La fine di Israele. Il collasso del sionismo e la pace possibile in Palestina, di Ilan Pappé

23 gen 2026

Libri

Ieri, mentre cercavo di rileggere un po' questo saggio per poterne parlare sul blog, sono arrivate due notizie sulla Palestina: da un lato il film La voce di Hind Rajab è stato candidato ai Premi Oscar, dall'altro lato uomini senza scrupoli hanno parlato del destino di Gaza in questa seconda fase di un presunto processo di Pace che non dà voce alcuna al popolo palestinese. Sul film dedicato alla piccola Hind provo una duplice sensazione: gioia macchiata, però, da una sorta di perplessità. A che serve premiare film o documentari palestinesi se poi comunque non si fa nulla per frenare tutto questo orrore? A che serve donare loro voce fuori dalla Palestina, per poi continuare a ignorare quel che succede in quella terra? A che serve tutto questo se poi si continua a sostenere l'oppressore? Sia chiaro, spero che quell'oscar lo vinca, come per No Other Land, ma... non sopporto l'ipocrisia.

Quando ho visto la pubblicazione dell'ultimo saggio di Ilan Pappé ero desiderosa di leggerlo e ringrazio Fazi Editore per avermi omaggiato di una copia digitale. Ma poi, ho provato una sorta di difficoltà nell'iniziarlo. Forse perché con tutto quel che succede nel mondo, con i riflettori sempre più spenti su quel lembo di terra dove in molti credono davvero ci sia una pace (spoiler: non c'è mai stata), provo troppa sfiducia, la mia speranza vacilla, e il pessimismo si fa sempre più forte. E quindi mi sono chiesta: come fai Ilan ad avere questo ottimismo? A riuscire a scorgere una possibile strada verso una Palestina libera? Eppure, come sempre riesce ad analizzare in modo chiaro e semplice - pur nella sua complessità - quello che potrebbe essere il solo valido scenario verso un cambiamento. 

Non vi fermate al titolo, andate oltre. 

Ilan Pappé - che vi ricordo essere uno storico ebreo - sostiene che il Sionismo è destinato a crollare e dopo il 7 Ottobre queste crepe sono sempre più evidenti. La sua, purtroppo, non è una visione ottimistica sul breve periodo: avverte sin da subito, infatti, che si tratta di un percorso forse ancora molto lungo, ma possibile. 

La fine di Israele. Il collasso del sionismo e la pace possibile in Palestina è un saggio diviso in tre parti: nella prima - Il collasso - cerca di analizzare un po' i motivi per cui ritiene che lo Stato di Israele stia arrivando alla sua fine e anche le tante fratture interne ed esterne che possono portare a questo. Nella seconda parte - La strada per il futuro - elenca sette mini-rivoluzioni da applicare in campo morale, economico e politico, per costruire un futuro veramente libero e migliore per tutti gli abitanti della Palestina; e, infine, nella terza e ultima parte, intitolata La Palestina del dopo Israele, anno 2048, prova a immaginare questo mondo futuro, dal punto di vista di un anziano ebreo che è rimasto a vivere in questa nuova Palestina, un unico Stato libero e veramente democratico e decolonizzato.



© una valigia ricca di sogni - marta.sognatrice


Il collasso.

Le fondamenta dell’Israele sionista hanno crepe così grosse che nessuna opera di manutenzione potrà ripararle. Non si tratta di stabilire se l’edificio crollerà, ma quando ciò avverrà.

Dopo un'analisi storica in cui Pappé dimostra quanto i cosiddetti Processi di Pace siano stati in verità un fallimento e una farsa - Israele li ha sempre usati per normalizzare l'occupazione e costruire nuovi insediamenti -, ci indica quali sono le tante crepe che stanno minando le fondamenta dello stato sionista.

