Shakespeare creatore di miti, di Paolo Bertinetti

8 Nov 2021

Libri

Da quando ho iniziato il mio percorso alla scoperta del teatro di William Shakespeare, sono sempre molto attratta da quei saggi o altri generi che affrontano le sue opere, la sua figura, la sua storia. Qualche settimana fa è uscito per UTET, un breve corso su alcune delle opere teatrali del Bardo, narrato dal Professor Paolo Bertinetti, e io non potevo non leggerlo! Ho anche avuto modo di partecipare alla presentazione che si è tenuta al Salone del Libro.

Analizzando testi teatrali come Romeo e Giulietta, Amleto, Falstaff, Macbeth e Otello, Paolo Bertinetti cerca di riflettere su quanto, dopo i miti greci, anche William Shakespeare possa essere definito un “creatore di miti”. Shakespeare è riuscito, infatti, a forgiare dei personaggi che sono divenuti ben presto degli archetipi, delle rappresentazioni del sentire umano, dalla gelosia, all'amore senza confini, dalla bramosia del potere, al tormento interiore del dubbio. Personaggi del mito ai quali si sono ispirati, successivamente per le loro opere, numerosi/e artisti/e e autori/autrici, in diverse arti (dalla letteratura, al teatro, dal cinema, all'opera). Come è riuscito, questo misterioso narratore - di cui si sa poco e su cui in tanti ancora riflettono - a creare tutto ciò?


Shakespeare ha saputo creare dei personaggi che oltre a essere delle grandiose figure drammatiche andavano al di là del loro valore teatrale per assumere la dimensione propria del personaggio del mito.

 

© una valigia ricca di sogni - marta.sognatrice

Quando decido di affrontare un testo scritto da un professore o comunque da chi ha studiato molto e conosce in maniera approfondita un determinato argomento, avanzo sempre un po' titubante, a piccoli passi. Ma da lettrice appassionata, ci tengo molto a consigliarvi un testo che, per me, è assolutamente da recuperare se amate Shakespeare e i suoi lavori.

Con Shakespeare creatore di miti, Paolo Bertinetti ha voluto creare un lavoro non destinato a colleghi o esperti del tema, bensì a lettori appassionati. Si tratta di una sorta di breve corso, volto ad analizzare alcune delle opere più famose dell'autore: Romeo e Giulietta, i due innamorati «nati sotto avversa stella», Macbeth e la sua brama di potere, la vitalità prorompente e la gioia di vivere di Falstaff, Otello e la sua terribile gelosia, e Amleto quale rappresentazione dell'essere umano in tutte le sue contraddizioni e le sue convinzioni.

Quello che mi ha sempre colpito molto del teatro Shakespeariano, e che ritroviamo anche tra queste pagine, è la capacità del poeta inglese di riuscire a essere anche contemporaneo. I suoi lavori erano sì creati per intrattenere il pubblico dell'epoca, e per guadagnare soldi, ma sono riusciti ad andare oltre. Molti dei suoi personaggi, se non tutti, infatti, diventano il riflesso di qualcosa di più importante, una personificazione di alcuni atteggiamenti ed emozioni umane nei quali possiamo perfettamente ritrovarci o in qualche modo comprendere. E anche questo ha contribuito a rendere questi personaggi dei perfetti miti, che ancora oggi rappresentano importanti spunti non solo di riflessione, ma anche esempi da riprendere per costruire nuove opere non solo narrative, ma anche cinematografiche, teatrali o musicali.

