Quando il mondo dorme. Storie, parole e ferite della Palestina, di Francesca Albanese

9 ago 2025

Libri

Ho avuto la preziosa opportunità di ascoltare dal vivo Francesca Albanese ed è stata una delle serate che mi hanno arricchito di più sia culturalmente che umanamente. Relatrice speciale ONU sulla situazione dei diritti umani nel territorio palestinese occupato, per il suo lavoro importante, è stata e continua a essere anche oggi vittima di accuse false mosse contro di lei. Un odio portato avanti dalla propaganda del governo israeliano con la complicità di molti paesi occidentali. Eppure se ci si soffermasse ad ascoltarla realmente o a leggere i suoi lavori e anche il suo ultimo libro Quando il mondo dorme, storie, parole e ferite della Palestina si comprenderebbe quanto queste accuse di antisemitismo o altro siano infondate. Francesca è una luce in questo mondo sempre più oscuro: è il riflesso di un'umanità e di un profondo senso di giustizia che molto spesso rimane nascosto dietro un muro di indifferenza che fa male. 

Sono andata ad ascoltarla alle OGR di Torino e, seduta su quella sedia, stringendo tra le mani il suo libro, mi sentivo molto piccola. Ero davanti a una persona che per me è un faro, che ha tanto da insegnare a chi è capace di ascoltare. Ammiro tantissimo il suo coraggio e la sua forza di non arrendersi nonostante il rischio al quale si espone. 

Non sono neanche riuscita a dirle nulla per quei pochi minuti in cui ho potuto farmi autografare il libro, eppure ho incontrato il suo sguardo, e ho capito che dovevo continuare a fare quanto possibile nel mio piccolo affinché anche io possa essere una sorta di luce.

È quando il mondo dorme che si generano i mostri.
Di mostri ne abbiamo già parecchi, tra noi. Prima di tutto, la nostra indifferenza.


© una valigia ricca di sogni - marta.sognatrice


Non è facile per me descrivere questo libro, perché a mio modesto avviso, è uno di quelli da leggere per poter comprendere la potenza di certe parole e riflessioni. Però, ovviamente, ci tenevo a diffonderlo e a spendere qualche mio personale pensiero. 

In questo suo lavoro Francesca Albanese, attraverso le parole di alcune persone a lei care, cerca di sviscerare i temi fondamentali per comprendere la storia, il presente e il futuro della Palestina. Ce lo racconta in un modo chiaro, con la sua stessa esperienza di persona che ha vissuto in quella terra, a cui all'inizio si è avvicinata per pura curiosità culturale e poi con uno sguardo giuridico. 

Il primo capitolo è sicuramente il più toccante perché verte su quella che è l'infanzia in Palestina, e non poteva non citare Hind, la piccola bimba di Gaza, uccisa barbaramente dai soldati israeliani mentre era nella macchina dei suoi zii. Hind, che è diventata un po' il simbolo di questo genocidio. Albanese non potendo andare direttamente sul posto per condurre le sue ricerche - non avendo l'autorizzazione del governo israeliano - ha iniziato a fare una serie di focus group per intervistare i bambini on-line. I bambini nella Palestina occupata crescono in una brutale e costante esposizione alla violenza: tra arresti assurdi, case distrutte, violenze inaudite. Eppure, in loro resta forte l'amore per la scuola, per la vita. Sono bambini a cui è stata rubata l'infanzia e che, anziché pensare alle cose più spensierate e belle di quell'età, si ritrovano a parlare delle loro paure. No, non c'è la semplice paura del buio, ma quella della morte, della perdita dei propri cari, degli arresti, e di vedere la propria casa distrutta.

Negli ultimi anni scorrono le immagini di queste creature, ed è difficile se non impossibile restare indifferenti. Accanto al dolore atroce nel vedere tutta questa crudeltà - che è aumentata anche negli ultimi mesi -, però ci sono anche scene in cui i bambini cercano di giocare tra le macerie, come nel tentativo di provare a preservare un poco l'infanzia. Già da queste immagini, però, a me sembra veramente assurdo riuscire a voltarsi dall'altra parte... A questi bambini viene anche tolto lo spazio per immaginare.
Tuttavia è ovvio che non sono solo i bambini a essere uccisi, ma anche uomini, donne, anziani. E su tutti loro bisognerebbe concentrare la nostra attenzione.

Hind, Francesca Albanese non l'ha conosciuta personalmente, ma poi i capitoli che seguono racchiudono le parole di uomini e donne che nel corso degli anni le hanno permesso non solo di conoscere realmente la Palestina, ma anche di fare un vero e proprio lavoro su sé stessa, cercando di spogliarsi pian piano di ogni strato di preconcetti e ignoranza che rischiano di appesantire la visione della realtà. 

Questo è uno dei concetti che più mi è rimasto impresso durante la lettura del libro, perché è un lavoro che sto cercando di fare anche io su me stessa negli ultimi due anni. Nel corso della mia vita sono stata una persona profondamente ignorante sulla Palestina. Ho sempre pensato che ci fosse davvero un conflitto tra due popoli che non riuscivano a trovare sintonia e sapevano solo odiarsi reciprocamente. Mai mi sono soffermata su testi che, invece, avrebbero potuto aiutarmi ad avere una visione molto più chiara di quella terra, della sua storia.

«Bisogna essere proprio ignoranti per non sapere, per non capire, per non vedere il colonialismo in Palestina, o per negare che i palestinesi siano gli oppressi e gli israeliani gli oppressori». C'è qualcosa che non va, afferma ancora Gabor, in chi non riesce a vedere come l'ebraismo, la sua religione, venga strumentalizzato in nome di un etnonazionalismo che si fonda sulla premessa di un'ideologia discriminatoria. 

