
Nel suo precedente romanzo, La Borda, Alessia Rossi aveva affrontato il tema della paura, del potere delle storie che a volte possono far vedere realtà distorte, ma anche della difficoltà nel credere in sé stessi e che porta un po' a chiudersi nel proprio mondo, allontanando persino chi ci vuole bene.
In Ultimo giro di trottola, pubblicato di recente sempre nella collana I notturni di Edizioni Piuma, porta al centro il concetto di rabbia. Quella feroce, che spesso ci spinge a odiare il mondo e a non vedere, invece, la verità. Perché alle volte si cerca di seppellire nella sabbia certi ricordi, di idealizzare troppo il passato o una persona, a scegliere di non vedere momenti, parole o azioni che ancora sono capaci di ferire.
Bernardo Atxaga era, per me, un nome del tutto nuovo. Non sapevo nulla di lui, né della sua scrittura. Eppure, quando Valentina mi ha proposto l'ultimo libro che hanno pubblicato per 21Lettere, ne sono rimasta subito attratta. Forse perché i libri che s'interrogano sulla vita e sulla morte esercitano sempre un certo fascino su di me, ed ero molto curiosa di scoprire come l'autore avesse scelto di raccontare questo tema. Inoltre sono sempre aperta alla conoscenza di nuovi autori e autrici. Credo che la curiosità sia il motore più bello nella lettura. Esplorare, scoprire, addentrarci in sentieri spesso distanti dall'ordinario, dal noto, dal conosciuto, ci permette di incontrare mondi e scritture che lasciano il segno.
“Dall'altra parte” è una raccolta di quattro racconti in cui la vita e la morte sono rappresentate come due facce della stessa medaglia. Ma è il modo in cui sono narrati a rendere la lettura molto interessante e, sicuramente, insolita. Spesso la voce e lo sguardo sono quelli di animali che sono chiamati da una voce interiore a osservare con la propria sensibilità - anche in modo distaccato - il mondo umano, a far emergere tutto quello che accade o, forse, anche a svelare eventuali crimini. In altri racconti, invece, tutto è affidato al sogno o all'allucinazione: quindi siamo un po' sospesi sulla soglia, su quel confine tra mondo reale e l'altrove che ti lascia addosso anche una serie di domande.
Ho conosciuto questa casa editrice su instagram, perché sono subito rimasta attratta da un titolo a tema streghe, e anche dalla presentazione. Diciamo che quel logo con il gatto nero non poteva lasciarmi indifferente. Così, al Salone del Libro siamo andati a scoprirla e devo dire che ha tutte le carte in regola per piacermi molto! Oggi, dunque, vi presento una nuovissima realtà editoriale indipendente: Controversi Edizioni. Ne abbiamo parlato con l'editrice Rita Rassu, che ringraziamo per il tempo che ci ha concesso!
Riflessioni di Giugno.
Libri letti, film visti, e qualche nota di bellezza in un mese troppo caldo.
Nel glossario curato da Dar Usacheva, posto alla fine del romanzo, Sabishisa viene descritto come un “sostantivo giapponese derivante da sabishii che indica una sensazione profonda di solitudine, desolazione, tristezza o mancanza. Rimanda a una malinconia interiore, al senso di vuoto causato dall'assenza, e non soltanto a un senso di solitudine fisica, ma anche e soprattutto alla fine di un momento felice, che è quindi velato di tristezza e nostalgia”.
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E questa stessa sensazione la ritroviamo tra le pagine del romanzo di Ethel Mannin, Sabishisa - la solitudine, pubblicato di recente da Agenzia Alcatraz che sta facendo un ottimo lavoro di recupero delle opere di questa straordinaria autrice. Questa solitudine esistenziale permea ogni pagina, collegando due mondi diversi che cercano contatti, ma si scontrano molto spesso con l'incomunicabilità e i differenti modi di vivere l'amore e la morte.