Le sue opere però sono importanti anche da un punto di vista turistico. In quanti, infatti, legano la città di Verona soprattutto ai due giovani amanti e al balcone di Giulietta? E in quanti sanno che in verità, la traduzione più giusta è “finestra”? Uno degli aspetti più interessanti di questo testo è quello di scoprire qualcosa in più non solo sulle opere, ma anche sulle traduzioni, sull'importanza che andrebbe dedicata alle parole.
Perché sono proprio le parole a plasmare la materia che crea i singoli personaggi.
In un testo teatrale non siamo davanti alla parola dell'autore, ma sono le parole e i gesti dei personaggi che aiutano lo spettatore a farsi un'idea di chi siano, di cosa valgano, rappresentino e comunichino. La forza del teatro di Shakespeare sta soprattutto nel suo linguaggio, che non gli è pre-esistente, ma che lui stesso inventa.
Se è vero che i testi originali non gli appartengono, perché le sue opere sono sempre il frutto di una rielaborazione di differenti fonti già esistenti, è anche vero che Shakespeare è riuscito ad aggiungere quel qualcosa in più, che ha permesso così ai suoi testi di essere ancora letti, amati, e rappresentati anche ai nostri giorni, e nei cui personaggi possiamo ritrovare noi stessi.

Pensiamo ad Amleto, ai suoi dilemmi, ai suoi dubbi. Amleto siamo noi, è il perfetto paradigma dell'essere umano, con tutti i suoi dubbi, le sue fragilità e debolezze, le sue contraddizioni, le sue convinzioni. Amleto è turbato, oscilla tra l'accettazione di un destino beffardo e la ribellione contro di esso.

Oppure a Otello, la personificazione non solo della Gelosia, quel mostro dagli occhi verdi che lo acceca e corrode il suo animo, ma anche di un termine sempre più vivido nei nostri giorni: Otello è un femminicida. Attraverso di lui, Shakespeare invita ciascuno di noi a prendere atto degli abissi in cui può sprofondare l'animo umano quando si perde nel sonno della ragione. Otello si lascia plagiare dalla perfidia di Iago, ma anche dalle sue paure e ansie interiori. La sua mente è annebbiata, non riesce più a riconoscere l'amore di Desdemona. Accecato sceglie di distruggere ciò che non può essere più suo.

E Macbeth? In lui c'è il riflesso dell'uomo capace di commettere gli atti più feroci pur di ottenere il potere. Macbeth e la sua Lady scelgono di seguire la parte peggiore di se stessi. Sì, le Streghe - le Sorelle Fatali con cui l'opera si apre - hanno profetizzato il suo Destino, ma non lo hanno invitato a compiere determinate azioni. Macbeth è tormentato da un «orrore immaginato», e in lui c'è già il seme del tiranno che pian piano diventerà.

C'è poi l'allegria, la vitalità, l'esuberanza del buon vecchio Falstaff, che compare in diverse opere: dall'Enrico IV, con un accenno nell'Enrico V, per poi ritrovarlo in altre curiose vesti ne Le allegre comari di Windsor. Personaggio che ben presto è conosciuto in Italia soprattutto grazie all'Opera di Giuseppe Verdi.

O ancora, l'amore travolgente di Romeo e Giulietta, che si è acceso e ha brillato con la rapidità e il fulgore di un lampo, e che verrà ben presto spento dalla morte divoratrice. Una storia che oggi conoscono tutti, pur non avendo mai letto il testo shakespeariano; rappresentata in forme e modi diversi, sia a teatro che al cinema, ma anche nel balletto, nell'opera, e nella musica. Una tragedia lirica che commuove ed emoziona e mai smette di brillare.

Shakespeare creatore di miti è un breve ma molto interessante percorso tra queste opere, che aiuta ancor di più un lettore a comprenderle, a ritrovare pezzi di sé, e a capire forse in maniera più chiara come le sue figure drammatiche abbiano assunto la dimensione propria dei personaggi del mito.

C'è anche un Post Scriptum nel quale il professore prova a riflettere un po' sulle tante ipotesi che riguardano William Shakespeare stesso. Nel corso dei secoli, e anche attualmente, sono in tanti a domandarsi chi fosse realmente l'autore di questi testi. Questo William, di cui si sa davvero poco, è stato solo un presta-nome o il reale poeta?

Un libro consigliato a tutti gli appassionati del teatro di Shakespeare.

IL LIBRO

Shakespeare creatore di miti
Paolo Bertinetti
Casa editrice: UTET
Pagine: 175
Prezzo: 16.00€ / E-book: 7.99€
Anno di pubblicazione: 2021
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