A Gaza stanno morendo di fame.
Ma il mondo sembra volgere lo sguardo dall'altra parte.
Io, però, non ci sto.
Voglio continuare a diffondere, nel mio piccolo, la voce dei Palestinesi. E oggi, voglio dedicare il mio spazio a Naim Abu Saif.
Naim è un ragazzo di ventidue anni, proveniente dal nord della Striscia di Gaza. Prima del 7 Ottobre stava studiando per diventare giornalista.
Naim ama scrivere e, nonostante debba vivere sotto il costante bombardamento israeliano e le restrizioni imposte, ha deciso di lasciare al mondo la sua storia. La storia della sua famiglia. Una storia che può essere benissimo quella di molte altre famiglie di Gaza. L'ultimo respiro di Gaza è un racconto breve che però strazia il cuore. Eppure in mezzo all'orrore c'è spazio anche per la nostalgia, quella per le arance di Jaffa, la città della sua famiglia; quella per i sogni che sperava di realizzare o per quella vita semplice che però rendeva sereni, lì in quella terra che è parte di sé e non si vuole abbandonare, nonostante tutto. Ma c'è anche la poesia, che s'insinua lo stesso come una fiamma nell'oscurità.
Naim racconta con lucidità e anche coraggio cosa significa vivere sotto l'occupazione e l'assedio da parte di Israele, tra il ronzio incessante dei droni, i bombardamenti senza sosta, il dolore, gli sfollamenti continui, la morte. La scrittura è una forma di resistenza che permette a Naim di gridare al mondo che non è un numero, nella speranza di farlo svegliare da un torpore che non aiuta né loro né noi. Perché un giorno la storia ci giudicherà tutti, e non potremo mai dire “Io non sapevo”.
E la voce di Naim è arrivata. L'ha accolta prima Michela Catalani, che ha deciso di aiutarlo. Poi Anna Giada Altomare della casa editrice Another Coffee Stories, che ha deciso di diffondere il racconto di questo giovane ragazzo, nel tentativo di sostenerlo, di permettergli di realizzare un sogno, e magari lasciare quel luogo per tornare a studiare. In effetti, tutto il ricavato del libro andrà proprio a lui.
Perché, come dice anche l'editrice nella sua prefazione: L'umanità non può essere selettiva. L'umanità o è intera, o non è.
Queste donne e bambini sono forse criminali da uccidere in modo così brutale? Che crimine hanno commesso per essere bombardati da aerei americani? Come può il mondo accettare? Dov'è l'umanità?

La vita di Naim è stata segnata da numerose perdite: il suo amato padre, gran parte della sua famiglia, la sua casa, ritrovandosi sfollato e solo in mezzo a un tale inferno. E lui, con la sua voce intima e profondamente umana riversa in queste pagine proprio quella che è l'esperienza che sta vivendo negli ultimi due, terribili, anni.
Questa novella ha come protagonista Majd, un ragazzo che ha una visione luminosa della vita e che ama il giornalismo e la scrittura. Lo vediamo insieme al suo amico Ali, nei pressi di quel mare che è anche anima dei gazesi, che sognano di dare avvio a un progetto ben preciso: la creazione di un'agenzia di stampa on-line, che verrà poi fatta conoscere attraverso pubblicità e social media. Lì avrebbero inserito immagini, video, editoriali e reportage per diffondere la cultura del luogo. Questo accade il 6 ottobre 2023 quando, nonostante le difficoltà sempre presenti, c'era ancora una sorta di tranquillità e ottimismo per il futuro.
Ma il 7 ottobre cambia tutto, gettando Majd e la sua famiglia e tutto il popolo palestinese in un inferno che non sembra, ancora oggi, avere fine. Anzi, è sempre peggio. Majd, sua madre Yasmine - una vedova che si deve occupare dei suoi cinque figli, e anche di un'anziana amica di sua madre - le sue due sorelle e uno dei fratelli, sono costretti a lasciare la loro casa, e iniziano a essere costantemente sfollati da un luogo a un altro. Prima a Jabalia, presso uno zio, poi nelle scuole dell'UNRWA che però sono troppo affollate e con pessime condizioni igieniche; e poi ancora verso il sud, a Khan Younis, per finire all'interno di una tenda. Davanti ai miei occhi, mentre leggevo, comparivano tutte le immagini che ho visto nel corso degli ultimi anni.
I bombardamenti, le evacuazioni e gli sfollamenti continui, le menzogne dette da Israele per colpire ospedali e scuole, il terribile ronzio dei droni, le difficoltà stesse di una vita con scarsi servizi igienici, i morsi sempre più terribili della fame. Ma anche il dolore incessante per la perdita dei famigliari. Famiglie intere che vengono distrutte e nessun rispetto neanche davanti a bambini e anziani. L'assassinio di medici, sanitari, giornalisti, per mettere a tacere le loro voci, per non permettere di curare le persone ferite. Ci provate mai a mettervi nei loro panni e a immaginare lo strazio che stanno vivendo?
