Cassandra, di Christa Wolf

6 May 2021

Libri

Libro letto con il #Christaclub, un club di lettura creato dalla casa editrice E/O.

Sono sempre stata affascinata dalla figura di Cassandra, questa donna, veggente, che per non essersi concessa al Dio Apollo, ha subito da lui la terribile vendetta di non essere creduta. Cassandra che sa guardare oltre, al di là della finzione, che cerca di far aprire gli occhi ai Troiani, alla sua famiglia, non venendo però ascoltata.
Su di lei ho letto la rivisitazione fatta da Marion Zimmer Bradley nel suo romanzo La Torcia, ma nel mese di aprile mi sono unita al gruppo di lettura creato dalla casa editrice E/O e ho letto Cassandra, di Christa Wolf.
Partecipare al gruppo, mi ha permesso di comprendere forse un po' di più quest'opera. Non è una lettura semplice, anzi, tra le righe ci sono anche riferimenti alla realtà vissuta dalla stessa autrice, e poi tutto è narrato con un flusso di coscienza continuo, senza separazione in capitoli, che richiede molta attenzione.

Però, dopo un po' di difficoltà iniziale, l'ho trovato davvero interessante.

Ecco dove accadde. Lei è stata qui. Questi leoni di pietra, ora senza testa, l'hanno fissata. Questa fortezza una volta inespugnabile, cumulo di pietre ora, fu l'ultima cosa che vide.

 

© una valigia ricca di sogni - marta.sognatrice

L'incipit di questa sorta di saggio ci dà subito un'idea di congiunzione tra le due donne: Cassandra e Christa Wolf. Quest'ultima, infatti, ha effettivamente fatto un viaggio in Grecia, nel 1980, trovandosi a Micene proprio nel punto in cui secondo il mito Cassandra fu portata come bottino da Agamennone, e di lì a poco avrebbero trovato la morte. Christa vede Cassandra. Lei è stata qui. E, pian piano, le due voci si fondono, una lascia la parola all'altra, e Cassandra inizia a ricordare.

Con questo racconto vado nella morte.

Dopo la caduta di Troia e la vittoria dei Greci, Cassandra, insieme alla sua ancella e ai figli, viene portata via da Agamennone, che la conduce con sé a Micene. Cassandra sa quale sarà la sua sorte e, in quegli attimi di attesa davanti allo sguardo immoto dei leoni di pietra, ricorda tutta la sua vita. Inizia un vero e proprio flusso di coscienza, non lineare, uno scorrere incessante di pensieri, che la riportano indietro, balzando da un tema all'altro, tra passato e presente, dall'infanzia all'età adulta, fino alla caduta della sua città, Troia.


Perché volli a tutti i costi il dono della veggenza? Parlare con la mia voce: il massimo. Di più, altro, non ho voluto.  


Cassandra con i suoi ricordi ci trasporta con sé nel mondo dell'infanzia: quando era la figlia prediletta di Priamo, con il quale aveva un bel rapporto, mentre una situazione di conflitto con sua madre Ecuba. Ci fa conoscere quella che era la Troia prima della guerra contro i Greci. Una terra in cui era felice, e in cui ancora non c'era la minaccia del patriarcato tipicamente greco. Tra i suoi pensieri scorrono le immagini di lei come sacerdotessa, del suo dono, della possibilità di esprimere la sua voce, ma di non essere ascoltata. Tutti i personaggi dell'Iliade appaiono e scompaiono nella narrazione. Da Pantoo, sacerdote greco, con cui sembra avere un rapporto ambiguo, all'indovino Calcante, troiano, passato tra le file dei Greci. Dal ritrovamento e riconoscimento del fratello Paride, altezzoso e viziato, alla spedizione che lo porta a rapire la bella Elena, per poi perderla in Egitto. Dallo scoppio della guerra, alla figura in primo piano di Achille «la Bestia» - così come lo definisce - che uccide senza remore i suoi fratelli. Troilo, Ettore, Polissena, tutti cadono vittime di un odio feroce, di una guerra senza senso, mossa solo apparentemente dal rapimento di Elena, perché di lei non c'è che un fantasma, un simbolo dietro il quale si nascondono altri interessi. Tanti i momenti che spingono sempre più la placida Troia nell'ombra di un baratro sempre più profondo, fino ad arrivare alla sua caduta, al suo tramonto.


Ci sono segreti che consumano una persona, altri che la rendono più forte.

E pian piano si assiste anche all'ascesa di Eumelo, una figura che incarna il potere militare e politico sempre più sotto il suo controllo, instaurando un clima di repressione e censura, contro il quale Cassandra si oppone, venendo poi imprigionata, messa a tacere.
Ma accanto all'oscurità di questo mondo in rovina, c'è anche la luce: da un lato delle comunità femminili dissidenti poste sul fiume Scamandro, un luogo di sorellanza, in cui non dimenticare il passato e preservare una società femminile - una sorta di matriarcato che si oppone al patriarcato che i greci hanno portato anche a Troia -, lontana dalla guerra, sotto la saggezza del vecchio Anchise; dall'altro lato l'amore - ricambiato - per Enea, dal quale però Cassandra dovrà allontanarsi, perché conosce già il suo destino e lei non può amare un eroe. Non può seguirlo. Deve lasciarlo andare.

