
Nel glossario curato da Dar Usacheva, posto alla fine del romanzo, Sabishisa viene descritto come un “sostantivo giapponese derivante da sabishii che indica una sensazione profonda di solitudine, desolazione, tristezza o mancanza. Rimanda a una malinconia interiore, al senso di vuoto causato dall'assenza, e non soltanto a un senso di solitudine fisica, ma anche e soprattutto alla fine di un momento felice, che è quindi velato di tristezza e nostalgia”.
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E questa stessa sensazione la ritroviamo tra le pagine del romanzo di Ethel Mannin, Sabishisa - la solitudine, pubblicato di recente da Agenzia Alcatraz che sta facendo un ottimo lavoro di recupero delle opere di questa straordinaria autrice. Questa solitudine esistenziale permea ogni pagina, collegando due mondi diversi che cercano contatti, ma si scontrano molto spesso con l'incomunicabilità e i differenti modi di vivere l'amore e la morte.