C'è tanta sofferenza in queste pagine, ma anche solidarietà e resistenza.
Allo stesso tempo, però, leggere direttamente quella che è una voce palestinese, il racconto di un ragazzo che sta vivendo sulla sua pelle questo genocidio, ti aiuta concretamente a capire quello che sta accadendo, senza mediazioni o filtri, andando oltre le già orribili immagini attraverso le quali i palestinesi cercano di mostrare la verità al mondo.
Ad esempio, Naim parla di alcuni esseri spregevoli anche tra gli stessi abitanti di Gaza. Come i ladri che saccheggiano i beni degli sfollati violando la sacralità delle case; o i Perdenti, che si approfittano delle persone più fragili e vulnerabili, o ancora la cosiddetta Brigata dei Banditi che intercetta convogli con aiuti umanitari, vendendo poi tutti i prodotti nei mercati a prezzi esorbitanti. Un aspetto questo che non conoscevo e che mi ha fatto subito pensare al concetto di zona grigia, di cui parlava Primo Levi.
Eppure, più leggo e ascolto le loro voci, e più mi innamoro della Palestina.
Sono persone semplici che lottano ogni minuto per cercare di vivere, e sebbene sanguinino, il loro sangue è rinnovato dalla continua esistenza di Gaza, Gaza è con loro e loro sono Gaza.
Da quando ho iniziato ad aprirmi all'altro e, in questo caso, ad alcuni palestinesi che mi hanno scritto, mi sono accorta della bellezza di questo popolo.
Sono persone che amano la vita, che hanno sogni, che continuano a studiare nonostante tutto, perché per loro è fondamentale. C'è chi ama l'arte e chi la scrittura. Chi decide di essere un giornalista per raccontare al mondo la verità, anche a costo della sua vita. Sono pazienti, gentili, coraggiosi. Hanno sempre una parola dolce per te, anche quando purtroppo non riesci ad aiutarli in maniera più tangibile.
Non voglio mentire: il racconto di Naim è crudo, ci sono delle descrizioni che fanno particolarmente male. Le storie di Majed, Nour, la sua bimba Yaffa e il piccolo che ha in grembo, e Maryam e Huda sono quelle che forse straziano di più l'anima. Ma non solo. Tuttavia non voglio descrivere di più, perché questo libro va letto. Senza vederlo per forza come una semplice narrazione, ma come la voce viva e potente di un ragazzo che grida al mondo di svegliarsi, di dimostrare un po' di umanità.
È una testimonianza forte e preziosa, che sicuramente va a smuovere qualcosa dentro ognuno di noi. Perché se sei umano, se hai un briciolo di sensibilità, se sei ancora vivo, non potrai non esserne colpito nel profondo. Ed è soprattutto un modo per aiutare.
Acquistando questo libro, infatti, possiamo contribuire a donare.
Possiamo rispondere al suo grido.
Possiamo dimostrare di avere ancora un cuore.
Possiamo essere quel respiro in più per Gaza.
Perché sì, tutti proviamo una sensazione di impotenza non avendo il potere di fermare tutto, ma tutti possiamo ugualmente fare qualcosa. Anche un gesto piccolo può contribuire a cambiare un'esistenza, a salvare una vita, a non restare indifferenti.
Pensateci, davvero.
È sempre meglio averci provato, che non aver fatto nulla.
Se volete aiutare Naim e ascoltare la sua voce vi lascio alcuni link.
Sul sito della casa editrice trovate il Libro.
Se volete seguirlo e magari parlare con lui questo è l'account instagram.
Se volete donare qualcosa, qui trovate il link.
Che tipo di mondo vede fame, uccisioni e distruzione e non muove un dito? Le flagranti violazioni contro l'umanità a Gaza indicano un mondo che si dirige verso la distruzione, le barbarie, la brutalità, l'ipocrisia e il terrorismo.
Ringrazio di cuore Michela per avermi dato l'opportunità di leggere questa storia, ma anche di poter fare quel piccolo gesto in più.
Ci tengo anche a sottolineare una cosa: questo è il primo libro di una collana destinata a raccogliere le voci dei palestinesi, per restituire complessità a un popolo sempre più ridotto a un misero numero. Storie senza filtri, ma anche arte. Come quella di Jana, una piccola artista di soli 15 anni di cui potete trovare e acquistare una stampa della sua arte. Un frammento di speranza per aiutare lei e la sua famiglia.
Gaza non ha più tempo.
Facciamo qualcosa.





