Vascelli di carta, di Sergio Martini

17 Nov 2021

Libri

Sono stati giorni un po' complicati dal punto di vista emotivo.
Giorni in cui leggevo tanto sì, ma non riuscivo a trovare la voglia di mettermi al pc a scrivere. E così, sono riuscita a creare una bella pila di libri di cui parlare. Ma andiamo con calma, no?

Vorrei riprendere questo mio diario di letture con un libro scoperto per caso al Salone del Libro. Mi è stata concessa la possibilità di poter ricevere un libro in omaggio in cambio della mia recensione, e per una volta ho deciso di lasciarmi guidare, di farmi proporre il titolo. Io ne avevo selezionati due, e la sorte è caduta su Vascelli di Carta di Sergio Martini, che mi è stato descritta come una lettura apparentemente strana ma che in realtà racchiude qualcosa di profondo. E così è stata.
Vi dico subito che ho veramente apprezzato questo titolo. Ne sono rimasta ammaliata, ho cercato di comprenderlo e alla fine mi sono fatta una mia idea, che non so se corrisponda all'intento vero e proprio dell'autore, ma è bellissimo questo intreccio che si crea tra autore, la sua opera e chi la legge, no?

È stato un vero e proprio viaggio emotivo e psicologico che mi ha sorpreso e stupito, soprattutto per un finale che francamente non mi aspettavo - magari per altri sarà più facile arrivarci - e ricco di immagini e idee che mi hanno affascinato molto. Un viaggio che può quasi ricordare quello di Alice nel suo Paese delle Meraviglie, o gli assurdi viaggi di Gulliver, o forse nasconde anche altro, chissà! Al lettore, scoprirlo.

Ringrazio la casa editrice Felici Editore, e l'Associazione Qulture per questa opportunità.


L'isola offre ad ognuno la possibilità che non è concessa a nessuno: la scelta. Talvolta la vita te la impone, talvolta la suggerisce, ma il più delle volte ti spinge, ritraendo la mano.

© una valigia ricca di sogni - marta.sognatrice

Francis Martin è un giovane apprendista nella redazione di un giornale, a cui per la prima volta viene affidato un incarico, semplice quanto curioso: un servizio sulla fiera del bestiame che si tiene sull'isola di Saint Léonard. Per quanto misero, è l'occasione giusta per Francis di emergere da una sorta di anonimato, di una ripetizione di gesti sempre uguali, un modo per mettersi alla prova.
A traghettarlo sull'isola è un misterioso anziano, un moderno Caronte, che lo lascia a un passo dalla costa, invitandolo senza gentilezza a scendere. Stringendo a sé la sua ventiquattrore, Francis salta giù, nel momento meno propizio, ritrovandosi completamente fradicio.
Anche il primo incontro con gli abitanti non sembra essere dei migliori: giunto in una bettola, è accolto con una certa ostilità, tranne che da un uomo singolare, Sigmund, che si presenta a lui come pilota di dirigibili.
È lui che lo accompagnerà come una sorta di Virgilio in questa sorta di viaggio in un'isola particolare e densa di misteri e assurdità, narrandogli o mostrandogli storie alquanto bizzarre e stravaganti, ma offrendo anche dei nuovi punti di vista, delle riflessioni importanti sull'esistenza.


Come in un tour guidato, sciorinava le follie umane spacciandole per incantevoli attrattive.



Insieme al nostro giovane giornalista e alla sua guida, ci inoltreremo tra le strade dell'isola, attraversando il Quartiere dei panni stesi, in cui vive una comunità che non giudica e non ha pregiudizi, fermandoci a osservare la Cerchia degli Ambiziosi - architetti, geologi e ingegneri, che decisero di riunirsi con l'intento di toccare il cielo con un dito -, ma anche lo Scultore di Difetti, capace di regalare difetti (ma anche pregi) a chi chiede il suo aiuto. Ma ci saranno anche incontri molto particolari e intensi che porteranno Francis ad analizzare sempre più se stesso, la sua vita, a smarrirsi completamente, in una sorta di caduta inesorabile, che però può rappresentare anche un modo per ritrovarsi. Tra questi, in particolare le Persone Rotte, coloro che hanno perso le proprie motivazioni e vanno a depositarsi, coperti da un telo bianco, sulla soffitta di una vecchia villa coloniale, e la Ragazza del Pontile 27 che, seduta sul molo, ogni sera gli narra la sua triste storia.


