Antonio e Cleopatra, di William Shakespeare - #aTeatroconShakespeare

22 Aug 2022

Libri

Lettura di Luglio per il mio progetto #aTeatroconShakespeare

No, non ho dimenticato il mio progetto sul mio caro William Shakespeare. Vado lenta, sì, ma proseguo con gioia questo mio splendido viaggio tra le sue opere. A luglio ho letto (o meglio ri-letto) Antonio e Cleopatra e, oggi, finalmente trovo il tempo per parlarne un po' sul blog. 
Ogni volta che dedico un articolo al Bardo, ho sempre un po' di titubanza. Parlare del suo teatro, a mio parere, richiede attenzione e anche un po' di conoscenza, per questo cerco di avvalermi anche di saggi di autori e autrici che lo hanno studiato, sicuramente meglio di me.
Torniamo nel mondo classico, in particolare quello dell'antica Roma, e in un certo senso si può dire che prosegue un po' la storia del Giulio Cesare. Ma in questo caso, protagonisti sono Marco Antonio e il suo amore struggente verso l'orientale regina, Cleopatra.

Fonti:


  • Fonte principale è la Vita di Antonio, di Plutarco, nella versione inglese di Sir Thomas North.
  • Per la descrizione di Cleopatra, ci sono vari elementi che Shakespeare potrebbe aver letto: in modo particolare c'era una contrapposizione tra la rappresentazione della lussuria sfrenata per Dante e Boccaccio, e un modello di fedeltà in amore fino alla morte di Chaucer. 
  • La prima Cleopatra in forma di tragedia è quella di Giovan Battista Giraldi Cintho (autore da cui aveva preso ispirazione per l'Otello, e Misura per Misura).
  • Altra possibile fonte potrebbe essere il Marc Antoine di Robert Garnier, opera tradotta in versi inglesi da Mary Herbert, contessa di Pembroke, sorella del grande poeta Sir Philip Sidney. O, ancora, The Tragedie of Cleopatra, di Samuel Daniel.


Pensieri sull'Opera


FILONE: Eh, no, la frenesia del nostro generale
non ha limiti! Quello sguardo superbo
che sul fronte delle legioni balenava
in guerra come Marte armato, ora umile
si piega su una fronte di pelle bruna.
Il suo cuore di condottiero,
che negli scontri di grandi battaglie
faceva saltare sul petto
i fermagli della corazza,
ora senza freno s'è fatto un mantice,
un ventaglio per rinfrescare
i calori di una donna di giro.



© una valigia ricca di sogni - marta.sognatrice -
Immagine: "Anthony and Cleopatra", di Lawrence Alma Tadema

L'opera si apre in Egitto, ad Alessandria. Shakespeare non ci porta a conoscere come Antonio e Cleopatra si siano innamorati, ci getta direttamente qualche tempo dopo. Antonio, il grande condottiero romano un tempo paragonato a Marte, sembra ormai aver perso quell'aura che lo contraddistingue. Perso nei vizi e nella lussuria, nella libidine di un mondo lontano e in un certo senso opposto a Roma, di cui Cleopatra è la personificazione. La regina d'Egitto è vista dai romani come una zingara, una prostituta che, dopo Giulio Cesare (da cui ha avuto anche un figlio) è riuscita ad ammaliare anche Antonio. Ma, proprio in occasione di uno dei tanti banchetti, arrivano notizie da Roma: Fulvia, moglie di Antonio, è morta dopo essere stata allontanata per essersi opposta a Ottaviano; in più Sesto Pompeo minaccia la Repubblica. Antonio è quindi richiamato a Roma, nonostante Cleopatra non voglia. Quando vi giunge, sembra quasi tornare “in sé”: ecco di nuovo il triumviro, il grande condottiero. Ma ad attenderlo c'è anche una proposta da parte del razionale e freddo Ottaviano: per stringere ancor di più un'alleanza tra loro, è costretto a sposare Ottavia, sua sorella. Quando la notizia giunge a Cleopatra, la donna ha uno dei suoi attacchi di profonda ira e gelosia, che si placa solo quando le viene garantito che Ottavia è brutta, e bassa, che non potrà mai eguagliarla. Ma le cose, ovviamente, si complicano. Quello che si comprende subito è la natura ambigua e ambivalente di quasi tutti i personaggi. Il triumvirato, per vari motivi, si spezza e Antonio torna in Egitto, dalla sua amata regina orientale, e si oppone a quello che fino a quel momento era un suo alleato. Scontri, tradimenti, ritirate che fanno vergognare un uomo che fino a pochi anni prima era considerato simile al dio della guerra in persona, e che ora sembra essersi perso, seguendo 'le gonne' di una lussuriosa straniera. Fino ad arrivare al tragico finale. A quella duplice morte per amore, che assume le fattezze di un gesto trionfale. Solo nella morte, il loro amore trionfa.

