
Quando viviamo un grande dolore, pensiamo con troppa facilità che nasconderlo sotto un tappeto e andare avanti sia la scelta migliore. Lo si mette da parte, non ci si pensa più, ma è solo una fragile apparenza. Il dolore continua a pulsare lì, il vuoto che senti nel petto non si può riempire, forse si dovrebbe solo aver il coraggio di affrontarlo. Restare fermi e fingere che vada tutto bene non aiuta. Anzi. Ed è proprio quello che accade alla protagonista di una storia magica e malinconica nata dall'arte di Loputyn, Jessica Cioffi: Forget me not.
Avevo regalato tempo fa questo bellissimo graphic novel a mia nipote, ma non potevo non leggerlo anche io. Attratta dal suo stile grafico, ma anche da una storia che parla di streghe, di memoria, di dolore, di comunità, ma anche di rinascita. E l'ho amata.
Sono sempre stata attratta dalle storie ai margini, da quelle figure liminali che si muovono sui bordi di una realtà alla quale spesso non riescono a sentirsi parte. Quando ho avuto l'opportunità di leggere le prime pagine di questo romanzo ho subito capito che sarebbe stata una storia destinata a lasciarmi un segno. A Vivian mi sono subito affezionata, perché per certi versi riesco a capirla. O perlomeno credo che a volte bisognerebbe fare un passo indietro e fermarsi ad ascoltare uno sguardo diverso sul mondo, anche quando sembra troppo assurdo o strambo.
Gusci d'uova è il romanzo di esordio della scrittrice irlandese Caitríona Lally, vincitore nel 2018 del Rooney Prize for Irish Literature.
L'autrice ci porta con sé nella Dublino Nord contemporanea che, però, impariamo a guardare attraverso lo sguardo di un'eccentrica protagonista: Vivian Lawlor.
Non sono solita leggere saggi più scientifici, perché ho sempre avuto delle difficoltà. In genere preferisco altre forme di narrativa o saggistica, più orientate alla storia, all'arte, alla letteratura. Eppure, i titoli di Aboca Edizioni esercitano su di me una particolare attrazione. Quando Elisa e Daniele mi hanno proposto l'edizione aggiornata di L'arte di respirare di James Nestor ho subito accettato, perché mi incuriosiva comprendere come il respiro non sia solo un gesto del tutto naturale - del resto, ci fa vivere -, ma anche quanto sia importante farlo nella maniera più corretta. Perché respirare male (non intendo per via di problematiche specifiche o malattie) può portare a diversi problemi. Alcuni che neanche immaginavo.
Settembre è sempre stato il mese dei nuovi inizi, molto più di gennaio, diciamolo.
E così, al ritorno dalle vacanze, anche il mondo editoriale riprende a girare ed ecco che in libreria arrivano una marea di titoli (secondo me, sempre troppi). Molti, però, li trovo davvero interessanti e degni di essere diffusi nel mio piccolo.Come si torna a scrivere una riflessione sui libri letti dopo due mesi che hai avuto un blocco?
Non lo so, ma voglio provarci. E voglio ripartire proprio da una terra che mi ha fatto cambiare il punto di vista sul mondo, sulla storia, sull'umanità: la Palestina.
In occasione dell'ultima edizione del Salone del Libro di Torino, le ragazze de La bottega dei traduttori, che io conoscevo già per la loro collaborazione con una casa editrice che amo particolarmente, ossia ABEditore, hanno portato un progetto davvero prezioso. Un libro che racchiude diversi racconti, voci palestinesi che meritano attenzione. Ma non è un solo prodotto fisico da leggere e diffondere, anzi, è anche un modo per aiutare. Perché tutti i proventi delle vendite saranno interamente devoluti a sostegno della attività di associazioni benefiche che operano nei territori palestinesi.
Il libro s'intitola Dalla terra che resta. Storie palestinesi e potete comprarlo qui.
Agosto mi sta portando a riprendere in mano blog e social. Ancora con articoli e post più spensierati, ma a piccoli passi voglio tornare con più entusiasmo a condividere una passione che mi ha sempre dato tanto.
