
Quando ho visto la pubblicazione dell'ultimo saggio di Ilan Pappé ero desiderosa di leggerlo e ringrazio Fazi Editore per avermi omaggiato di una copia digitale. Ma poi, ho provato una sorta di difficoltà nell'iniziarlo. Forse perché con tutto quel che succede nel mondo, con i riflettori sempre più spenti su quel lembo di terra dove in molti credono davvero ci sia una pace (spoiler: non c'è mai stata), provo troppa sfiducia, la mia speranza vacilla, e il pessimismo si fa sempre più forte. E quindi mi sono chiesta: come fai Ilan ad avere questo ottimismo? A riuscire a scorgere una possibile strada verso una Palestina libera? Eppure, come sempre riesce ad analizzare in modo chiaro e semplice - pur nella sua complessità - quello che potrebbe essere il solo valido scenario verso un cambiamento.
Non vi fermate al titolo, andate oltre.
Mi piace seguire le tradizioni, odio la fretta che svuota tutto. Ecco perché per me il periodo natalizio ha veramente avvio solo dall'8 Dicembre. Come dicevo in questa mia newsletter credo che ormai la fretta stia rovinando tutto. La bellezza delle feste, delle stagioni, del vivere ogni singolo giorno. Anticipiamo tutto. Non viviamo, profondamente, più nulla. Ma, visto che l'8 dicembre è arrivato (e passato), ora anche sul mio blog voglio consigliarvi qualche titolo letto quest'anno che potrebbe, magari, darvi ispirazione per i vostri regali! Sì, troverete soprattutto piccole e medie realtà editoriali decisamente meritevoli.
Oggi è la Giornata internazionale della solidarietà al popolo palestinese. Ogni anno, in questo giorno, le Nazioni Unite sollecitano un'azione immediata nel tentativo di garantire ai Palestinesi i propri diritti umani, la sovranità e l'indipendenza dall'occupazione israeliana. La comunità internazionale sottolinea il suo sostegno al diritto al ritorno dei Palestinesi cacciati nel 1948 in seguito alla creazione dello Stato di Israele, dove più di 760.000 Palestinesi sono diventati rifugiati. Questa giornata è stata istituita il 2 dicembre del 1977 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, attraverso la Risoluzione 30/40 B.
Non ho mai smesso di volgere il mio sguardo verso quella terra, anche se a volte ho bisogno di prendermi dei momenti per non crollare. Mi rendo conto di non essere così forte e, anche se forse in maniera egoistica, credo che preservare la mia sanità mentale sia fondamentale. Giuro che vorrei avere più coraggio e resistenza.
Comunque, come dicevo, non mi sono mai davvero allontanata dalla Palestina e oggi, più che mai, vorrei proporvi un libro bellissimo che, a mio avviso, tutti dovrebbero leggere: Il libro della scomparsa, di Ibtisam Azem.
Ed eccoci arrivati alla seconda parte delle novità in libreria a Novembre. Qui troverete raccolti: Saggi e Varia, Illustrati e Graphic Novel, e altre pagine sulla Palestina.
Pronti? Via!
Settembre è un po' il mese dei nuovi inizi, dei rientri, delle ripartenze e questo ci porta anche ad avere numerose nuove uscite in libreria! Di libri in arrivo ce ne sono davvero tanti - forse anche troppi - e per tutti i gusti. Come sempre in questo articolo, però, vado a selezionare quelli che sono i titoli più interessanti dal mio personale punto di vista. E... sono lo stesso tanti. Ehm...
Li suddivido in narrativa (italiana e straniera), saggi e, naturalmente, non manca la Palestina che avrà sempre un posto qui, fino a che non sarà completamente libera. Leggere ci permette di capire e se non comprendiamo davvero la storia di quella terra, forse non saremo mai liberi neanche noi.
Iniziamo!
Non so parlare di poesia. È uno dei generi che leggo davvero raramente, ma in questo caso ho voluto provarci. Perché è anche attraverso questa forma d'arte che si possono ascoltare le voci dei Palestinesi, le si possono diffondere, e contribuire nel nostro piccolo a sollevare la polvere delle macerie, a non smettere mai di volgere lo sguardo verso di loro, verso la verità.
Oggi vi propongo, in particolare, tre testi diversi che però hanno un filo nella storia.
Qualche anno fa un titolo mi ha subito colpita: Lucifero e la bambina. Da amante delle storie di stregoneria, non ho saputo resistere, e l'ho preso, letto e amato. Questo mi ha dato anche la possibilità di scoprire un'autrice che in molti, all'epoca, hanno definito controversa, ma che a me ha subito affascinato moltissimo: Ethel Mannin.
Quando, quest'anno, Agenzia Alcatraz ha pubblicato il secondo romanzo, ero felicissima. In parte perché potevo tornare a leggere la sua splendida penna, ma soprattutto perché toccava un tema per me di fondamentale importanza, soprattutto negli ultimi anni: la Palestina.
Ethel Mannin, infatti, era antisionista e un'attivista nettamente schierata con il popolo palestinese. La strada per Be'er Sheva è stato pubblicato nel 1963 e rappresentava una sorta di “risposta” al romanzo giudeo-sionista Exodus, di Leon Uris, una sorta di narrazione epica della fondazione dello Stato di Israele, piena di menzogne e distorsioni, ma che ebbe molto successo. Ethel, dal canto suo, voleva parlare anche dell'altra diaspora, quella palestinese. Nessuno in fino a quel momento l'aveva raccontata, facendo diventare quindi il suo lavoro il primo romanzo occidentale a narrare la Nakba e l'esodo del popolo Palestinese dal loro punto di vista.
Ho avuto la preziosa opportunità di ascoltare dal vivo Francesca Albanese ed è stata una delle serate che mi hanno arricchito di più sia culturalmente che umanamente. Relatrice speciale ONU sulla situazione dei diritti umani nel territorio palestinese occupato, per il suo lavoro importante, è stata e continua a essere anche oggi vittima di accuse false mosse contro di lei. Un odio portato avanti dalla propaganda del governo israeliano con la complicità di molti paesi occidentali. Eppure se ci si soffermasse ad ascoltarla realmente o a leggere i suoi lavori e anche il suo ultimo libro Quando il mondo dorme, storie, parole e ferite della Palestina si comprenderebbe quanto queste accuse di antisemitismo o altro siano infondate. Francesca è una luce in questo mondo sempre più oscuro: è il riflesso di un'umanità e di un profondo senso di giustizia che molto spesso rimane nascosto dietro un muro di indifferenza che fa male.
Asem Al-Jerjawi è un giovane giornalista freelance palestinese di 23 anni.
La sua voce è stata accolta dalla casa editrice Another Coffee Stories che ha deciso di pubblicare un testo che racchiude tre storie.
Storie di sfollamento, di fame, di perdite, ma anche di resistenza e speranza.
Ne scrivo oggi, perché per me è importante non voltarsi dall'altra parte.
Non abbiamo forse il potere di fermare tutto, ma possiamo ascoltare le loro voci e contribuire a diffonderle.
Non dimenticare mai.
A Gaza stanno morendo di fame.
Ma il mondo sembra volgere lo sguardo dall'altra parte.
Io, però, non ci sto.
Voglio continuare a diffondere, nel mio piccolo, la voce dei Palestinesi. E oggi, voglio dedicare il mio spazio a Naim Abu Saif.