
Arrivati a metà mese torna il consueto appuntamento con le uscite del mese (oltre a qualche recupero di marzo che mi era sfuggito)! Pronti a scoprire cosa ho selezionato? Ne sono tanti, quindi non mi perdo in troppe chiacchiere e arrivo dritta al succo!
A volte provo una sorta di senso di colpa nel metterci così tanto a leggere e analizzare un libro. Però sono una di quelle persone che ha bisogno di tempo per rifletterci su e trovare le mie parole, allontanandomi un po' da una fredda narrazione di un testo. Mi piace metterci del mio, piccoli frammenti di questa lettrice che vuole andare oltre la semplice lettura. E a volte, rileggendo qualche passo, scopro sfumature differenti, nuovi possibili messaggi che arrivano a me. Perché se è vero che il libro è del suo scrittore o scrittrice, è altrettanto vero che una volta donato al mondo diventa anche del lettore, che può ritrovarci la sua interpretazione anche sulla base di quanto letto o vissuto.
Questa mia lentezza, però, mi porta anche a chiedermi: avrò inteso bene? Non starò andando forse troppo oltre? Ed ecco che la Marta insicura prende il sopravvento, soprattutto davanti a letture evocative e fortemente simboliche come L'albero di ginepro, di Barbara Comyns.
Quando esce un nuovo libro di Martina, io so già che voglio leggerlo e che proverò emozioni molto forti. E così è stato, anche questa volta. Ho la fortuna di aver creato un bel rapporto con lei, una reciproca stima, e non esagero nel dire che lei è una di quelle bellissime persone che mi spingono ad andare avanti con la mia pagina instagram, anche quando a volte vorrei fermarmi. Martina Tozzi ha il dono della scrittura ed io spero di arricchire la mia libreria con tanti altri suoi libri, perché è una penna contemporanea che merita tutta l'attenzione possibile.
Quando mi ha chiesto se volessi leggere il suo nuovo libro, un sentito e commovente omaggio alla vita di Virginia Woolf, non ho potuto dire di no. In questo caso non sono una vera esperta della penna di questa grande autrice inglese, ma come sempre dopo aver letto questa biografia romanzata mi è venuta una gran voglia di recuperare altri suoi libri, di approfondire il più possibile il suo estro creativo.
Devo dire che Marzo l'ho vissuto: tra natura, arte, libri e... sorprendendo anche me stessa, tanti film e serie tv. Sono quella che passa da non guardare neanche un film per mesi, a recuperarne tantissimi in un solo mese! Quindi basta chiacchiere che c'è molto da scrivere!
Ci ho messo del tempo a leggere questo libro. Ne sto impiegando altro per scriverne. Non solo perché è un bel saggio di più di 700 pagine, ma proprio per la densità degli argomenti trattati. Mi chiedo spesso: come potrei scriverne? Come potrei riassumere cinquecento anni di storia nativa in un articolo per un blog? Difficile, sicuramente. Ma è uno di quei testi di fondamentale importanza, a mio avviso, per guardare il mondo con occhi diversi, più veri, più giusti.
Sappiamo tutti cosa ha comportato la scoperta dell'America, eppure quel viaggio di Cristoforo Colombo è ancora visto quasi come qualcosa di bello, forse. Una scoperta di incredibile valore. Mentre scrivo risuona nelle mie orecchie la sigla di un cartone animato a lui dedicato che guardavo da bambina, e mi accorgo di quanto la narrazione sia sempre stata di parte, escludendo i popoli nativi di quella terra, relegandoli ai margini, o facendone un'immagine ambigua. Da un lato esseri invisibili o passivi, dall'altro selvaggi spietati contro i bravi bianchi esportatori di civiltà. Ma la realtà, come sempre, è molto più complessa.
Leggere libri come questo apre veramente la strada a un processo non facile di certo, ma che tutti dovremmo iniziare a fare per vivere in un mondo migliore: decolonizzare lo sguardo, smettere di guardare il passato e il presente con un'unica lente che ci è stata data, andare in profondità.
Ne La riscoperta dell'America Ned Blackhawk cerca di riorientare il percorso storico degli Stati Uniti includendo finalmente i veri custodi di questa terra: i popoli nativi. È un saggio che copre cinquecento anni di storia e si basa sul lavoro di molti altri studiosi. Con questo suo testo vuole andare a ricomporre diversi filoni della storia degli Stati Uniti e dei nativi americani, cercando una connessione evidente.