  • Il contrasto tra Stato di Giudea - gruppo ideologico religioso e messianico - e lo Stato di Israele - laico e liberale ma pur sempre razzista nei confronti degli arabi -. 
    Coesi contro i Palestinesi, rischiano però di creare una vera e propria frattura interna. 
  • Il sostegno alla causa palestinese da parte del resto del mondo: soprattutto grazie al BDS, il movimento di Boicottaggio - Disinvestimento e Sanzioni che rischia di minacciare la politica e l'economia sioniste. 
  • Lo stesso atteggiamento degli ebrei in altre parti del mondo che non si identificano più con il sionismo. Un esempio è l'organizzazione Jewish Voice for Peace, in prima linea negli Stati Uniti per la questione palestinese.
  • Una forte crisi economica, in una delle nazioni più diseguali del mondo.
  • La consapevolezza che l'IDF non è davvero invincibile: se sono forti dal punto di vista dell'aviazione, sul campo hanno subito sconfitte e ad oggi non sono mai davvero riusciti a sradicare Hamas.
  • La resilienza dei Palestinesi di fronte ai numerosi tentativi di espellerli dalla loro terra e la creazione di un nuovo, possibile, movimento nazionale nato da una nuova generazione più unita di quelle che l'hanno preceduta.



La strada per il futuro.

I giovani attivisti sono motivo di speranza, ed è mia convinzione che sapranno indirizzare il movimento e una futura Palestina nella giusta direzione.

Come giungere alla creazione di un Unico Stato con pari diritti individuali per tutti nella Palestina Storica? 
Pappé cerca di porsi una serie di domande, riflettendo sull'attuazione di sette mini-rivoluzioni.

  1. Costruire una nuova strategia per il movimento nazionale palestinese guidato da una nuova e giovane generazione.

    La caduta di un regime provoca sempre un vuoto e questo porterà a una gara tra chi ne prenderà il posto. A farlo dovrebbe essere un movimento di liberazione palestinese che però, attualmente, è troppo frammentato. Fino ad ora i cosiddetti processi di pace sono sempre falliti perché non si è mai ascoltata la loro voce. Pappé sostiene che la speranza risieda nella giovane generazione palestinese che dovrà creare qualcosa di simile all'OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) o un'organizzazione tutta nuova, che vada a integrare però tutti i Palestinesi (i cittadini di Israele, gli abitanti della Cisgiordania, i Gazawi, ma anche i profughi). 

  2. Attuare una Giustizia transitoria e riparativa sul modello del Sud Africa.

    Una giustizia che si basi su tre principi fondamentali.
    Ammissione: Israele deve ammettere di aver compiuto una serie di ingiustizie ai danni dei Palestinesi (ad esempio smettere di negare la Nakba) e si dovrebbe perseguire legalmente coloro che hanno avuto grandi responsabilità per crimini di guerra e contro l'umanità;
    Responsabilizzazione: il mondo occidentale (in particolar modo Regno Unito e Usa) deve accettare la propria responsabilità nella distruzione della Palestina. Inoltre vanno garantiti il diritto al ritorno, aiuti finanziari e materiali, e risarcimenti alle vittime;
    Accettazione: i Palestinesi saranno poi chiamati ad accettare la presenza di un ampio gruppo ebraico nella Palestina, sulla base, però, di uno status paritario.

  3. Attuare il Diritto al Ritorno.
    Tutti devono tornare in uno Stato basato sull'uguaglianza in una Palestina decolonizzata.

  4. Trovare una soluzione per gli insediamenti ebraici in Cisgiordania.
    Alcuni andrebbero demoliti totalmente, restituendo i terreni ai legittimi proprietari. Altri edifici potrebbero essere trasformati nella loro forma e funzione. Tutto deve basarsi sul ripopolamento, la ridenominazione di vie e luoghi, e indennizzi. 

  5. Riconnettere la Palestina al Mashreq.
    Il Mashreq sono gli stati del Mediterraneo Orientale. Prima della caduta dell'Impero Ottomano, c'era un mosaico di identità diverse che convivevano insieme. Questo è crollato con l'imposizione del modello Stato-Nazione da parte di Gran Bretagna e Francia. La Palestina dovrebbe tornare a essere un ponte tra mondo arabo ed Europa, e questo anche grazie alla ricostruzione di collegamenti fisici - strade, ferrovie, rotte aeree - con i vari stati.

