Totto-chan, la bambina alla finestra, di Tetsuko Kuroyanagi

25 May 2021

Libri

Lettura di Maggio per il GDL #Giappomania di @ire_chan_ a tema bambini e infanzia.

Il mio viaggio nella letteratura della terra del Sol Levante prosegue. A Maggio dovevamo scegliere un libro che trattasse il tema dell'infanzia, dei bambini, ma anche delle fiabe. Facendo una ricerca, ho scovato questo titolo in biblioteca. Mai sentito, mai visto tra chi parla di libri e così ho voluto prenderlo. E sono felice di averlo fatto.

È uno di quei libri coccola, che trasmette al cuore un tripudio di tenerezza con un sottofondo però malinconico. Una storia vera che sicuramente noi occidentali non conosciamo, ma che in patria è diventato uno dei maggiori best-seller giapponesi di sempre.


Avete presente quei libri che servono un po' per staccare da temi forse troppo forti e impegnativi? Quei testi che all'apparenza sembrano superficiali, ma che in verità regalano moltissimo. Sì, perché la storia di Totto-chan e della scuola Tomoe saprà arricchirvi e vi lascerà anche importanti riflessioni sul mondo dell'educazione e dell'insegnamento.

Non c'è cosa peggiore di occhi che non sanno vedere la bellezza, orecchie che non sanno apprezzare la musica, una mente che non percepisce la verità e un cuore che non conosce l'amore e non si sa infiammare.

© una valigia ricca di sogni - marta.sognatrice

Totto-chan è una bambina di sei anni, molto vivace, e con una fervida immaginazione. I suoi comportamenti però turbano molto le insegnanti della sua scuola, che non riescono a gestirla, e a far lezione nella maniera più opportuna. La piccola, infatti, fa costantemente rumore nel prendere oggetti, aprendo e chiudendo il banco centinaia di volte al giorno, si alza e si affaccia alla finestra, richiamando l'attenzione di musicisti di strada o parlando con le rondini, e altri comportamenti fuori dall'ordinario. Totto-chan non può più continuare a stare lì, e viene espulsa! Ebbene sì, nonostante la sua giovane età viene cacciata da scuola.
Sua madre cerca di nasconderle il fatto, per non turbarla, e decide di iscriverla a un'altra scuola, del tutto diversa dalla precedente: la Tomoe, un istituto davvero molto originale!
Per iniziare, le aule sono poste in vecchi vagoni di un treno, ma poi, come ben presto la piccola protagonista scoprirà, il metodo di insegnamento è del tutto diverso da quelli tradizionali.

Totto-chan viene presentata al preside, Sosaku Kobayashi, che invita sua madre a lasciarli soli. L'uomo le pone solo una domanda: la invita a raccontargli tutto di sé, a parlare di qualsiasi cosa le passi per la testa. E Totto-chan parla, parla per quattro ore, senza interruzioni, con quell'adulto che l'ascolta con vivo interesse. Non viene fermata, ma è lasciata libera di essere se stessa. La piccola si sente subito al sicuro, protetta, anziché avvertire la spiacevole sensazione di sentirsi diversa dagli altri e per questo forse quasi disprezzata o non capita. Alla fine di quel particolare colloquio, viene presa. Può entrare a far parte della Tomoe!

In questo romanzo-memoir quindi viviamo l'esperienza di Totto-chan in questa scuola molto particolare, con metodi educativi e d'insegnamento sicuramente fuori dall'ordinario. Quello che traspare è la volontà di lasciare una concreta libertà ai bambini di essere se stessi, liberando la propria creatività, dando modo di far emergere la propria immaginazione, i talenti, quello che realmente vogliono fare; cercando anche di porre tutti sullo stesso piano, e aiutando a mettere in luce anche chi ha problemi fisici o emotivi.
Le stesse lezioni non sono rigide: sin dal primo giorno, scopriamo che sono i bambini stessi a decidere su cosa concentrare la propria attenzione, seguendo loro stessi il loro ordine di lezioni. Possono anche scegliere di volta in volta dove sedersi. Si dà molto spazio anche al gioco, alla musica, al ballo, alla creatività come mezzi attraverso i quali insegnare valori importanti. Diventa una vera e propria scuola di vita, dove ciascun bambino può riuscire a liberare la vera essenza, senza dover per forza di cose seguire delle regole troppo inflessibili, un percorso di insegnamento uguale e ben definito, che da un lato può provocare un senso di noia e non far crescere veramente.

Le passeggiate scolastiche diventano un modo per scoprire i segreti della natura; il pranzo non è più un momento in cui i bambini sono costretti a mangiare per forza tutto. Non è un'imposizione, ma diventa anche qui una sorta di gioco: il preside, infatti, li invita a portare “qualcosa dall'Oceano e qualcosa dalla Collina”, e se qualcuno non può permetterselo è la scuola stessa a sopperire a tale mancanza, in modo che tutti i bambini possano mangiare carne e pesce. Non imporre qualcosa, ma insegnare a mangiare, in modo anche creativo. Magari unendoci una bella canzoncina!