Come dicevo, non è una lettura facile. Complessa da seguire per questo flusso interrotto e altalenante dei pensieri della protagonista, ma anche perché tra le righe ci sono le riflessioni e i pensieri di Christa Wolf circa la realtà storica in cui viveva, la guerra fredda, il muro di Berlino, soprattutto riferimenti alla vita nella Repubblica Democratica Tedesca. Da ignorante su questa parte di storia e cultura, non so dirvi di preciso tutti i collegamenti, ma sicuramente si può citare la figura di Eumelo, che fonda la sua azione sulla repressione di ogni pensiero che non sia conforme con quello del potere e che si riflette anche sulla società tedesca. Tutto si articola anche sulla contrapposizione tra Finzione e Verità. Cassandra parla la voce della verità, ma non viene ascoltata né creduta, anzi viene bloccata e ritenuta pazza; mentre tutti si nascondono dietro questo clima di finzione, di menzogne, nel quale pian piano Troia sprofonda. I cittadini, gli abitanti del Palazzo, scelgono di non vedere la realtà, forse per una questione di interesse personale o per comodo, e sono allo stesso tempo sorvegliati da spie e puniti.


Se fossimo formiche: l'intero popolo cieco si precipita nei fossati, annega, forma i ponti per i pochi sopravvissuti che sono il seme del nuovo popolo. Simili a formiche andiamo dentro ogni fuoco. Ogni acqua. Ogni fiume di sangue. Solo per non dover vedere. Che cosa? Noi.

È una lettura interessante e profonda anche sul confronto tra maschile e femminile, tra la società matriarcale del passato e che resiste grazie alla comunità femminile dissidente presente nelle caverne e nel bosco presso il fiume Scamandro, che cerca di mantenere quelle tradizioni, gli antichi saperi, il culto per Cibele, la Grande Madre, e si fonda su uno spirito di solidarietà, dialogo, apertura e non violenza, e quella patriarcale portata soprattutto dai venti di guerra dei Greci, dove le donne non hanno più voce, sono considerati oggetti da avere e portare via, e se provano ad alzarla, sono ingiustamente rinchiuse, zittite. Come Cassandra, che opponendosi a suo padre Priamo e a Eumelo, è considerata una dissidente da rimuovere.

  Tra uccidere e morire c'è una terza via: vivere.

Uomini violenti, incapaci di ascoltare e vedere. Donne resistenti, che cercano la propria voce, che si oppongono, e imparano a vedere.
Eppure ci sono anche delle realtà che si discostano un po' da questi due paletti: da un lato, infatti, ci sono le Amazzoni guidate da Pentesilea, che scelgono comunque di seguire la stessa violenza degli uomini, o la sorella di Cassandra, Polissena, che opta per la seduzione.
Ma dal lato opposto, ci sono anche uomini che dimostrano più ascolto, apertura, sensibilità: soprattutto Enea e suo padre Anchise.

Tra queste pagine si respira l'amore, quello tra Cassandra ed Enea, che però è vissuto sempre tra giochi di sguardi, parole, mai in forma completa, eppure è luminoso come una stella; ma anche l'odio, soprattutto verso Achille La Bestia, che si spoglia della sua immagine di eroe, per apparire in tutta la sua ferocia, il suo orrore, la sua violenza.

Il nostro segno di riconoscimento fu e rimase la sua mano sulla mia guancia, la mia guancia nella sua mano. Ci dicemmo poco più che i nostri nomi, non avevo mai udito una poesia d'amore più bella. Enea Cassandra. Cassandra Enea. Quando la mia pudicizia incontrò la sua timidezza, i nostri corpi persero ogni freno. Non avrei mai potuto immaginare come avrebbero risposto le mie membra alle domande delle sue labbra, quali sconosciute sensazioni mi avrebbe donato il suo odore. E di che voce sarebbe stata capace la mia gola.  

Ma c'è anche questo continuo contrasto tra Vedere e Non vedere, tra Finzione e Verità.
La stessa Elena, infatti, diventa una sorta di fantasma, che non c'è concretamene a Troia, ma che diventa il simbolo della guerra dietro il quale si nascondono altri interessi di natura politica ed economica. Basterebbe esporre la verità e la guerra potrebbe concludersi. O forse no?

Cassandra diventa un riflesso di Christa
. Troia uno specchio della Berlino/Germania degli anni '80, della guerra fredda, di quel Muro che fa quasi pensare alle mura di Troia. Repressione, menzogne, finzioni, spionaggio, controllo... elementi in comune tra le due realtà, tra i due mondi, e in questi spazi le loro voci che cercano di elevarsi, nonostante tutto. Voci incomprese, ritenute pericolose, che non abbandonano però le loro città, continuando a lottare fino all'ultimo, anche a costo di perdere la propria libertà o - nel caso di Cassandra - la vita.

Questo lungo, intenso, monologo lo vedrei benissimo come un'opera teatrale, da ascoltare con cura, attenzione, e su cui rifletterci molto.
È una lettura complessa che potrebbe frenare un po' chi non conosce molto l'epica, soprattutto l'Iliade, perché i personaggi sono citati ma non sempre vengono chiarite le relazioni, i rapporti. Senza un minimo di conoscenza di quest'opera antica, forse si possono avere delle difficoltà. Ma superato questo scoglio, e anche lo stile, si resta ammaliati dalla voce di Cassandra, e non puoi non rimanere ad ascoltarla, fino all'atto finale, alla sua uscita di scena.

Sicuramente c'è molto altro da dire, ma spero di avervi incuriosito già così!

IL LIBRO

Cassandra
Christa Wolf
Casa editrice: Edizioni E/O
Traduzione di: Anita Raja
Pagine: 189
Anno di pubblicazione: 1990
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