Si potrebbe pensare di paragonare l'amore di Romeo e Giulietta a quello di Antonio e Cleopatra, ma si ridurrebbe tutto a un misero confronto tra un amore adolescenziale e uno più maturo. Antonio e Cleopatra non sono due giovani amanti, vittime innocenti di una sorte più grande di loro: sono, anzi, un uomo e una donna ormai maturi, la cui sorte dipende tutta dalle loro scelte. Inoltre, non siamo di fronte a un mero scontro tra due famiglie rivali, ma potremmo definire questo dramma classico, come la Tragedia di una fine: non solo di due amanti eccezionali che salutano la vita in maniera trionfale e straziante, ma anche la fine della Repubblica. Con la morte di Antonio, l'allontanamento di Lepido, il potere è ormai tutto nelle mani di Ottaviano. 

Antonio e Cleopatra è una tragedia che mette in scena una serie di conflitti
- quello della passione erotica, che vede lo scontro e l'incontro tra i due protagonisti.
- quello Etnico-Politico, tra due Stati in contrapposizione e lotta tra loro: da un lato Roma, dall'altro l'Egitto.
- quello Imperialista, tra i Triumviri e Pompeo.
- e, infine, il conflitto di Potere tra Ottaviano e Antonio.

Da un punto di vista più umano, Shakespeare rifacendosi alla Vita di Antonio di Plutarco, porta sul palco un uomo scisso tra due mondi: quello romano e quello egiziano. Da un parte abbiamo il condottiero romano che è dedito al senso dell'onore e del dovere, dall'altro l'Antonio che trova nell'Egitto, e quindi in Cleopatra, un senso di bellezza, di libertà, di godimento romantico. 
Anche Cleopatra oscilla tra diverse visioni di sé: tra la cortigiana d'oriente - ritenuta dai romani una prostituta - e l'eroina d'amore; una regina capricciosa, facilmente suscettibile, e calcolatrice e una donna soggiogata dalla passione. In effetti, se devo essere proprio sincera, non sono riuscita ad apprezzare moltissimo l'immagine che ne dà Shakespeare (e altri prima di lui). A tratti appare quasi come una bambina egoista, preda della gelosia, e irritabile; capace di compiere gesti che non si comprendono, e che portano Antonio a provare un profondo senso di vergogna; ma poi, nel finale, nella sua tragica morte sembra provare un coraggio maggiore dell'uomo amato. È lei a darsi una morte più "romana", mentre lui fatica anche in quel suo ultimo, impacciato, gesto. Anche se, allo stesso tempo, la morte di Cleopatra va anche a rappresentare la conseguente vittoria di Roma. 

Lo stesso Ottaviano ha una natura ambigua. Se da un lato è la personificazione della ragione imperiale, e del mondo razionale e ordinato di Roma, dall'altro sembra perdere molta umanità. 

Ancora tra i personaggi, mi piace citare Enobarbo, inizialmente al servizio di Antonio, ma che poi, in seguito a certe scelte dell'uomo, tradisce. Enobarbo è una figura che per molti versi è possibile paragonare a Mercuzio: lui è l'unico che sembra conoscere veramente Antonio, avendo osservato ogni istante dell'amore nato tra lui e la regina d'Egitto. Lui si rende conto di molte cose e cerca di dare consigli all'amico, che però restano inascoltati. Questa figura, molto marginale nell'opera di Plutarco, acquista un ruolo importante con Shakespeare: è il poeta che osserva e riferisce la vicenda dei due amanti, e partecipa così attivamente e umanamente da perdere insieme a loro e anche prima di loro la vita. È quindi il fool, il testimone, che commenta anche in modo ironico le vicende, ma che ne rimane profondamente invischiato, anche a rischio della sua stessa vita.

La storia d'amore di Antonio e Cleopatra non ha nulla di delicato, e idilliaco: è violento, passionale, colto anche da una gelosia incontenibile nei confronti di Fulvia e Ottavia, ma anche dello stesso Giulio Cesare. Diventano l'uno l'eroe dell'altra, l'uno il Dio dell'altra: Marte e Venere, Ercole e Iside. E dalla contrapposizione tra Terra e Acqua, tra Roma e Alessandria, nella morte, nel loro trionfo, si fanno Aria e Fuoco.



CLEOPATRA: 
Mi sembra di sentire Antonio che mi chiama.
Lo vedo alzarsi per lodare il mio nobile gesto.
Sento che si burla della fortuna di Cesare,
fortuna che gli dèi concedono agli uomini
per scusare la loro collera futura. Ecco, vengo da te, 
mio sposo. Ora il mio coraggio mi farà degna
di questo nome. Io sono fuoco e aria; 
lascio gli altri miei elementi a una forma
di vita inferiore.



Ho letto l'opera nella traduzione di Salvatore Quasimodo, contenuta nei Drammi Classici dei Meridiani Mondadori.
Alcune informazioni per le mie riflessioni le ho prese dai seguenti volumi:
- “Shakespeare. Genesi e struttura delle opere”, di Giorgio Melchiori
- “Chiedilo a Shakespeare”, di Cesare Catà
- “Amarsi con Shakespeare”, di Maurice Charney


Voto: ♥♥♥♥




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