Totto-chan da “bambina cattiva” o comunque irrispettosa, eccessivamente vivace e apparentemente maleducata agli occhi delle precedenti insegnanti, diventa una bambina davvero brava: di lei emerge tutta la bontà e l'empatia, soprattutto verso quei compagni con evidenti difficoltà per via di malattie come la polio che provocano in loro difetti fisici e problemi evidenti; dovrà affrontare anche delle perdite molto importanti, che la porteranno a crescere.

Oltre alla vivacità e alla tenerezza di questa bambina, quello che mi ha colpito è proprio l'insegnamento che il preside vuole impartire: non fatto di strutture rigide, ma molto aperto. La scuola non viene vista come un mondo chiuso, custode di una certa cultura e basta, ma come una realtà in cui imparare anche a vivere, in cui diffondere temi importanti come la solidarietà, l'uguaglianza e il rispetto.
Dialogare e ascoltare i bambini è anche un modo per cercare di accorciare le distanze tra mondo dell'infanzia e realtà degli adulti.

Il preside è una figura bellissima: si nota pagina dopo pagina fino ad arrivare al commovente finale il suo amore immenso e profondo per i bambini ma anche per l'insegnamento. Le lezioni diventano divertenti, creative, libere, sempre nuove. Il momento del gioco diventa anche un modo per creare rapporti importanti tra gli studenti, per sopprimere anche certi tabù, come quello della nudità. Ci sono anche delle gite a tempi, o alle terme, che diventano modi per insegnare qualcosa di più importante ai bambini, di più profondo. La scuola non è più vista, quindi, come un istituto freddo in cui i bambini devono ascoltare tutti in silenzio la lezione del giorno, seguendo un percorso piuttosto rigido che non dà libertà all'individuo, ma un modo per far emergere in ogni singolo ragazzo o bambino quelle che sono le sue peculiarità, la propria unicità. E a me questo concetto è piaciuto davvero tanto.

Vedere quei bambini giocare insieme, essere liberi di elevare la propria voce, farli sentire protetti e tutti uguali, seppur nelle loro differenze o con i loro limiti, è stato bello, emotivamente molto intenso. Diciamo che, è un ideale di insegnamento che dovrebbe essere risaltato e condiviso. Molto spesso vedo che la scuola non aiuta molto a crescere. Nel senso che a volte il metodo educativo non è così buono: si studia perché si deve raggiungere un certo risultato, molte volte emergono le differenze, c'è poco ascolto. Io stessa ho attraversato momenti difficili proprio in un contesto scolastico e con insegnanti che mi hanno fatta sentire sempre un passo indietro ad altri, incapaci di ascoltare davvero, di comprendere che ogni studente è diverso, e che parole come “il tuo voto è comunque minore di quello della tua compagna” possono far davvero male. Solo per fare un esempio.

Nella scuola Tomoe, invece, anche chi ha evidenti limiti - spesso fisici - non viene lasciato indietro. Anzi, si mostra un profondo rispetto per ogni singolo studente. Si cerca di comprendere il motivo di certi atteggiamenti che possono apparire assurdi o in dei momenti maleducati. Tutti possono parlare, esprimere il proprio pensiero, la propria creatività. E si vede tanto la crescita di questa bambina. Spesso poi basta una parola per segnare una persona. In questo caso, il preside le dice “sei davvero una brava bambina”, una frase semplice, ma importante, che accompagnerà la piccola Totto-chan per tutta la sua vita.

Come dice la stessa Tetsuko - la Totto-chan ormai adulta e autrice di questo testo - alla Tomoe nessuno voleva andare a casa quando la scuola finiva. E la mattina non vedevamo l'ora di andarci.
Quante volte, invece, sentiamo anche qui ragazzi e bambini non avere voglia di andare a scuola? Quanti studiano così tanto per aver il voto? Quanti rinunciano agli studi?
Questo libro mi ha portato a riflettere molto.

Perché parlavo di sottofondo malinconico?
Perché questa storia è ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale, quindi da un inizio quasi idilliaco e di pace, si passa pian piano a quelli che sono gli effetti di questo terrore anche in Giappone. Fino ad arrivare a un finale che spezza un po' il cuore, anche se vive una speranza dolcissima e commovente negli occhi del Preside.

Totto-chan, la bambina alla finestra è la storia vera di Tetsuko Kuroyanagi, espulsa da scuola a sei anni, che si ritrova a crescere in un contesto diverso, ma molto originale e importante per la sua formazione. Ed è un omaggio alla memoria di un preside, Sosaku Kobayashi che amava profondamente i bambini, la musica, la natura, l'insegnamento e ha fondato la sua esistenza su questo. Un uomo che non ha perso il suo sogno neanche a causa dei terribili effetti della guerra, che colpirà, purtroppo, quella scuola così particolare ma così bella.

Tetsuko Kuroyanagi è un personaggio molto noto della televisione Giapponese. Ambasciatrice dell'UNICEF ed esponente del WWF, ha studiato recitazione a New York e il suo talk show “Tetsuko Room” è il programma più seguito e premiato della tv giapponese.

Questa edizione è impreziosita da alcune tavole originali di Chihiro Iwasaki.

Ve lo consiglio!

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IL LIBRO

Totto-chan, la bambina alla finestra
Tetsuko Kuroyanagi
Casa editrice: Excelsior 1881
Traduzione di: Simona Brogli, Lorenza Canepa
Pagine: 255
Prezzo: 16.50€
Anno di pubblicazione: 2009
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