Il 7 Ottobre 2023 ha rappresentato per me uno spartiacque tra la Marta che ero e quella che sono ora. E qualcosa è profondamente cambiato in me, è come se avessi perso un pezzo di me stessa che non potrò mai riavere indietro. In verità sono sempre stata una che odia le ingiustizie e nella mia vita ho cercato costantemente di informarmi sui genocidi, non limitandomi solo a quello della Shoah, che comunque è stato preponderante nella mia educazione. Non nego di sentirmi ancora oggi in difetto per non aver capito prima la realtà delle cose, ma da quel momento non ho mai smesso di informarmi, di conoscere, di abbandonare pian piano ogni preconcetto e attuare una sorta decolonizzazione della mente, un concetto che viene benissimo espresso in questo libro. Ossia abbattere confini e barriere, fare del nostro meglio per liberarci delle infrastrutture che ci impediscono di restare in contatto con ciò che di più umano e vero abbiamo in comune su questa Terra. Preservando così l'umanità dell'altro, e la nostra stessa umanità.

Attraverso le voci sia di Palestinesi sia di Israeliani, Francesca Albanese cerca di riflettere su diversi temi fondamentali: da quella che è l'infanzia in Palestina, alle conseguenze dell'occupazione, e al cosa significa vivere davvero a Gerusalemme, tra muri altissimi, check-point e case illegalmente espropriate. Affronta anche il tema dell'antisemitismo - di cui è ingiustamente accusata -, dell'apartheid e di come abbatterlo anche attraverso il movimento BDS, e ancora si domanda fino a che punto possa arrivare la crudeltà di un genocidio - con testimonianze dirette di un medico, Ghassan Abu Sitta, che ha visto con i propri occhi quello che sta succedendo negli ospedali di Gaza. Ci sono anche i pensieri di chi, come Malak Mattar, è riuscita a uscire da quel campo di concentramento a cielo aperto e a venire in Europa, anche se con molte difficoltà, e tenta con la sua Arte di diffondere il grido disperato del suo popolo. 

Questi sono solo alcuni spunti, ovviamente. 

Il focus principale comunque è sempre quello: smetterla di essere indifferenti, educarsi ed educare, acquisire conoscenza e una giusta visione della Storia e della verità. Rimuovere quei preconcetti che ci sono stati trasmessi e che non ci permettono di aprire gli occhi. E fare, fare qualcosa. Perché ogni più piccola azione può servire: dal boicottaggio dei prodotti o dei servizi, al scendere in piazza, ma anche semplicemente ascoltare i palestinesi, non ignorare la loro voce, ma anzi diffonderla. E supportarli. Perché non hanno bisogno di essere disciplinati e nessuno ha il diritto di scegliere per loro quale governo avere, credendoci superiori. Vanno sostenuti. 

La giustizia per la Palestina comincia dai nostri passi.

Nel raccontare la storia di Malak Mattar, che poi è l'artista della copertina del libro, la mia mente è volata anche ad altri ragazzi e ragazze di cui ho potuto leggere le storie o comunque parlarci un po'. A Yasmin che continua a studiare nonostante l'orrore in cui vive e che mi ha fatto dono della sua arte capace di emozionare profondamente, alle dolci Hala e Jana che hanno un talento unico nell'arte e continuano a mostrarlo al mondo nella speranza anche di aiutare le loro famiglie; ad Asem e Naim che attraverso le parole sanno davvero toccare i cuori e far affiorare le lacrime. E loro sono solo una piccola parte di un popolo giovanissimo che chiede solo di poter vivere, studiare, realizzare i propri sogni e non rinunciare alla propria terra, alle proprie radici. Un popolo che non merita di essere dimenticato. Possiamo tutti essere ponti di speranza, o luci. 
E non lasciare emergere solo il terribile mostro dell'indifferenza.

O ci impegniamo a essere la rivoluzione oppure falliremo, perché nessun cambiamento può avvenire nel mondo se prima non avviene dentro di noi. Dobbiamo spogliarci, un preconcetto alla volta, di tutto il bagaglio che ciascuno di noi si porta dietro per andare ogni giorno di più incontro alla verità.

Vi consiglio di cuore di leggere questo libro perché Francesca, sicuramente più di me, saprà spingervi ad aprire davvero gli occhi su tanti temi. E a vedere quella terra in maniera diversa, anche turisticamente parlando - attraverso, magari, dei tour alternativi come quelli promossi da Abu Hassan, che non va a riscrivere la storia di quella terra come qualcun altro fa-.
C'è una Francesca molto umana tra queste pagine, che va oltre il suo lato giuridico. Una Francesca che si espone, anche con le sue fragilità e i suoi errori, e la sua forza, il suo forte desiderio di giustizia, la sua incredibile umanità.


Io, in cuor mio, continuo a coltivare la speranza di vedere una Palestina libera e ricostruita ancora più bella di prima. E chissà, magari un giorno, potrò andare anche io ad ammirare uno di quei meravigliosi tramonti sul mare che Gaza sa donare.

Nessuno è libero, finché non sono liberi tutti. Tutti.

IL LIBRO

Quando il mondo dorme. Storie, parole e ferite della Palestina
Francesca Albanese
Casa editrice: Rizzoli
Pagine: 290
Prezzo: 18.00€
Anno di pubblicazione: 2025
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