In questo mese non escono moltissimi titoli, complici le ferie, quindi ve ne segnalo solo alcuni che hanno attirato particolarmente la mia attenzione (ma tanto da settembre tornano a pubblicare tantissimo, quindi...).Luglio è stato un mese di pausa, soprattutto qui e sui social.
Stanchezza, caldo, insofferenza per i social mi hanno portata a prendermi del tempo per me, non riuscendo a scrivere nulla. Ma giuro che tornerò presto a scrivere di nuovo di libri.
Ci tenevo però a lasciare ugualmente, anche se in ritardo, quelle che sono le novità più interessanti del mese dal mio punto di vista. Quindi non mi perdo in ulteriori chiacchiere e iniziamo! Non essendo tantissimi i titoli, non farò la solita suddivisione (ad eccezione di quelli a tema Palestina che troverete alla fine).
Nel suo precedente romanzo, La Borda, Alessia Rossi aveva affrontato il tema della paura, del potere delle storie che a volte possono far vedere realtà distorte, ma anche della difficoltà nel credere in sé stessi e che porta un po' a chiudersi nel proprio mondo, allontanando persino chi ci vuole bene.
In Ultimo giro di trottola, pubblicato di recente sempre nella collana I notturni di Edizioni Piuma, porta al centro il concetto di rabbia. Quella feroce, che spesso ci spinge a odiare il mondo e a non vedere, invece, la verità. Perché alle volte si cerca di seppellire nella sabbia certi ricordi, di idealizzare troppo il passato o una persona, a scegliere di non vedere momenti, parole o azioni che ancora sono capaci di ferire.
Bernardo Atxaga era, per me, un nome del tutto nuovo. Non sapevo nulla di lui, né della sua scrittura. Eppure, quando Valentina mi ha proposto l'ultimo libro che hanno pubblicato per 21Lettere, ne sono rimasta subito attratta. Forse perché i libri che s'interrogano sulla vita e sulla morte esercitano sempre un certo fascino su di me, ed ero molto curiosa di scoprire come l'autore avesse scelto di raccontare questo tema. Inoltre sono sempre aperta alla conoscenza di nuovi autori e autrici. Credo che la curiosità sia il motore più bello nella lettura. Esplorare, scoprire, addentrarci in sentieri spesso distanti dall'ordinario, dal noto, dal conosciuto, ci permette di incontrare mondi e scritture che lasciano il segno.
“Dall'altra parte” è una raccolta di quattro racconti in cui la vita e la morte sono rappresentate come due facce della stessa medaglia. Ma è il modo in cui sono narrati a rendere la lettura molto interessante e, sicuramente, insolita. Spesso la voce e lo sguardo sono quelli di animali che sono chiamati da una voce interiore a osservare con la propria sensibilità - anche in modo distaccato - il mondo umano, a far emergere tutto quello che accade o, forse, anche a svelare eventuali crimini. In altri racconti, invece, tutto è affidato al sogno o all'allucinazione: quindi siamo un po' sospesi sulla soglia, su quel confine tra mondo reale e l'altrove che ti lascia addosso anche una serie di domande.
Nel glossario curato da Dar Usacheva, posto alla fine del romanzo, Sabishisa viene descritto come un “sostantivo giapponese derivante da sabishii che indica una sensazione profonda di solitudine, desolazione, tristezza o mancanza. Rimanda a una malinconia interiore, al senso di vuoto causato dall'assenza, e non soltanto a un senso di solitudine fisica, ma anche e soprattutto alla fine di un momento felice, che è quindi velato di tristezza e nostalgia”.
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E questa stessa sensazione la ritroviamo tra le pagine del romanzo di Ethel Mannin, Sabishisa - la solitudine, pubblicato di recente da Agenzia Alcatraz che sta facendo un ottimo lavoro di recupero delle opere di questa straordinaria autrice. Questa solitudine esistenziale permea ogni pagina, collegando due mondi diversi che cercano contatti, ma si scontrano molto spesso con l'incomunicabilità e i differenti modi di vivere l'amore e la morte.