questo è tratto da un romanzo per ragazzi, e protagonista è Kiki, una strega di 13 anni che, seguendo la tradizione, deve lasciare la casa di famiglia insieme al suo gatto nero Jiji, per trovare una nuova città dove stabilirsi e affrontare il suo anno di noviziato. Il suo sogno è sempre stato quello di vivere in una città di mare ed è così che, quando durante il volo in sella alla sua scopa, scorge Koriko, decide di fermarsi. Inizialmente per lei è dura, non è così accolta bene dagli abitanti del luogo, fino a quando, però, non incontra la fornaia del paese che, in cambio di aiuto nel suo negozio, le offre un alloggio. Qui Kiki, avendo come unica dote la capacità di volare sulla scopa, si mette al servizio degli abitanti, offrendo le sue “consegne a domicilio”. Ma, quando, all'improvviso sembra perdere quel suo potere (non riuscirà più a volare e non comprenderà neanche più il suo gatto), sente di crollare. Chi è, senza la sua magia?
È una storia che affronta il tema della crescita, di quel passaggio dall'infanzia al mondo dell'età adulta. Kiki affronta la sua vulnerabilità e, grazie anche all'aiuto di una ragazza pittrice, riuscirà a comprendere che i momenti di incertezza possono esistere, ma possono aiutare anche a crescere, a comprendere meglio sé stessi. Basta forse riuscire a credere un po' di più nelle proprie capacità. Una storia carinissima. Anche se... che peccato che non riesca più a sentire la voce del suo gattone!
Eventi
Come dicevo, non ho fatto molto a giugno. Però a fine mese c'era la Battaglia delle Chiuse nel mio comune, e abbiamo deciso di viverlo un po', nonostante il caldo atroce. Si tratta di una sorta di ritorno al medioevo, all'epoca dei Longobardi, con tanto di moneta 'tipica'. Cibo, musica, balletti, rapaci e fuoco. E, per finire, uno spettacolo che va a rievocare lo scontro tra Carlo Magno e il principe longobardo Adelchi. Quest'anno hanno aggiunto il tema dell Masche, le streghe piemontesi, e devo dire che mi è piaciuto! Si tratta di attori non professionisti, anzi, sono uomini e donne del borgo, quindi ci sta che non sia una rappresentazione perfetta da un punto di vista teatrale. Ma io ammiro molto chi decide di mettersi in gioco e credere nel proprio paese, non perdendo le tradizioni. E poi mi piace che riescano a creare sempre un collegamento con il tragico presente. In questo caso si dà sempre la colpa a un capro espiatorio, non mettendo in luce quale sia il vero male.
Sono, invece, stata delusa dallo spettacolo del fuoco. Un vero peccato.
Al Libro Ritrovato abbiamo fatto solo un giro molto veloce, perché avevamo le nostre nipotine con noi. Però ho trovato il nuovo libro di Francesca Albanese che non vedo l'ora di leggere!
Ah, hanno riaperto anche il Lago dei Camosci e ho potuto vivere un momento tra musica e natura. Anche se per ora ho partecipato poco. Spero di fare di più a Luglio, Agosto e Settembre. Vedremo.
Note di bellezza
I libri, mia consolazione in un tempo tanto duro.
Le collaborazioni belle, che spesso non ti aspetti, ma per cui sei sempre grata.
Passare del tempo con le nipotine. Essere zia resta qualcosa di molto più bello, che diventare madre, per me.
Le feste in paese, nonostante il caldo atroce.
Gli aperitivi al Lago dei Camosci: tra natura e musica.
Boh, son sincera. Mi sforzo di trovare cose belle per non vedere tutto nero, ma a volte è difficile.
Ci risentiamo a fine Luglio, nella speranza di sopravvivere al caldo, al nervosismo, e allo schifo di questo assurdo mondo.
ps. SMETTETELA DI USARE L'AI IN QUESTO MODO, ritrovate la vostra sensibilità. Grazie.