  6. Ridefinire la collettività ebraica nel nuovo Stato.
    Nel resto del mondo si deve cercare di definire il Giudaismo senza farlo dipendere dal Sionismo. All'interno della Palestina si dovrà capire come il nuovo movimento nazionale si rapporterà alla questione dell'identità ebraica. Gli ebrei, in questa nuova Palestina libera, andranno a costituire una comunità tra le altre, così come esistono drusi, cristiani, yazidi, senza alcun tentativo di supremazia, ma tutti con i medesimi diritti. Tutte le varie sfaccettature dei popoli sono legittime. Nessuna deve avere la precedenza sulle altre.

  7. Ridefinire la Politica, soprattutto una nuova Sinistra.
    E il Sud Globale deve assumere una maggiore rilevanza sul palcoscenico internazionale.


La Palestina del Dopo-Israele, anno 2048


Sono riuscito a scarabocchiare qualcosa il 31 dicembre 2049 su un bigliettino che ho condiviso con familiari e amici: possa il prossimo anno essere il primo anno noioso nella storia della Palestina.


Tutti questi concetti, Ilan Pappé poi li rielabora in una sorta di visione di questo nuovo mondo possibile. Un'immagine piena di speranza, nonostante tutto. E adotta il punto di vista di un anziano ebreo (lui stesso?) che annota nel suo diario personale tutta quella serie di mini-rivoluzioni che si sono attuate dal 2027 in poi. Dalla demolizione di palazzi simbolo del Sionismo, al ripristino di nomi di vie precedenti al 1948, da una nuova organizzazione palestinese, alla coesistenza di popoli che fino a quel momento erano nemici, fino al ritorno dei profughi palestinesi nella loro terra. 
E un po' provo a immaginarli tornare con le loro chiavi strette al cuore, in una terra in cui le loro radici affonderanno per sempre...

Ilan Pappé sa che il processo di decolonizzazione non è mai facile, rapido e non violento. Probabilmente ci vorranno anni, e ancora tanto, troppo sangue innocente. Ma, nel profondo del mio cuore, spero davvero che questa sua visione possa diventare realtà. Se la Palestina crolla, tutto il mondo è destinato alla stessa fatale fine. 
Voglio crederci, anche se attualmente ho una sensazione proprio pessimista di questo mondo dove nuove forme di nazi-fascismo causano così tanto dolore e violenza. 

Ho cercato di riassumere un po' questo saggio, ma come sempre vi invito a leggere i suoi scritti. Ilan Pappé ha la capacità di analizzare sempre tutto con estrema lucidità, e in modo molto chiaro e per nulla pesante, rendendo i suoi lavori fruibili davvero a tutti. 

Quella che lui descrive è l'unica strada possibile, per chi ha ancora un po' di senno. E spero tanto che potrà essere attuato.
Non si condannano gli ebrei, né si vuole la loro fine; si vuole solo sperare nella fine di un'ideologia razzista e crudele, che è anche nata proprio nel seno dell'Europa. Quell'Europa realmente antisemita che per togliersi di dosso il problema degli ebrei non voluti, ha donato loro uno Stato, incurante che lì c'era già un popolo. Un popolo che merita di essere ascoltato. Un popolo che merita la sua libertà, la sua terra.


Credo in un futuro in cui chiunque possa vivere liberamente; un futuro dove ebrei e palestinesi collaborino gli uni con gli altri per un avvenire migliore, in una Palestina decolonizzata e libera – e possano ottenere tutto questo. Non sarà facile, ma è possibile.

IL LIBRO

La fine di Israele. Il collasso del sionismo e la pace possibile in Palestina
Ilan Pappé
Casa editrice: Fazi Editore
Traduzione di: Nazzareno Mataldi
Pagine: 288
Prezzo: 18.50€ / E-book: 10.99€
Anno di pubblicazione: 2025
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