«Non ti piace parlare molto, vero amico mio?»
«Non proprio.»
«Temi di sbagliare, di essere ignorato. Non è vero?»
«Non è quello il motivo. È solo che preferisco ascoltare.»
«Per ascoltare basta una radio, mentre per parlare ti serve un'idea. Chi parla rischia tutto, invece chi tace non rischia nulla, ma avrà il volto uguale a tutti quelli che hanno taciuto.»
«Beh, così non si rischia di non piacere!»
«Se è per quello nemmeno di piacere!»  

Perdersi per poi ritrovarsi.
È questa la frase a cui ho pensato al termine della lettura.
Man a mano che andiamo avanti con la storia, scopriamo tanti piccoli frammenti del protagonista, pezzi di un puzzle che via via vanno a incastrarsi nel giusto posto, fino ad arrivare a un finale che ti fa venire voglia di tornare all'inizio, per leggere il libro una seconda volta, con un nuovo punto di vista, una diversa consapevolezza. Percorrendo questo percorso strano, quasi labirintico, Francis si perde, è vero, ma allo stesso tempo ha l'occasione di conoscere forse meglio se stesso, e a lui si possono offrire nuove opportunità da cogliere al momento giusto.

Questo libro racchiude diverse sfumature. A primo acchito può sembrare una storia assurda, con personaggi piuttosto folli, e sicuramente fuori dall'ordinario, quasi una narrazione puramente fantastica, ma poi si riesce a scorgere altro, qualcosa di più profondo, psicologico, esistenziale.

Si parla anche di apparenze, sulle quali molto spesso ci soffermiamo e ci traggono in inganno; ma anche delle scelte che possiamo fare nella nostra vita. Scelte che molto spesso ci vengono imposte dall'alto, dalla società in cui viviamo o da famiglie che magari vedono in noi un determinato ruolo, o futuro, e che possono, però, portare una persona semplicemente a esistere anziché vivere pienamente la sua esistenza. E a tal proposito si parla anche di seconde possibilità. Perché nel nostro perderci e poi ritrovarci, possiamo ottenere nuove opportunità.

Ci sono molte immagini e creazioni che io ho trovato davvero molto affascinanti, ma anche emozionanti: dai personaggi e luoghi già citati - mi sono ritrovata molto nella descrizione delle Persone Rotte (e questo mi spaventa anche non poco), ma anche nelle descrizioni di questi vascelli di carta che avranno un ruolo chiave in questo lungo percorso del protagonista. Echi di un passato che commuove. Vorrei poter approfondire meglio, ma secondo me dire troppo vi farebbe perdere la curiosità del finale.

Vascelli di carta, di Sergio Martini è un libro che mi ha sorpresa e incantata, mi ha fatto riflettere su molti aspetti dell'esistenza, sull'importanza delle scelte, e del non fermarsi mai alle apparenze, di riuscire ad andare oltre. E di quanto a volte sia importante perdersi, per ritrovare poi il proprio equilibrio, una nuova scelta, una nuova occasione. Abbattere le catene di un esistenza che non ci appartiene, per ritrovare forse il proprio io, la nostra vera essenza.

Quante volte del resto ci troviamo a fare determinate scelte per non deludere gli altri? O per andare incontro a quello che la società si aspetta da noi? Ma questo è davvero vivere? Non si rischia così di perdere le proprie motivazioni, e di andare a chiuderci nella soffitta di un solaio, nascondendoci al mondo? Sono solo alcune riflessioni le mie, scaturite da una lettura che anche dopo giorni ancora mi parla. Non so, come dicevo, se io sia riuscita a scorgere il vero messaggio che l'autore ha voluto trasmettere, ma so che questo libro ha fatto breccia dentro di me. E lo consiglio.

Sicuramente resta la voglia di sapere di più su Sigmund, il personaggio che più mi ha affascinato e mi è rimasto impresso.


La sera prima di andare a letto prendi un tuo pensiero e mettilo su di una nave [...] fa che salpi e prenda il largo lontano dal tuo esilio.

IL LIBRO

Vascelli di carta
Sergio Martini
Casa editrice: Felici Editore
Pagine: 205
Prezzo: 14.00€
Anno di pubblicazione: 2020
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